Sede inquisitoriale di Annecy (Savoia)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il tentativo di insediare una sede stabile dell’Inquisizione romana ad Annecy, con competenza sulla Savoia oltralpina, fu perseguito negli anni sessanta del XVI secolo, nel quadro della riorganizzazione della repressione dell’eresia negli Stati sabaudi. Nel 1566 Pio V nominò il domenicano Francesco Papardo inquisitore di Savoia. Il progetto incontrò tuttavia forti resistenze: il duca Emanuele Filiberto, pur dichiarandosi favorevole alla difesa della religione cattolica, non intendeva consentire l’esercizio di una giurisdizione inquisitoriale sottratta al controllo delle autorità locali.

Papardo conservò nominalmente l’incarico fino alla morte, avvenuta nel 1592, senza riuscire a esercitarlo effettivamente. Le difficoltà non dipendevano soltanto dall’atteggiamento del governo ducale, ma anche dall’opposizione dei vescovi e delle magistrature secolari savoiarde, che difendevano le proprie competenze e richiamavano le tradizioni gallicane della regione. La situazione della Savoia si distingueva pertanto da quella dei territori piemontesi, dove il Sant’Uffizio riuscì, pur attraverso conflitti e compromessi, a consolidare una rete di tribunali.

I successivi tentativi di rendere operante l’ufficio non modificarono sostanzialmente questo assetto. Anche Pietro de Bollo, priore del convento domenicano di Chambéry, e Bernardino Chapert incontrarono ostacoli all’esercizio della giurisdizione; quest’ultimo rinunciò all’incarico intorno al 1618. Per Annecy è dunque più appropriato parlare di una sede prevista e di una successione di nomine rimaste prive di effettiva attuazione, anziché di un tribunale stabilmente funzionante. Tale fallimento non implicò l’assenza di controllo religioso, esercitato attraverso altre autorità ecclesiastiche e civili.

Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Annecy

Bibliografia

  • Achille Erba, La Chiesa sabauda tra Cinque e Seicento. Ortodossia tridentina, gallicanesimo savoiardo e assolutismo ducale (1580–1630), Herder, Roma 1979.
  • Lucia Felici, Tra Stato e Chiesa: la repressione dell’eresia in Piemonte durante l’occupazione francese (1539–1559), in I tribunali della fede: continuità e discontinuità dal medioevo all’età moderna, a cura di Susanna Peyronel Rambaldi, Claudiana, Torino 2007, pp. 163–196, in particolare pp. 182–183.
  • Vincenzo Lavenia, Torino, in DSI, vol. III, 2010, p. 1588.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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