Sede inquisitoriale di Malta

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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L'Inquisizione romana si impiantò stabilmente a Malta nel 1561, sebbene già nel 1557-1558 sia attestata la presenza di un commissario del Sant'Uffizio, Angelo Zampa. L'istituzione del tribunale, disposta da Pio IV il 21 ottobre 1561, rispondeva soprattutto alla diffusione delle dottrine protestanti nell'isola, governata dal 1530 dall'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Gli aderenti alla cosiddetta Confraternita dei Buoni Cristiani leggevano opere di Erasmo, Lutero e Melantone, oltre a traduzioni della Bibbia, e furono tra i primi perseguiti. Inizialmente le funzioni inquisitoriali furono esercitate dal vescovo Domenico Cubelles, al quale succedette Martín de Rojas.

Una svolta decisiva si verificò nel 1574, quando Gregorio XIII inviò a Malta Pietro Dusina in qualità di visitatore apostolico e inquisitore, sottraendo sostanzialmente il tribunale al controllo episcopale. Da allora l'ufficio fu affidato a prelati nominati direttamente da Roma, che risiedevano nel palazzo inquisitoriale di Vittoriosa (Birgu). Non mancarono frequenti contrasti giurisdizionali con i gran maestri dell'Ordine di Malta e con i vescovi, soprattutto in relazione ai privilegi e alle immunità degli ufficiali e dei familiari del Sant'Uffizio.

Progressivamente ridimensionata la minaccia protestante, l'attività inquisitoriale si concentrò sul controllo dei comportamenti religiosi e morali, sulla repressione della bestemmia, dell'apostasia, della bigamia, della magia e della stregoneria, nonché sulla vigilanza sui libri proibiti e, nel Settecento, sulla massoneria. La particolare posizione dell'arcipelago nel Mediterraneo conferì inoltre notevole importanza ai procedimenti relativi alle conversioni all'islam, agli schiavi, ai rinnegati e agli stranieri appartenenti a confessioni non cattoliche. L'attività del tribunale rifletteva così la complessità religiosa e sociale di un territorio situato alla frontiera tra il mondo cristiano e quello musulmano.

Gli inquisitori di Malta ebbero la particolarità di non appartenere a ordini religiosi. Erano prevalentemente prelati secolari, spesso provenienti da importanti famiglie italiane, per i quali l'incarico rappresentava una tappa iniziale di una brillante carriera ecclesiastica. Molti divennero successivamente nunzi, vescovi, cardinali o membri delle Congregazioni romane. Due di loro furono eletti papi: [[[Alessandro VII|Fabio Chigi]], inquisitore dal 1634 al 1639, e Antonio Pignatelli, in carica dal 1646 al 1649. L'inquisitore maltese esercitava inoltre le funzioni di delegato apostolico e di rappresentante diplomatico pontificio, mantenendo rapporti diretti con la Segreteria di Stato e con diverse Congregazioni romane.

A differenza di numerose sedi italiane, l'Inquisizione di Malta conservò una notevole vitalità nel Settecento. Tra il 1744 e il 1798 furono registrate 3.049 denunce, con una media di oltre 55 all'anno, nonostante i tentativi dei gran maestri di ridimensionare l'autonomia del tribunale. L'ultimo inquisitore fu Giulio Carpegna (1793-1798), richiamato a Roma il 21 marzo 1798 dal ministro degli Affari Esteri della Repubblica Romana. Carpegna lasciò l'isola il 26 maggio, poco prima dell'occupazione francese, ponendo fine all'attività del tribunale.

L'archivio dell'Inquisizione maltese, fortunosamente sopravvissuto ai rivolgimenti del 1798-1800, costituisce uno dei complessi documentari inquisitoriali più importanti dell'età moderna. Conservato presso i Cathedral Archives of Malta a Mdina, comprende numerosi registri processuali, carteggi, memorie e documentazione amministrativa, fondamentali per la ricostruzione della storia religiosa, politica e sociale dell'arcipelago.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Malta

Bibliografia

  • Alexander Bonnici, L'Inquisizione di Malta 1561-1798, in «Melita Historica», 5, 1, 1968, pp. 3-31.
  • Anne Brogini, Malte, frontière de chrétienté (1530-1670), École française de Rome, Roma 2005.
  • Carmel Cassar, Witchcraft, Sorcery and the Inquisition. A Study of Cultural Values in Early Modern Malta, Mireva Publications, Msida 1996.
  • Carmel Cassar, The Enemy Within: The Roman Inquisition and the Control of Protestant Practices in Malta, 1561-1575, in Ecclesiastical Archives in Malta: Crossroads of Cultures and Religion, 1968-2018, a cura di Stanley Fiorini e William Zammit, Cathedral Archives, Mdina 2018, pp. 171-195.
  • Frans Ciappara, The Roman Inquisition in Enlightened Malta, Pubblikazzjonijiet Indipendenza, Pietà 2000.
  • Frans Ciappara, Society and the Inquisition in Early Modern Malta, Publishers Enterprises Group, San Ġwann 2001.
  • Frans Ciappara, Disciplining Diversity: The Roman Inquisition and Social Control in Malta, 1743-98, in «Studies in Church History», 43, 2007, pp. 354-365.
  • Frans Ciappara, Malta, in DSI, vol. II, pp. 969-972.
  • Andrew P. Vella, La missione di Pietro Dusina a Malta nel 1574, in «Melita Historica», 5, 2, 1969, pp. 165-184.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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