Sede inquisitoriale di Casale Monferrato

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il primo inquisitore residente di Casale Monferrato, sede che fu sempre di competenza dei frati domenicani, risulta essere stato fra Pietro da Milano, attestato a partire dal 1489. La presenza inquisitoriale si inseriva nel quadro del consolidamento dell'Ordine dei Predicatori nella città, divenuta capitale del Marchesato del Monferrato. Un ruolo importante ebbe il convento di San Domenico, fondato per iniziativa del marchese Guglielmo VIII Paleologo nel 1469, al quale era annessa la chiesa la cui costruzione ebbe inizio nel 1472. La continuità dell'ufficio è documentata, nei primi decenni del Cinquecento, dall'attività di fra Angelo Rizzardi da Savigliano (1505-1509) e fra Sebastiano Pastorelli da Taggia (dal 1510).

Dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio con la bolla Licet ab initio del 1542, il tribunale di Casale fu progressivamente inserito nel sistema dell'Inquisizione romana, pur conservando la propria tradizione domenicana. Nel 1545 fu nominato inquisitore fra Vincenzo da Gozzano, che rimase in carica fino al 1561. A lui succedettero numerosi inquisitori appartenenti all'Ordine dei Predicatori, incaricati della repressione dell'eresia e della vigilanza sull'ortodossia religiosa nel territorio monferrino. La loro attività si svolgeva in rapporto con la Congregazione romana e con le autorità ecclesiastiche e politiche locali, all'interno di un quadro giurisdizionale non privo di tensioni.

Un episodio significativo si verificò nel 1628, durante il mandato di fra Giacomo Figini da Milano (1625-1630). In seguito a un provvedimento della Congregazione del Sant'Uffizio che vietava agli inquisitori di accettare raccomandazioni in favore degli imputati, Figini segnalò a Roma le difficoltà incontrate nell'esercizio del proprio ufficio. La vicenda, studiata da Albrecht Burkardt, mette in luce i condizionamenti esercitati dalle autorità secolari sull'attività del tribunale, le difficoltà relative alla disponibilità di uomini armati e i contrasti interni al convento domenicano. Il caso casalese costituisce pertanto un esempio delle tensioni tra la pretesa di autonomia giurisdizionale del Sant'Uffizio e gli equilibri politici e sociali degli Stati italiani d'antico regime.

Nel corso del XVII secolo il tribunale mantenne la propria organizzazione, nonostante le vicende politico-militari che interessarono ripetutamente Casale e il Monferrato. Il passaggio del territorio dalla dominazione gonzaghesca a quella sabauda, avviato nel 1708 e confermato nel 1713, modificò ulteriormente il contesto politico nel quale operava l'Inquisizione.

L'ultimo inquisitore titolare della sede di Casale fu fra Raimondo Fulminissi da Rotella, già inquisitore di Vicenza e Brescia, che governò il tribunale dal 1706 fino alla morte, avvenuta nel 1713. Dopo di lui la sede non ebbe più inquisitori titolari e fu retta esclusivamente da vicari generali. Il primo fu fra Angelo Maria Plumato (1713-1726), seguito da fra Bonifacio Fassati (1726-1727) e fra Domenico Ludovico Marchi da Casale (dal 1727). Nel corso del Settecento sono inoltre documentati fra Crisostomo Chiesa e fra Guglielmo Testa, quest'ultimo attestato nel 1793. Il ricorso a vicari generali, anziché a inquisitori titolari, caratterizzò quindi l'ultima fase della storia istituzionale del tribunale casalese.

L'Inquisizione di Casale seguì infine le sorti degli altri tribunali piemontesi e fu soppressa nel 1799, nel contesto delle trasformazioni istituzionali introdotte durante l'occupazione francese e dal governo provvisorio piemontese.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Casale Monferrato

Fonti e bibliografia

  • Luigi Madaro, Gli Inquisitori in Alessandria, Asti, Casale e Tortona fino al secolo XVIII (dalla Tabula Inquisitorum Italiae del Muzio), in «Rivista di storia, arte, archeologia per la Provincia di Alessandria», s. III, 35, 1926, pp. 15-47.
  • Albrecht Burkardt, L'Inquisition et les autorités locales: Casale Monferrato en 1628, in Inquisition et pouvoir, a cura di Gabriel Audisio, Publications de l'Université de Provence, Aix-en-Provence 2004, pp. 89-117.
  • Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006.
  • Michael Tavuzzi, Renaissance Inquisitors: Dominican Inquisitors and Inquisitorial Districts in Northern Italy, 1474-1527, Brill, Leiden-Boston 2007.
  • Vincenzo Lavenia, L'Inquisizione del duca. I domenicani e il Sant'Uffizio in Piemonte nella prima età moderna, in I Domenicani e l'Inquisizione romana, a cura di Carlo Longo, Istituto Storico Domenicano, Roma 2008, pp. 415-476.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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