Ajello, Raffaele

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Raffaele Ajello (Napoli, 5 aprile 1928 – Pozzuoli, 30 marzo 2020) è stato uno storico del diritto italiano. Studioso delle istituzioni e della cultura giuridica del Mezzogiorno in età moderna, ha indagato i rapporti fra magistrature, monarchia, feudalità e poteri ecclesiastici. Le sue ricerche sul preilluminismo napoletano, sul giurisdizionalismo e sulle resistenze alle riforme hanno contribuito alla comprensione dei conflitti politici e intellettuali entro i quali si svilupparono la critica della tradizione e le aspirazioni al rinnovamento della società meridionale.

RaffaeleAjello.jpg?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=imageinfo&utm_content=original

Cenni biografici

Compiuti gli studi classici presso l’Istituto Pontano di Napoli, si laureò in Giurisprudenza nel 1956 con Bruno Paradisi, discutendo una tesi sul Codice marittimo ferdinandeo. Nello stesso anno ottenne una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici.

Insegnò Storia del diritto italiano all’Università di Catania dal 1967 e nel 1974 fu chiamato all’Università di Napoli, dove svolse la parte principale della propria attività accademica e divenne professore emerito. Affiancò all’insegnamento un’intensa attività di organizzazione della ricerca, contribuendo alla formazione di numerosi studiosi delle istituzioni e della società meridionale.

Nel 1995 fondò la rivista Frontiera d’Europa, che accolse ricerche sulla storia del Mezzogiorno e sui suoi rapporti con il contesto europeo. Promosse inoltre importanti occasioni di confronto scientifico, fra cui i convegni su Pietro Giannone del 1976 e su Bernardo Tanucci del 1983.

Diritto, società e potere

La ricerca di Ajello si sviluppò a partire dalla storia della giustizia e dei progetti di riforma nel Regno di Napoli settecentesco. Il diritto era indagato attraverso il funzionamento delle istituzioni, gli interessi dei gruppi sociali e le pratiche dei suoi interpreti. Da questa prospettiva derivava una critica alle ricostruzioni che isolavano le dottrine giuridiche dalle condizioni del loro impiego.

Al centro della sua interpretazione si collocava il potere del ceto togato. Il controllo delle procedure, delle competenze e dei linguaggi specialistici consentiva ai giuristi di esercitare una funzione politica, mediando fra monarchia, nobiltà e società. Gli arcana juris richiamati nel titolo di una delle sue opere maggiori designavano anche questa capacità di trasformare il sapere tecnico in una risorsa di autorità e di difesa corporativa.

La sua riflessione metodologica maturò attraverso un confronto sempre più critico con l’idealismo e con la tradizione crociana, aprendosi al pragmatismo e alle scienze sociali. La conoscenza storica doveva contribuire a comprendere problemi concreti: l’inefficienza delle istituzioni, l’autonomia dei poteri professionali e gli ostacoli alla responsabilità pubblica costituivano interrogativi che collegavano la ricerca sul passato all’osservazione del presente.

Cultura giuridica, autorità religiosa e riforme

Un nucleo particolarmente significativo dei suoi studi riguarda il rinnovamento della cultura napoletana fra Sei e Settecento. La categoria di preilluminismo giuridico permetteva di ricostruire le trasformazioni che precedettero la stagione delle riforme, mettendo in relazione critica del sapere tradizionale, circolazione della filosofia europea e mutamenti nella concezione del diritto.

In questo quadro si inseriva l’interesse per Pietro Giannone e per gli ambienti nei quali maturò la sua esperienza intellettuale. Il confronto con il cartesianismo e con la cultura d’Oltralpe, la discussione delle prerogative ecclesiastiche e la ricostruzione storica degli ordinamenti erano aspetti di un medesimo campo di tensioni. La critica dell’autorità si misurava tanto con le pretese della corte romana quanto con gli equilibri interni alla società del Regno.

Ajello prestò attenzione alle differenze fra opposizione alla giurisdizione ecclesiastica, riforma politica e affermazione della libertà religiosa. Un esempio significativo è il suo profilo di Nicola Capasso: vi mostrò come la polemica contro il Sant’Uffizio potesse accompagnarsi alla difesa dell’intolleranza e del diritto del sovrano di intervenire nelle coscienze. L’anticurialismo poteva dunque rivendicare una diversa distribuzione delle competenze senza mettere in discussione il principio della repressione religiosa.

Questa distinzione consente di leggere il giurisdizionalismo napoletano nella pluralità delle sue motivazioni. La difesa delle prerogative regie, gli interessi delle magistrature e le aspirazioni degli intellettuali al rinnovamento potevano convergere in determinate controversie, pur restando profondamente diversi nei presupposti e negli obiettivi.

Il Mezzogiorno nella storia europea

Ajello interpretò la storia meridionale attraverso il confronto con altri percorsi europei di formazione delle istituzioni moderne. Le sue ricerche sulle magistrature e sulla feudalità confluirono in una riflessione sulle ragioni della debolezza del potere pubblico e sulla capacità dei gruppi privilegiati di condizionarne l’azione.

Ne derivò una lettura fortemente critica delle continuità istituzionali e delle resistenze alla trasformazione. La questione del Mezzogiorno assumeva così una dimensione storica di lungo periodo, nella quale cultura giuridica, organizzazione sociale e rapporti di potere risultavano strettamente connessi.

Il suo insegnamento attribuiva alla storia del diritto una funzione formativa: ricostruire la genesi delle istituzioni significava rendere riconoscibili le scelte, i conflitti e gli interessi che ne avevano determinato la configurazione. Questa impostazione alimentò una tradizione di studi attenta al rapporto fra ricerca documentaria, critica delle ideologie giuridiche e responsabilità civile dello storico.

Opere principali

  • Il problema della riforma giudiziaria e legislativa nel Regno di Napoli durante la prima metà del secolo XVIII, vol. I, La vita giudiziaria, Jovene, Napoli 1961.
  • Il problema della riforma giudiziaria e legislativa nel Regno di Napoli durante la prima metà del secolo XVIII, vol. II, Il preilluminismo giuridico, Jovene, Napoli 1965.
  • Arcana juris. Diritto e politica nel Settecento italiano, Jovene, Napoli 1976.
  • Pietro Giannone e il suo tempo. Atti del convegno di studi nel tricentenario della nascita, a cura di Raffaele Ajello, 2 voll., Jovene, Napoli 1980.
  • Epistemologia moderna e storia delle esperienze giuridiche, Jovene, Napoli 1986.
  • Formalismo medievale e moderno, Jovene, Napoli 1990.
  • Il problema storico del Mezzogiorno. L’anomalia socio-istituzionale dal Cinquecento al Settecento, Jovene, Napoli 1994.
  • Una società anomala. Il programma e la sconfitta della nobiltà napoletana in due memoriali cinquecenteschi, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1996.
  • Il collasso di Astrea. Ambiguità della storiografia giuridica italiana medievale e moderna, Jovene, Napoli 2002.

Bibliografia

  • Orazio Abbamonte, Le domande di uno storico: in ricordo di Raffaele Ajello, in «Historia et ius», 18, 2020, pp. 1-20.
  • Francesco Di Donato (a cura di), Il diritto utile. Teorie e storiografie del dissenso in una vita per la critica. In onore di Raffaele Ajello, con la collaborazione di Sonia Scognamiglio e Giancarlo Vallone, prefazione di Luigi Labruna, 2 voll., Editoriale Scientifica, Napoli 2019.
  • Francesco Di Donato, L’anacoreta della luce. In ricordo di Raffaele Ajello, in «Le carte e la storia», XXVI, 1, 2020, pp. 17-22.
  • Francesco Mastroberti, Acies. Ricordi e cartesiane riflessioni su un rivoluzionario professore, in Francesco Di Donato (a cura di), Il diritto utile. Teorie e storiografie del dissenso in una vita per la critica. In onore di Raffaele Ajello, vol. II, Editoriale Scientifica, Napoli 2019, pp. 703-712.
  • Silvio Zotta, Un’esperienza storiografica costruita e vissuta lungo i percorsi che avevano aperto nuove prospettive agli studi sul Mezzogiorno moderno, in «Quaderni dell’Archivio Storico», nuova serie online, II, 2, 2020, pp. 9-75.

Approfondimenti multimediali

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License