Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Rafael Bluteau (Londra, 1638 – Lisbona, 1734) è stato un religioso teatino, lessicografo e qualificatore del Sant’Uffizio portoghese.
Di famiglia francese originaria di Digione, studiò filosofia e teologia tra Francia e Italia, pronunciando i voti nell’ordine teatino nel 1661. Nel 1668 raggiunse il Portogallo, dove godette della protezione della regina Maria Francesca di Savoia e divenne predicatore della cappella reale. Mantenne rapporti con gli ambienti francesi, soggiornando a Parigi anche durante la sua successiva attività.
Abilitato come qualificatore nel 1675, assunse l’incarico il 7 gennaio 1676. Collaborò al controllo dottrinale e alla censura libraria del Sant’Uffizio. Un manoscritto nel quale aveva riunito numerosi pareri censori andò perduto durante un viaggio da Parigi a Lisbona; altre testimonianze della sua attività si conservano nelle opere stampate sottoposte al suo esame. Le sue competenze linguistiche furono impiegate anche nei procedimenti inquisitoriali: tradusse lettere dal francese e nel 1693 assistette come interprete un ebreo straniero che si convertì al cattolicesimo. Preparò inoltre un sermone di carattere antiebraico per un autodafé, senza tuttavia pronunciarlo.
Partecipe della vita accademica portoghese, dal 1720 appartenne all’Academia Real da História. La sua opera principale, il Vocabulario Portuguez e Latino, uscì in otto volumi tra il 1712 e il 1721, ai quali si aggiunsero due supplementi nel 1727-1728.
Bibliografia
- Isabel Drumond Braga, Bluteau, Rafael, in DSI, vol. I, 2010, p. 203.
- Isabel Drumond Braga, D. Rafael Bluteau na Corte Portuguesa (1668-1734), in Ead., Cultura, religião e quotidiano. Portugal (século XVIII), Hugin, Lisboa 2005, pp. 7-82.
- Maria Teresa Esteves Payan Martins, A censura literária em Portugal nos séculos XVII e XVIII, Fundação Calouste Gulbenkian – Fundação para a Ciência e a Tecnologia, Lisboa 2005.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]