Sede inquisitoriale di Ceneda

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ceneda, già sottoposta alla giurisdizione dell'inquisitore della Marca Trevigiana, residente prevalentemente a Venezia, divenne sede autonoma del Sant'Uffizio nel 1561. Il primo inquisitore fu il domenicano fra Marco Bassani da Verona (1561-1565 ca.). I primi quattro inquisitori furono due domenicani e due francescani; a partire dal 1584, con la nomina di fra Bonaventura Manento da Gabbiano, la sede rimase stabilmente affidata ai frati minori conventuali.

Nel Cinquecento l'attività inquisitoriale fu rivolta soprattutto alla repressione delle dottrine protestanti e dell'anabattismo, che avevano trovato diffusione nel territorio della diocesi, in particolare a Conegliano, Oderzo, Serravalle e Portobuffolè. Tra i procedimenti più significativi si ricorda quello contro Vincenzo Bertoldo, accusato di possedere e leggere libri proibiti, condotto tra il 1569 e il 1570 dall'inquisitore fra Daniele Sbarrato con la partecipazione del vescovo Michele della Torre. Bertoldo morì durante la detenzione nel castello vescovile di Ceneda, l'11 maggio 1570. Nei decenni successivi il tribunale si occupò anche della repressione delle pratiche magiche e superstiziose.

Come nelle altre città del Dominio veneziano, l'attività degli inquisitori era soggetta alla vigilanza delle autorità della Repubblica, mentre il vescovo conservava proprie competenze giudiziarie in materia di fede. La documentazione inquisitoriale superstite, conservata solo parzialmente, permette di ricostruire alcuni aspetti dell'attività del tribunale e della circolazione delle idee religiose eterodosse nel territorio cenedese.

Il tribunale, ormai scarsamente attivo negli ultimi decenni del Settecento, cessò di fatto di esistere con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 e fu formalmente abolito in epoca napoleonica.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Ceneda

Bibliografia

  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006.
  • Andrea Del Col, Un territorio sotto l'Inquisizione. Conegliano e la diocesi di Ceneda nel Cinquecento, in Un Cinquecento inquieto. Da Cima da Conegliano al rogo di Riccardo Perucolo, a cura di Giandomenico Romanelli e Giorgio Fossaluzza, Marsilio, Venezia 2014, pp. 49-63.
  • Andrea Del Col, La morte dell'inquisito nel castello di Ceneda, 11 maggio 1570, in «Archivio Storico Cenedese», 1, 2015, pp. 48-85.
  • Herman H. Schwedt, Inquisitori italiani. I Francescani Conventuali (secoli XVI-XIX), Centro Studi Antoniani, Padova 2026.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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