Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Il tribunale inquisitoriale di Alessandria, affidato per tutta la sua storia ai frati domenicani, esisteva probabilmente già nel XIII secolo, nel quadro dell'organizzazione dell'Inquisizione medievale nell'Italia settentrionale. La prima attestazione certa di un inquisitore alessandrino risale tuttavia al 1309, quando risulta attivo fra Bencio da Alessandria. Nel corso del Trecento e del Quattrocento si consolidò progressivamente una sede inquisitoriale stabile, ubicata presso il convento domenicano di San Marco. La giurisdizione del tribunale si estendeva non soltanto alla diocesi di Alessandria, ma anche a quella di Acqui, che rimase sempre sottoposta alla sua competenza.
Dopo l'istituzione della Congregazione del Sant'Uffizio nel 1542, il tribunale fu inserito nel sistema centralizzato dell'Inquisizione romana, pur mantenendo la propria organizzazione domenicana. Tra gli inquisitori attivi nel Cinquecento figurano fra Giovanni Michele Castellani (1546-1563), fra Vincenzo Pecora (1563-1572) e fra Giovan Battista Porcelli (1572-1589). L'attività del tribunale si svolgeva in collaborazione con le autorità episcopali, alle quali spettavano competenze concorrenti in materia di fede. Sono documentati, tra l'altro, alcuni procedimenti celebrati nel 1580 da Porcelli insieme ai vescovi di Alessandria e di Acqui, relativi principalmente ad accuse di stregoneria, maleficio ed eresia.
La documentazione superstite testimonia la varietà delle materie sottoposte alla giurisdizione inquisitoriale: dalla repressione delle dottrine eterodosse alla persecuzione delle pratiche magiche e superstiziose, fino alle accuse di negromanzia, evocazione diabolica e abuso dei sacramenti. Particolarmente interessante è il caso di Ambrogio Gaia, processato nel 1595-1596 dall'inquisitore fra Marco Antonio Reposi con l'accusa di stregoneria e patto con il demonio. Il procedimento, caratterizzato anche dal ricorso alla tortura, si concluse con la liberazione dell'imputato dietro cauzione. Per la diocesi di Acqui si conserva inoltre una documentazione relativamente consistente, comprendente procedimenti svolti tra la fine del Cinquecento e il Settecento, che permette di ricostruire le pratiche giudiziarie e i rapporti tra inquisitori e autorità episcopali.
Una svolta decisiva nella storia del tribunale si verificò nel 1709, quando il duca Vittorio Amedeo II di Savoia dispose l'espulsione dell'inquisitore fra Vincenzo Morello da Albenga, in carica dal 1692. Da allora la sede alessandrina non ebbe più inquisitori titolari e fu retta esclusivamente da vicari generali. Il primo fu fra Antonio Maria Trotti (1709-1711), al quale succedette Domenico Francesco Muzio (1711-1730). Quest'ultimo, pur esercitando funzioni prevalentemente amministrative, rappresenta una figura di particolare interesse per la storia dell'Inquisizione romana. A lui si deve infatti la compilazione della Tabula chronologica inquisitorum Italiae et insularum adiacentium ex Ordine Praedicatorum, conservata manoscritta presso la Biblioteca Civica di Alessandria (ms. 67). Il repertorio, fondato su un'ampia ricognizione documentaria e bibliografica, raccoglie notizie sulle carriere degli inquisitori domenicani operanti nella penisola italiana e nei territori limitrofi dal Medioevo all'età moderna, costituendo una fonte di primaria importanza per la ricostruzione della loro prosopografia. L'opera è stata recentemente oggetto di un'edizione critica a cura di Giacomo Alberto Donati.
Dopo la morte di Muzio, avvenuta nel 1730, il governo della sede continuò a essere affidato a vicari generali, tra i quali fra Giuseppe Maria Notaris, fra Giacomo Francesco Ferrari da Solero e fra Giovanni Antonio Buisson da Milano, ancora attestato nel 1795. La progressiva subordinazione dell'attività inquisitoriale alle autorità sabaude ridusse gli spazi di autonomia del tribunale, senza determinarne tuttavia l'immediata cessazione. Ancora nel 1752 è documentato un procedimento condotto dal vescovo di Alessandria Alfonso Miroglio con la collaborazione del vicario inquisitoriale contro alcuni uomini accusati di magia, negromanzia ed evocazioni diaboliche.
Quel che restava del tribunale inquisitoriale di Alessandria fu definitivamente abolito con decreto del governo provvisorio piemontese del 28 gennaio 1799. L'archivio del Sant'Uffizio, conservato presso il convento di San Marco, fu allora posto sotto sigillo. Esso risultava ancora esistente nell'autunno del 1802, ma il 21 dicembre dello stesso anno, in occasione delle operazioni di inventariazione dei beni conventuali, se ne constatò la scomparsa. Non sono note le circostanze della dispersione. La perdita dell'archivio rende particolarmente importanti, per la ricostruzione della storia del tribunale, il repertorio di Muzio e i nuclei documentari conservati negli archivi ecclesiastici e statali, oltre che presso l'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Vedi anche: Lista degli Inquisitori di Alessandria
Fonti
- Domenico Francesco Muzio, Tabula chronologica inquisitorum Italiae et insularum adiacentium ex Ordine Praedicatorum, Biblioteca Civica di Alessandria, ms. 67.
Bibliografia
- Luigi Madaro, Gli Inquisitori in Alessandria, Asti, Casale e Tortona fino al secolo XVIII (dalla Tabula Inquisitorum Italiae del Muzio), in «Rivista di storia, arte, archeologia per la Provincia di Alessandria», s. III, 35, 1926, pp. 15-47.
- Gian Maria Panizza, Abominevoli esperimenti in luoghi secreti. Magia e sortilegi popolari ad Alessandria a metà Settecento, in «Rassegna economica della Provincia di Alessandria», 42, 1989, pp. 33-40.
- Gian Maria Panizza, «Da alcuni tenuta donna da bene, et da alcuni tenuta una strega»: i procedimenti contro gli accusati di stregoneria negli atti del Foro ecclesiastico conservati presso l'Archivio Diocesano di Acqui (1585-1727), in «Rivista di storia, arte, archeologia per le Province di Alessandria e Asti», 103, 1994, pp. 155-192.
- Paola Piana Toniolo, Le streghe di Denice, Cagna e Torre Uzzone, in «Rivista di storia, arte, archeologia per le Province di Alessandria e Asti», 109, 2000, pp. 163-193.
- Paola Piana Toniolo, Echi della riforma in diocesi di Acqui, in «Rivista di storia, arte, archeologia per le Province di Alessandria e Asti», 115, 2006, pp. 385-426.
- Vincenzo Lavenia, L'Inquisizione del duca. I domenicani e il Sant'Uffizio in Piemonte nella prima età moderna, in I Domenicani e l'Inquisizione romana, a cura di Carlo Longo, Istituto Storico Domenicano, Roma 2008, pp. 415-476.
- Gian Maria Panizza, Ricerche sull'archivio dell'Inquisizione di Alessandria e la documentazione inquisitoriale relativa alla provincia alessandrina; l'inventario del fondo Roman Inquisition del Trinity College di Dublino, in Le carte del diritto e della fede. Atti del convegno di studi, Alessandria, 16-17 giugno 2006, a cura di Elisa Mongiano e Gian Maria Panizza, Società di storia, arte e archeologia - Accademia degli Immobili, Alessandria 2008, pp. 117-163.
- Gian Maria Panizza, Alessandria, in DSI, vol. I, pp. 35-36.
- Giacomo Alberto Donati, Un illustre inconnu: la vita, le opere e i giorni di fra' Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), inquisitore alessandrino, e le sue Memorie storiche del convento di San Marco di Alessandria (1717), in «Rivista di storia, arte, archeologia per le Province di Alessandria e Asti», 128, 2019, pp. 73-130.
- Giacomo Alberto Donati, Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, Ordo Praedicatorum e cultura giuridica in età moderna (1542-1730). La Tabula chronologica inquisitorum di Domenico Francesco Muzio O.P. (†1730), Wolters Kluwer-CEDAM, Milano 2021.
Link
- Scheda sulla sede inquisitoriale di Alessandria sul sito Symogih.org
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]