Morghen, Raffaello

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Raffaello Morghen (Roma, 19 settembre 1896 - Roma, 26 maggio 1983) è stato uno storico medievista, editore di fonti e organizzatore della ricerca, esercitando un’influenza rilevante sulla storiografia italiana del secondo Novecento attraverso l’insegnamento universitario, l’attività nell’Accademia dei Lincei e soprattutto la lunga presidenza dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo. Gli studi sulla riforma ecclesiastica, sulle eresie e sulle forme della religiosità laicale occuparono progressivamente una parte considerevole della sua produzione e contribuirono a rinnovare il modo nel quale la medievistica italiana affrontava la storia religiosa dei secoli centrali del Medioevo.

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Formazione e primi studi

Figlio del medico Guglielmo Morghen e di Matilde Cecchini, trascorse parte dell’infanzia a Poppi, nel Casentino. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1904, la famiglia tornò a Roma. Studiò presso il collegio degli Orfani di S. Maria in Aquiro e frequentò il liceo Visconti, dove ebbe tra gli insegnanti Roberto Longhi. All’Università di Roma seguì gli insegnamenti di Pietro Fedele e Ernesto Buonaiuti, che lasciarono tracce diverse nella sua formazione.
Fedele lo introdusse alla ricerca sulle fonti e alla storia politico-istituzionale del Medioevo. Morghen frequentava dal 1916 l’Istituto storico italiano e nel 1924 entrò nella Scuola storica nazionale; si era laureato nel 1919 con una tesi sul cardinale Matteo Rosso Orsini. La produzione degli anni successivi testimonia con chiarezza questo apprendistato: lavorò su Paolo Diacono, sulla cronachistica fiorentina, sulla tradizione attribuita a Ricordano Malispini e sul monastero di Subiaco, del quale curò il Chronicon Sublacense per i Rerum Italicarum Scriptores. Prima che la storia religiosa acquistasse il rilievo che avrebbe avuto nelle opere mature, Morghen si era dunque formato attraverso l’edizione e l’esegesi delle fonti, la storia monastica e l’analisi delle istituzioni.
Negli anni Trenta si occupò anche della crisi della potenza sveva. Il tramonto della potenza sveva in Italia. 1250-1266, pubblicato nel 1936, appartiene ancora prevalentemente a questo versante della sua attività e risente del confronto con la storiografia politico-istituzionale italiana. Sullo stesso problema sarebbe tornato nel 1974 con L’età degli Svevi in Italia.

Ernesto Buonaiuti e la storia del cristianesimo

L’incontro con Ernesto Buonaiuti risaliva al 1916, quando Morghen ne seguì l’insegnamento di storia del cristianesimo. Frequentò la koinonía raccolta attorno allo storico modernista e in quell’ambiente conobbe Gemma Calisti, che sposò nel 1923. L’influenza di Buonaiuti divenne però storiograficamente manifesta soprattutto più tardi, quando Morghen rivolse crescente attenzione alle forme della vita religiosa che non coincidevano con la storia delle strutture ecclesiastiche.
Il rapporto fra i due rimase vivo nella memoria di Morghen, che nel 1975 dedicò a Buonaiuti e Louis Duchesne il saggio Louis Duchesne e Ernesto Buonaiuti storici della Chiesa e del cristianesimo. In quelle pagine tornava su una distinzione che aveva inciso sulla propria ricerca: studiare il cristianesimo significava seguire anche esperienze, tensioni e movimenti che la storia istituzionale della Chiesa lasciava ai margini. Questa impostazione contribuì a orientare il suo interesse verso la riforma dell’XI secolo, la partecipazione religiosa dei laici e le eresie, senza cancellare la formazione documentaria ricevuta da Fedele.

Carriera accademica e attività istituzionale

Dopo alcuni anni trascorsi nell’insegnamento secondario, Morghen conseguì nel 1926 la libera docenza in storia medievale. Nel 1938 vinse il concorso per una cattedra di storia medievale e nel 1940 prese servizio all’Università di Palermo; dal 1941 al 1948 insegnò storia moderna a Perugia, quindi fu chiamato alla cattedra di storia medievale dell’Università di Roma.
Parallelamente svolse un’intensa attività nell’Accademia dei Lincei, della quale divenne cancelliere nel 1934. Visse dall’interno la fase dell’assorbimento nell’Accademia d’Italia e partecipò alla ricostituzione dell’istituzione nel dopoguerra. Nel 1960 divenne socio nazionale.
Più ancora dell’università, fu l’Istituto storico italiano per il Medio Evo a costituire il centro della sua attività scientifica. Dal 1947 diresse la Scuola storica nazionale e dal 1951 al 1982 presiedette l’Istituto. Durante la sua presidenza l’edizione delle fonti rimase una funzione primaria, ma acquistò maggiore spazio la discussione sui problemi della storia religiosa. Arsenio Frugoni, Raoul Manselli, Paolo Lamma, Ovidio Capitani e Cinzio Violante passarono, con posizioni e percorsi differenti, attraverso quell’ambiente. Morghen partecipò inoltre alla promozione del Repertorium Fontium Historiae Medii Aevi, una delle maggiori imprese internazionali di repertoriazione delle fonti medievali del secondo dopoguerra.

Gregorio VII e la riforma ecclesiastica

Con Gregorio VII, pubblicato nel 1942, la riforma ecclesiastica divenne uno dei temi centrali della sua ricerca. Il volume fu ripreso e ampiamente aggiornato nel 1974 con il titolo Gregorio VII e la riforma della Chiesa nel secolo XI. Alla politica pontificia e alla lotta per le investiture Morghen affiancava le esigenze di rinnovamento morale che avevano percorso la cristianità occidentale, ponendo in relazione l’affermazione della libertas Ecclesiae, il disciplinamento del clero e il richiamo a forme più esigenti di vita evangelica. L’interesse per la riforma si collegava direttamente al problema dell’eterodossia. La condanna della simonia, l’opposizione al clero giudicato indegno, l’aspirazione alla vita apostolica e la critica della ricchezza ecclesiastica potevano comparire in ambienti che mantennero la comunione con la Chiesa oppure in movimenti destinati alla condanna. Nei lavori di Morghen questa prossimità divenne uno degli strumenti per interrogare la formazione delle dissidenze religiose dell’XI e XII secolo.

Medioevo cristiano

La raccolta Medioevo cristiano, pubblicata da Laterza nel 1951 e ampliata nella seconda edizione del 1958, diede una forma organica a temi affrontati negli anni precedenti. Morghen vi riunì studi sull’impero cristiano, sulla riforma ecclesiastica, sul primato romano, sull’eresia, sul Giubileo del 1300 e sulla trasformazione della civiltà medievale.
L’espressione «Medioevo cristiano» indicava il peso assunto dal cristianesimo nella formazione delle istituzioni e dei linguaggi attraverso i quali la società medievale pensava il potere, la salvezza e il proprio ordine. Entro questo orizzonte trovavano posto anche conflitti e dissensi. Morghen poteva così trattare le eresie come fenomeni interni alla storia della cristianità occidentale e non soltanto come sistemi dottrinali da classificare sulla base delle condanne ecclesiastiche. La costruzione ebbe larga fortuna e suscitò altrettanto presto discussione. La categoria permetteva di collegare riforma, religiosità laicale e dissenso, ma tendeva in alcuni passaggi a ricomporre esperienze molto diverse entro una comune vicenda religiosa. Su questo punto si concentrarono alcune delle revisioni formulate dagli studiosi che avevano lavorato nello stesso ambiente di Morghen.

Religiosità laica ed eresie

Una parte importante di questa interpretazione ruotava intorno alla religiosità laica. Morghen osservava, soprattutto a partire dall’XI secolo, una crescente iniziativa dei laici nella vita religiosa: giudizio sulla condotta del clero, richiamo alla povertà apostolica, volontà di seguire direttamente il Vangelo e, in alcuni casi, rivendicazione della predicazione. Una tale partecipazione poteva inserirsi nelle forme riconosciute dalla Chiesa oppure entrare in conflitto con l’autorità ecclesiastica.
Il saggio decisivo per la sua concezione dell’eresia fu Osservazioni critiche su alcune questioni fondamentali riguardanti le origini e i caratteri delle eresie medioevali, pubblicato nel 1944. Il punto di partenza riguardava le fonti. Morghen distingueva le testimonianze più prossime alle prime manifestazioni ereticali dalle sistemazioni dottrinali elaborate più tardi dai controversisti e dagli inquisitori e metteva in guardia dall’impiego retrospettivo di queste ultime per ricostruire i movimenti dell’XI e del primo XII secolo.
Il problema aveva conseguenze sostanziali. Se le classificazioni degli eresiologi non potevano essere assunte immediatamente come descrizione delle origini, occorreva interrogare le condizioni nelle quali la dissidenza era maturata. Morghen insisteva sulla critica alla ricchezza ecclesiastica, sul richiamo alla Chiesa apostolica, sulla dignità morale dei ministri e sul fondamento dell’autorità religiosa. La discussione sull’eresia diventava così anche discussione sulla natura della Chiesa e sul rapporto tra funzione sacramentale, condotta del clero e obbedienza dei fedeli.
Da questa lettura derivava però una generalizzazione che la ricerca successiva avrebbe fortemente ridimensionato. Le diverse esperienze eterodosse tendevano infatti a essere ricondotte a un comune risveglio della coscienza religiosa occidentale. La distanza fra movimenti diversi per cronologia, struttura e contenuti dottrinali risultava talvolta attenuata dall’ampiezza della categoria interpretativa.

Catarismo

Il problema emerse con particolare chiarezza nelle discussioni sul catarismo. Morghen contestò l’interpretazione che spiegava le prime eresie occidentali mediante una derivazione sostanzialmente lineare dal manicheismo o dal bogomilismo. Ammetteva contatti e influenze orientali, soprattutto per le fasi meglio documentate, ma riteneva che non bastassero a spiegare la comparsa delle dissidenze nell’Occidente latino.
L’attenzione veniva così riportata sulla riforma ecclesiastica, sulla critica del clero e sulle aspirazioni evangeliche presenti nella società occidentale. La storiografia successiva ha reso il problema assai più articolato e ha sottoposto a discussione tanto la contrapposizione fra origine autoctona e derivazione orientale quanto la stessa nozione di un catarismo omogeneo. Nella storia degli studi, la posizione di Morghen segnò comunque una rottura con le spiegazioni fondate sulla semplice continuità dottrinale e impose un controllo più accurato della cronologia e della natura delle testimonianze.

Il dibattito storiografico

Il confronto con le tesi di Morghen si sviluppò anche tra studiosi che avevano frequentato l’Istituto storico italiano. Arsenio Frugoni, nella ricerca su Arnaldo da Brescia, insistette sull’esame autonomo di ogni testimonianza e sui rischi derivanti dalla fusione di fonti nate in contesti differenti. La distanza riguardava quindi direttamente il modo di costruire l’oggetto storico a partire da documenti polemici e discordanti.
Cinzio Violante, studiando la Pataria e la riforma milanese, mise invece in discussione la contrapposizione fra religiosità popolare e «Chiesa feudale». Le istanze di rinnovamento, secondo Violante, maturavano anche entro le strutture ecclesiastiche e aristocratiche che la lettura morgheniana tendeva talvolta a porre sul versante opposto rispetto alla spontaneità religiosa dei laici. Ovidio Capitani tornò più volte sulle categorie impiegate per definire l’eresia medievale, mentre Raoul Manselli sviluppò gli studi sui movimenti religiosi e sul francescanesimo attraverso ricerche più circoscritte sul piano documentario.
Il dibattito modificò profondamente alcuni presupposti di Medioevo cristiano, ma non cancellò il rilievo delle questioni poste da Morghen. In particolare, il saggio del 1944 continuò a costituire un riferimento nella discussione sull’uso delle fonti antiereticali e sulla possibilità di distinguere quanto attestato dai documenti dalle sistemazioni dottrinali elaborate dagli avversari.

Ultimi studi

Negli ultimi decenni Morghen ampliò l’indagine sulla tradizione cristiana oltre i temi che avevano dominato gli anni Quaranta e Cinquanta. Civiltà medioevale al tramonto (1971) raccolse saggi sulla crisi della civiltà medievale e sui passaggi verso l’età successiva; Tradizione religiosa nella civiltà dell’Occidente cristiano (1979) riunì studi sulla storia della Chiesa, sui movimenti religiosi e sulla permanenza della tradizione cristiana nella cultura occidentale.
Nel 1983 pubblicò Dante profeta. Tra la storia e l’eterno, nel quale tornavano, attraverso la figura di Dante, problemi di escatologia, profezia e giudizio religioso sulla storia. Morghen morì a Roma il 26 maggio dello stesso anno. Il suo archivio è conservato principalmente presso l’Istituto storico italiano per il Medio Evo e l’Accademia nazionale dei Lincei; la biblioteca personale, donata nel 1979 alla Mensa arcivescovile di Firenze, è oggi conservata presso la Biblioteca della Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Fonti e bibliografia

Fonti primarie e scritti di Raffaello Morghen

  • R. Morghen, «Osservazioni critiche su alcune questioni fondamentali riguardanti le origini e i caratteri delle eresie medioevali», Archivio della R. Deputazione romana di Storia patria, LXVII, n.s., X, 1944, pp. 97-151.
  • R. Morghen, Medioevo cristiano, Laterza, Bari 1951; 2ª ed. ampliata, 1958.
  • R. Morghen, Gregorio VII e la riforma della Chiesa nel secolo XI, Palumbo, Palermo 1974.
  • R. Morghen, «Louis Duchesne e Ernesto Buonaiuti storici della Chiesa e del cristianesimo», in Mgr Duchesne et son temps, École française de Rome, Roma 1975, pp. 375-393.
  • R. Morghen, Tradizione religiosa nella civiltà dell’Occidente cristiano. Saggi di storia e di storiografia, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma 1979.
  • R. Morghen, Dante profeta. Tra la storia e l’eterno, Milano, 1983.

Profili biografici e storiografici

  • M. Miglio, Morghen, Raffaello, in DBI, vol. 76 (2012).
  • G. G. Merlo, «Raffaello Morghen», in Il contributo italiano alla storia del pensiero. Storia e politica, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2013.
  • R. Manselli, «Raffaello Morghen, storico del Medioevo cristiano», Anuario de Estudios Medievales, VIII, 1972-1973, pp. 577-595.
  • G. Tabacco, «Raffaello Morghen (1896-1983)», in Angli e Sassoni al di qua e al di là del mare, Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 1986, pp. 13-27.
  • G. Arnaldi, «Commemorazione di Raffaello Morghen», Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, XCII, 1985-1986, pp. 1-19.

Studi sul profilo religioso e storiografico

  • O. Capitani, Medioevo passato prossimo. Appunti storiografici: tra due guerre e molte crisi, Il Mulino, Bologna 1979.
  • O. Capitani, Una medievistica romana, Pàtron, Bologna 1986.
  • O. Capitani, Da Volpe a Morghen: riflessioni eresiologiche a proposito del centenario della nascita di Eugenio Dupré Theseider, in "Studi medievali", s. III, XL, 1999, pp. 305-321.
  • L. Gatto, E. Plebani (a cura di), Raffaello Morghen e la storiografia del Novecento. Atti del Convegno, Roma, 19-20 giugno 2003, Roma, 2005.
  • G. Braga, A. Forni, P. Vian, Bibliografia degli scritti di Raffaello Morghen, in L. Gatto, E. Plebani (a cura di), Raffaello Morghen e la storiografia del Novecento, Roma, 2005, pp. 407-500.

Fonti archivistiche e strumenti di corredo

  • C. Farnetti, L. R. Petese (a cura di), Inventario del Fondo Raffaello Morghen (1916-1983), Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 2009.
  • Accademia nazionale dei Lincei, Fondo Raffaello Morghen. Inventario.
  • Istituto storico italiano per il Medio Evo, Fondo Raffaello Morghen.

Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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