Roberto il Bulgaro (Robert Le Bourgre)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Robert Le Bourgre (nomen ad seculum Robert Lepetit, data di nascita e morte sono ignote), frate domenicano e inquisitore papale, si distinse per la peculiarità disumana nel condurre gli interrogatori nei confronti dei sospettati di eresia e nell’applicazione di metodi poco ortodossi per estorcerne le confessioni. La sua azione fu caratterizzata da estrema efferatezza e da una barbarie inaudita, che imperversarono espressamente in Borgogna, una regione storica della Francia Centro-orientale e la Champagne una delle più antiche provincie francesi, tra il secondo e il terzo decennio del XIII secolo. La svolta dell’inquisizione francese si ebbe nel biennio 1232-1234, quando papa Gregorio IX iniziò ad emanare diverse bolle, tra cui la Vox in Rama (giugno 1233) e la Ille humani generis (8 febbraio 1232), con le quali assegnò ufficialmente all’Ordine dei domenicani (frati predicatori) la persecuzione degli eretici e la repressione delle dottrine diverse da quella ufficiale, attivando, in pratica, il tribunale dell’inquisizione monastica. Né furono incaricati inizialmente il priore dei domenicani del convento a Besancon, uno dei primi insediamenti dell’ordine nella regione, e i padri Gualtiero e Roberto. Lo stesso pontefice nell’aprile del 1233, sollevando le diocesi dalle controversie che si erano inaspettatamente scatenate nella regione, annunciava ai vescovi di Francia la decisione di eleggere i predicatori come inquirenti e istruttori per i casi di eresia. Benché gli inquisitori dovessero adempiere alle loro mansioni e attuare le loro strategie nei punti di origine e diffusione dei focolai di eresia Robert non si limitò ad adempiere all’incarico conferito ma perseguitò senza confini i nemici dell’ortodossia. L’apostolato così inizialmente delimitato territorialmente a un’area specifica fu esteso all’intiero stato francese. Cosicché, ancora Gregorio IX, il 21 agosto 1235 elevava alla carica di inquisitore generale di Francia proprio Robert Le Bourgre, confidando sul fatto che visse e conobbe a lungo tra i catari bulgari, venendo a contatto con i precetti di purezza, povertà e rifiuto dei sacramenti della Chiesa. Nella Francia del XIII secolo era nell’aria una situazione mutevole e volubile determinata dalla rivalità tra Raimondo VII di Tolosa, conte di Tolosa che capeggiò la resistenza occitana destinata (poi destinata a fallire) e il Trattato di Parigi del 1229 firmato da Luigi IX Il Santo che sancì la deferenza delle direttive conferite dal Terzo Concilio Lateranense organizzato da Alessandro III e il Concilio di Verona del 1184, tenutosi alla presenza di Papa Lucio III e dell’imperatore Federico Barbarossa, che fu un sinodo fondamentale per la repressione delle eresie medievali e imponevano all’autorità pubblica laicale di essere a disposizione dei religiosi incaricati di indagare e procedere contro gli eretici. Robert doveva agire all’unisono con vescovi e religiosi ma spesso operò in totale dissonanza da loro assumendo atteggiamenti impopolari e discutibili. A volte i persecutori diventavano i perseguitati e non di rado chi indagava subiva un processo a sua volta. La sua severità fu ritenuta esagerata e la sua inflessibilità fu considerata troppo marcata - si ritiene abbia arso vivi oltre duecento eretici - finanche dalle autorità ecclesiastiche preposte al controllo dei tribunali ecclesiastici, a causa del malcontento e delle rimostranze dei vescovi francesi (in particolare di Reims e di Sens) stupiti dai metodi basati su così tanta forza bruta, che richiesero proficuamente a Gregorio IX di rimuoverlo dalla sua carica nel 1239. Il carattere crudele, le accuse e i roghi accesi, senza l’istituzione di un processo nei confronti degli imputati, avanzando insinuazioni, falsità e imposture, suscitarono un’inchiesta papale, formale e diretta, su mandato del pontefice, che portò alla destituzione di Robert La Bourgre, poi condannato e confinato all’isolamento a vita. Robert fu autore di una vera e propria campagna di terrore, con pene capitali di massa, supplizi, esecuzioni sommarie, soprusi, imputazioni infondate, addebiti pretestuosi che provocarono aspre reazioni e accesi dibattiti in seno alla Chiesa stessa, mettendo in dubbio le pratiche istruttorie originariamente per combattere l’eresia (pravità eretica), degenerate quando l’azione attiva e segreta dell’inquisitore superava i limiti della legalità, trasformando l’indagine in terrore e imponendosi con forza o violenza. Gregorio IX però non tardò a ricordare a Robert di agire solo in presenza di indizi concreti su base indiziaria solida e se supportato da elementi probanti utilizzando precauzione, attenzione e oculatezza che non coinvolgessero estranei ai fatti al cospetto di perseguire i rei. L’appellativo de “il Bulgaro” sembra provenire dal fanatismo giovanile di Robert, ammaliato dapprima dalla vita ascetica fondata sul dualismo tra bene (spirito) e male (materia) dei catari, si convertì in seguito al cattolicesimo e si accanì ferocemente contro i suoi stessi iniziatori. Robert è il personaggio esortativo, che ribalta l’ordine delle cose e palesa indubbiamente quanto l’autorità della Chiesa, strutturata, illimitata e sconfinata, possa abbandonarsi alla spietatezza per eliminare i nemici dell’ortodossia, senza operare con diligenza invece di precipitare nell’illegalità.

Bibliografia

  • Jules Frederichs, Robert le Bougre: premier inquisitor général en France (première moitié du XIIIe siècle), Librairie Clemm (H. Engelcke successeur), Gand 1882.
  • Lucien Auvray, Les registres de Grégoire IX: recueil des bulles de ce pape, Albert Fontemoing, Paris 1896.
  • Charles Homer Haskins, Robert Le Bougre and the Beginnings of the Inquisition in Northern France, “The American Historical Review”, 7, 4, 1902, pp. 631-652
  • Henry Charles Lea, A History of the Inquisition of the Middle Ages, Macmillan, New York 1906.
  • Émile Chénon, L’hérésie à La Charité-sur-Loire et les débuts de l’inquisition monastique dans la France du Nord au XIIIe siècle, Librairie de la Société du Recueil Sirey, Paris 1917.
  • Henri Maisonneuve, Études sur les origines de l’inquisition, Librairie Philosophique J. Vrin, Paris 1960.
  • Simon Tugwell, The downfall of Robert Le Bougre, I. The Dominicans and the Medieval Inquisition, Istituto Storico Domenicano, Roma 2004, pp. 753–756.
  • Riccardo Parmeggiani, Studium domenicano e Inquisizione, in “Memorie domenicane”, 2008, pp. 117-141.
  • John H. Arnold, Roberto il Bulgaro (Robert Le Bougre), in DSI, vol. III, pp. 1135-1136.

Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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