Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Sellem bin al-Sheikh Mansur (luogo e data di nascita ignoti – attestato a Malta nel 1605) è stato uno schiavo musulmano processato dall’Inquisizione romana di Malta per pratiche magiche. La sua vicenda documenta rapporti fra cristiani e musulmani nei quali la subordinazione giuridica e la distanza religiosa convivevano con la richiesta di conoscenze terapeutiche e divinatorie.
Il nome con cui è documentato comprende il nome personale Sellem e il patronimico bin al-Sheikh Mansur, ossia «figlio dello shaykh Mansur». Mansur è il nome del padre, preceduto dal titolo shaykh.
Secondo quanto dichiarò agli inquisitori, aveva appreso dal padre, al Cairo, l’astrologia e la geomanzia. A Malta offriva prestazioni curative e di magia amorosa a una clientela socialmente diversificata. Nel 1605 alcuni clienti si presentarono al Sant’Uffizio confessando di aver fatto ricorso ai suoi servizi. Fra gli accusatori figurava l’architetto Vittorio Cassar, che sostenne di aver ricevuto da Sellem insegnamenti di geomanzia e offerte di istruzione nell’evocazione degli spiriti.
Sellem ammise alcune attività, ma ridimensionò le proprie capacità, presentando diversi sortilegi come espedienti per guadagnare denaro. Negò invece di evocare demoni e di possedere libri magici, mantenendo questa posizione anche sotto tortura. Condannato, fu fatto sfilare pubblicamente a Birgu e alla Valletta ed esposto per un’ora alla gogna nella piazza principale di quest’ultima città. Fu poi ricondotto in carcere; la sua sorte successiva rimane ignota.
Bibliografia
- Dionysius A. Agius, Alexander Mallett, Catherine Rider (a cura di), Magic in Malta: Sellem bin al-Sheikh Mansur and the Roman Inquisition, 1605, Brill, Leiden–Boston 2022.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]