Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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La sede inquisitoriale di Perugia fu istituita nel 1551, quando Giulio III nominò il domenicano fra Matteo Lachi da Firenze, allora rettore dell'Università di Perugia, commissario generale del Sant'Uffizio nella città e nell'intera provincia pontificia dell'Umbria. La sua giurisdizione si estendeva su un vasto territorio, comprendente anche Spoleto, Assisi, Camerino e Todi. A Lachi succedette nel 1566 fra Nicola Alessi da Perugia, che nel 1577 assunse il titolo di inquisitore, inaugurando la successione degli inquisitori titolari della sede. Il tribunale, sempre affidato ai domenicani, ebbe inizialmente sede presso il convento di San Domenico.
L'attività inquisitoriale fu particolarmente intensa nella seconda metà del Cinquecento. Tra gli episodi più significativi figurano i rapporti tra Matteo Lachi e Lorenzo Davidico, che predicò a Perugia tra il 1552 e il 1554, e l'attività di Vincenzo Castrucci, inquisitore dal 1585 al 1598 e autore di un trattato di procedura inquisitoriale. Nei secoli successivi il tribunale si occupò soprattutto della repressione delle pratiche magiche e superstiziose, del controllo della religiosità e delle dottrine mistiche sospette, oltre che della vigilanza sull'ortodossia religiosa.
Nel 1685, con l'istituzione della sede inquisitoriale di Spoleto, la giurisdizione del tribunale perugino fu sensibilmente ridotta. Rimasero sotto la sua competenza sei diocesi (Perugia, Camerino, Todi, Assisi, Città di Castello e Città della Pieve), articolate in 64 vicariati. Tra il Seicento e gli inizi del Settecento fu inoltre costruito un apposito Palazzetto dell'Inquisizione, finanziato anche grazie ai contributi del patriziato cittadino, che mantenne stretti rapporti con il Sant'Uffizio.
L'Inquisizione di Perugia attraversò le interruzioni dell'età rivoluzionaria e napoleonica e fu ripristinata durante la Restaurazione pontificia. La fine del dominio temporale della Chiesa e l'annessione di Perugia al Regno di Sardegna nel 1860 segnarono la cessazione del tribunale come istituzione dello Stato pontificio.
L'archivio inquisitoriale andò in gran parte disperso, anche a causa delle distruzioni avvenute durante le Repubbliche romane del 1798-1799 e del 1849. Importanti testimonianze superstiti si conservano presso l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede e l'Archivio di Stato di Perugia, dove si trovano, tra l'altro, gli atti del processo contro Lorenzo Davidico e documenti relativi al procedimento contro il cardinale Giovanni Morone.
Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Perugia
Bibliografia
- Giacomo Alberto Donati, Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, Ordo Praedicatorum e cultura giuridica in età moderna (1542-1730). La Tabula chronologica inquisitorum di Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), Wolters Kluwer-CEDAM, Milano 2021.
- Andrea Errera, Processus in causa fidei. L'evoluzione dei manuali inquisitoriali nei secoli XVI-XVIII e il manuale inedito di un inquisitore perugino, Monduzzi, Bologna 2000.
- Massimo Firpo, Nel labirinto del mondo. Lorenzo Davidico tra santi, eretici, inquisitori, Olschki, Firenze 1992.
- Erminia Irace, Perugia, in DSI, vol. III, pp. 1196-1197.
- Dario Marcatto (a cura di), Il processo inquisitoriale di Lorenzo Davidico (1555-1560). Edizione critica, Olschki, Firenze 1992.
Link
- Scheda sulla sede inquisitoriale di Perugia sul sito Symogih.org
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]