Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Un'Inquisizione domenicana specifica per il territorio di Mantova fu istituita alla fine del XV secolo. Il primo inquisitore di cui si ha notizia è fra Ambrogio di Germania, attestato dal 1485. La presenza inquisitoriale nel Mantovano risaliva tuttavia al XIII secolo, mentre una maggiore continuità istituzionale è documentata a partire dai primi decenni del Cinquecento.
Come altrove, il Sant'Uffizio di Mantova fu riorganizzato dopo la Licet ab initio (1542). Con la bolla Ad summum apostolatus del 4 febbraio 1566, Pio V assegnò al tribunale una rendita annua di 100 ducati d'oro sulla mensa vescovile. Nello stesso anno l'Inquisizione fu dotata di un edificio autonomo, costruito su un terreno concesso dai domenicani presso il loro convento.
Particolarmente intensa fu l'attività repressiva negli anni 1567-1570, durante gli inquisitorati di Camillo Campeggi e Benedetto Erba. Il procedimento più significativo fu quello contro Endimio Calandra, già segretario del cardinale Ercole Gonzaga, coinvolto nella repressione degli ambienti eterodossi mantovani. I numerosi processi, le abiure pubbliche e le condanne capitali provocarono forti tensioni con il duca Guglielmo Gonzaga, che tentò invano di limitare l'autonomia del Sant'Uffizio. Un altro grave conflitto giurisdizionale si verificò nel 1666, quando l'inquisitore fu espulso dal territorio ducale.
Nel 1707 il ducato di Mantova passò sotto il controllo austriaco. Questo comportò una progressiva restrizione delle prerogative degli inquisitori, sottoposti all'autorità statale e obbligati a ottenere il placet governativo. Nel 1769 il tribunale perse ogni competenza sulla censura dei libri, trasferita alla Giunta Delegata agli affari ecclesiastici, e la sua attività giudiziaria risultò ormai fortemente ridimensionata.
La soppressione fu decretata dal governo austriaco nell'aprile 1782 ed eseguita il 4 maggio successivo. Il 19 settembre dello stesso anno l'archivio inquisitoriale fu distrutto per ordine delle autorità statali. La perdita di gran parte della documentazione processuale rende particolarmente importanti i materiali superstiti conservati presso l'Archivio di Stato di Mantova e l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Mantova
Bibliografia
- Giuliano Annibaletti, L'abolizione dell'Inquisizione mantovana e la distruzione del suo archivio (1782), in «Acme. Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano», 48, 2, 1995, pp. 195-200.
- Alessio Berzaghi, Per ben adempiere al proprio dovere. La sede mantovana del Sant'Uffizio tra XVI e XVIII secolo, tesi di dottorato, Università degli Studi di Verona, 2013.
- Andrea Del Col, Mantova, in DSI, vol. II, pp. 974-975.
- Sergio Pagano, Il processo di Endimio Calandra e l'Inquisizione a Mantova nel 1567-1568, Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1991.
- Michael Tavuzzi, Renaissance Inquisitors: Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy, 1474-1527, Brill, Leiden-Boston 2007.
Link
- Scheda sulla sede inquisitoriale di Mantova sul sito Symogih.org
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]