Sede inquisitoriale di Mondovì

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione si stabilì a Mondovì attorno al 1474, affidata ai domenicani. La continuità della sede in questa prima fase resta tuttavia incerta, anche per la sovrapposizione delle competenze inquisitoriali di Mondovì, Torino e Savigliano. Il primo giudice della fede sicuramente attestato risale al 1559: si tratta di fra Cristoforo Galliani da Caramagna. Inizialmente ospitato presso il convento di San Domenico, dal 1573 il tribunale ebbe sede presso quello domenicano di San Giovanni di Carassone.

Dal 1561 al 1566 la diocesi di Mondovì fu retta dal cardinale Michele Ghislieri, futuro Pio V, che si avvalse soprattutto del vicario Girolamo Ferragata. La presenza di Ghislieri diede un notevole impulso alla repressione dell'eterodossia, particolarmente temuta per la vicinanza dei territori valdesi e delle aree alpine interessate dalla diffusione della Riforma protestante. L'attività inquisitoriale incontrò tuttavia le resistenze del duca di Savoia Emanuele Filiberto, intenzionato a tutelare le prerogative della giurisdizione secolare. Sotto Ghislieri e nelle prime fasi dell'episcopato del suo successore Vincenzo Lauro, l'azione repressiva fu diretta principalmente dai vicari vescovili, lasciando in secondo piano gli inquisitori domenicani.

Mondovì acquisì una più stabile organizzazione inquisitoriale con fra Alessandro Longo, nominato nel 1572. Nei decenni successivi il tribunale consolidò la propria presenza nel territorio, pur continuando a incontrare ostacoli da parte delle autorità sabaude, che cercavano di influenzare anche la nomina degli inquisitori. Nel 1619 Paolo V confermò al tribunale una pensione annua di cinque scudi versata dall'Inquisizione di Asti, a testimonianza delle modeste risorse economiche della sede. Un grave contrasto giurisdizionale si verificò nel 1630, quando l'inquisitore Alessandro Travaglio fece arrestare due soldati ducali durante i disordini provocati dall'epidemia di peste.

L'ultimo inquisitore titolare di Mondovì fu fra Tommaso Giacinto Bernardi, nominato nel 1694. La sede perse progressivamente la propria autonomia, trasformandosi in un vicariato dipendente dall'Inquisizione di Torino, pur conservando competenze su numerose località del territorio, tra cui Cuneo, Boves, Carrù, Chiusa di Pesio e Villanova Mondovì. Il vicariato continuò a essere retto da domenicani fino alla soppressione generale dell'Inquisizione in Piemonte, decretata il 28 gennaio 1799.

Documentazione relativa all'attività inquisitoriale si conserva presso l'Archivio storico diocesano di Mondovì e l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Mondovì

Bibliografia

  • Giancarlo Comino, Giuseppe Griseri (a cura di), Una città e il suo vescovo. Mondovì al tempo del card. Michele Ghislieri, Società per gli Studi Storici, Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo, Cuneo 2005.
  • Giacomo Alberto Donati, Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, Ordo Praedicatorum e cultura giuridica in età moderna (1542-1730). La Tabula chronologica inquisitorum di Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), Wolters Kluwer-CEDAM, Milano 2021.
  • Vincenzo Lavenia, L'Inquisizione del duca. I domenicani e il Sant'Uffizio in Piemonte nella prima età moderna, in I Domenicani e l'Inquisizione romana, a cura di Carlo Longo, Istituto Storico Domenicano, Roma 2008, pp. 415-476.
  • Vincenzo Lavenia, Mondovì, in DSI, vol. II, pp. 1065-1066.
  • Maria Franca Mellano, La Controriforma nella diocesi di Mondovì (1560-1602), Stabilimento Grafico Impronta, Torino 1955.
  • Arturo Pascal, Storia della Riforma protestante a Cuneo nel secolo XVI, Tipografia Sociale, Pinerolo 1913.
  • Michael Tavuzzi, Renaissance Inquisitors: Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy, 1474-1527, Brill, Leiden-Boston 2007.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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