Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Como fu sede stabile di un inquisitore domenicano sin dal XIII secolo. Il tribunale aveva sede presso il convento di San Giovanni Pedemonte, fondato nel 1233-1234. L'attività inquisitoriale fu subito intensa, data la forte penetrazione del catarismo e di altre correnti ereticali nel territorio comasco. Nel 1252 si verificò il celebre episodio dell'uccisione dell'inquisitore Pietro da Verona (San Pietro Martire), assassinato il 6 aprile mentre viaggiava da Como a Milano. La sua morte, conseguenza delle tensioni politico-religiose che attraversavano la Lombardia, contribuì a rafforzare il prestigio e l'autorità dell'Ordine domenicano.
Nel XIV e XV secolo la giurisdizione inquisitoriale su Como conobbe assetti mutevoli, intrecciandosi con quella degli inquisitori di Vercelli. L'attività repressiva rimase comunque intensa, soprattutto nei confronti delle pratiche magiche e della stregoneria. Già nel Quattrocento sono documentati numerosi procedimenti nelle valli alpine della diocesi, che comprendeva anche territori dell'attuale Canton Ticino e della Valtellina. Le persecuzioni raggiunsero particolare intensità negli anni ottanta del XV secolo, suscitando talvolta le proteste delle autorità locali per gli abusi commessi dagli inquisitori.
Un inquisitore specificamente delegato per Como è nuovamente attestato con continuità dal 1505, nella persona di Bernardo Rategno, autore di importanti scritti sulla stregoneria e sulle procedure inquisitoriali. Nei primi decenni del Cinquecento il tribunale comasco si distinse per la particolare durezza della repressione contro streghe e stregoni. Le persecuzioni coinvolsero numerose località alpine, soprattutto in Valtellina, e provocarono molte condanne capitali.
Tra gli inquisitori più attivi figurò Modesto Scrofeo, in carica negli anni venti del Cinquecento, che nel 1523 condusse una violenta campagna contro la stregoneria a Sondrio e nel territorio circostante. Forte delle facoltà conferitegli da Adriano VI, Scrofeo istruì decine di procedimenti, conclusi in diversi casi con la condanna al rogo degli imputati. Gli eccessi della repressione provocarono tuttavia l'opposizione delle comunità locali e delle autorità grigionesi, che cercarono di limitare l'autonomia degli inquisitori.
Dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, il tribunale fu progressivamente inserito nel sistema dell'Inquisizione romana. Tra gli inquisitori di questa fase figurò anche Michele Ghislieri, futuro Pio V, attivo a Como nel 1550-1551. Nella seconda metà del Cinquecento, accanto alla repressione delle dottrine protestanti, proseguì l'attività contro la magia e la stregoneria, ma l'orientamento della Congregazione romana divenne progressivamente più prudente nei confronti delle accuse di commercio con il demonio. Particolarmente significativa fu l'attività dell'inquisitore Stefano Guaraldi, che nel 1579-1580 condusse alcuni procedimenti contro donne accusate di stregoneria senza ricorrere a condanne capitali.
Nel corso del Seicento il tribunale incontrò crescenti difficoltà nell'esercizio della propria giurisdizione, soprattutto nei territori alpini sottoposti alle autorità svizzere e grigionesi, dove la repressione della stregoneria continuò spesso per iniziativa dei tribunali secolari. Nella seconda metà del Settecento l'Inquisizione di Como era ormai quasi inattiva.
Il tribunale cessò formalmente di esistere nel 1782, in seguito ai provvedimenti soppressivi dell'imperatore Giuseppe II. Il convento domenicano di San Giovanni Pedemonte, che ne aveva ospitato la sede per secoli, fu soppresso nel 1810 e distrutto nel 1814, durante le ultime vicende dell'età napoleonica. La distruzione comportò la dispersione di gran parte dell'archivio inquisitoriale. Documentazione superstite si conserva tuttavia in diversi fondi archivistici italiani ed esteri, compreso l'Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Como
Bibliografia
- Matteo Duni, Un manuale inedito per cacciatori di streghe: il Formularium pro exequendo Inquisitionis officio di Modesto Scrofeo (c. 1523), in «Archivio Storico Italiano», 171, 2013, pp. 339-358.
- Valerio Giorgetta, Paolo Portone, Montagne stregate. La lunga caccia alle streghe nell'antica diocesi di Como (XV-XVIII secolo), WriteUp Books, Roma 2024.
- Giulia Lovison, La legge e il rogo. Fra' Modesto Scrofeo e la caccia alle streghe di Sondrio (1523), Carocci, Roma 2025.
- Lorenzo Marazzi, I domenicani a Como e i loro conventi, in «Periodico della Società Storica Comense», 47, 1980, pp. 117-156.
- Paolo Portone, Cinque processi di stregoneria nella diocesi di Como (1579-1580), in «Studi e fonti di storia lombarda. Quaderni milanesi», n.s., 6, 11, 1986, pp. 27-60.
- Paolo Portone, Una relazione inedita del 1706 sul convento domenicano di San Giovanni Pedemonte, in Como e Aquileia. Per una storia della società comasca (612-1751), Società Storica Comense, Como 1991, pp. 227-238.
- Paolo Portone, Notizie sullo stato del convento di San Giovanni Pedemonte nel XVII secolo in un documento vaticano, in «Periodico della Società Storica Comense», 55, 1993, pp. 287-300.
- Paolo Portone, Alcuni documenti inediti del Sant'Uffizio sulla caccia alle streghe nell'antica diocesi di Como durante il XVII secolo, in Streghe, diavoli e sibille, Nodo Libri, Como 2003, pp. 75-87.
- Paolo Portone, Como, in DSI, vol. I, pp. 355-357.
- Michael Tavuzzi, Renaissance Inquisitors: Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy, 1474-1527, Brill, Leiden-Boston 2007.
Link
- Scheda sulla sede inquisitoriale di Como sul sito Symogih.org
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]