Pierre de Bruys

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Pierre de Bruys (italianizzato in Pietro di Bruis, nato presso Bruis, 1095 all’incirca - Saint-Gilles, tra il 1131 e il 1140) è stato predicatore dal 1112-1113 fino alla sua tragica scomparsa avvenuta a Saint-Gilles. Le uniche notizie che interessano l’eresia di Pierre de Bruys sono fornite dal nono abate dell’abbazia benedettina di Cluny, Pierre de Montboissier (Pietro Il Venerabile), che grazie a un’abile ricostruzione della ‘memoria dei fatti’, compilò un’opera teologica dai tratti forti in lingua latina nel XIII secolo (trattato antiereticale), Contra Petrobrusianos hereticos, volta a confutare la dottrina petrobrusiana considerata eretica e spezzare in questo modo l’eredità delle consuetudini. L’obiettivo era impedire la circolazione e l’affermazione delle idee postume all’eretico, difendere strenuamente l’ortodossia cristiana contro il rifiuto dei sacramenti (dall’imposizione del battesimo fino al sacramento centrale del cristianesimo, l’Eucarestia), l’edificazione e conservazione dei luoghi di culto, il rispetto del calvario della Croce, fino al suffragio invocatorio per i defunti, in cui Pierre de Bruys mobilitava i suoi seguaci. Questi ultimi, rappresentavano una sorta di ‘milizia laica’, usata per sfondare come un ariete la resistenza del pregiudizio e della denigrazione rivolta a base dei loro principi. La dissertazione di Pierre de Montboissier (Pietro Il Venerabile) era destinata ai presuli delle sedi metropolitane di Arles ed Embrun et le diocesi situate nella regione del Delfinato, Die e Gap, che furono soppresse dall’accordo siglato tra Napoleone Bonaparte e papa Pio VII in seguito al Concordato del 1801, per contrastare la diffusione degli “errori” con quelli comunemente condivisi e accettai. Pierre de Montboissier (Pietro Il Venerabile), affermò che solo sostenendo la supremazia e il dominio delle Sacre Scritture, l’elaborazione dottrinale del cristianesimo e la superiorità della ragione sulle cose di cui giudica, - la legge in base alla quale essa giudica è superiore alla ragione, poiché scaturisce da quella Legge o Ragione suprema che è Dio – si possano recuperare le deviazioni eresiarche. Pierre de Montboissier (Pietro Il Venerabile) rincarava la dose, diffondendo i precetti nefasti e nocivi degli insegnamenti eretici e difendendo la verità della religione che si fondava sulla tradizione ecclesiastica, per contrastare il libero arbitrio dell’esistenza morale adottato dai catari che non poteva contemplare preghiera e misericordia per rinfondere l’atto peccaminoso. Raoul Manselli, lo storico italiano per eccellenza dei movimenti ereticali medievali, intuisce la riflessione spiritualista delle eresie del XI-XII secolo, privilegiandola rispetto a quella speculativa, descrivendo Pierre de Bruys come uomo di poca dottrina dotato solo di ardente spirito. Oltre a ciò, anche il filosofo e teologo Pietro Abelardo, accennando un riferimento a Pierre de Bruys nella Theologia Scholarium sul rapporto tra fede e ragione, si prese la libertà di affermare che la predicazione ereticale diffondeva tra il popolo false dottrine. Il giovane chierico Pierre de Bruys – tra gli eresiarchi più conosciuti la provenienza era clericale - per le sue ragioni ideologiche e gli intenti basati sulle sue convinzioni, fu allontanato dalla Chiesa ed estromesso dall’amministrazione dei sacramenti, divenne un predicatore itinerante, adottando la pratica del gimnopodismo, scelta di non indossare calzature e camminare a piedi nudi su itinerari tortuosi di aree montuose, mantenendo una folta barba, simbolo di virilità e saggezza ma anche segno di trasandatezza o addirittura considerato demoniaco, specialmente nei primi secoli dell’età di mezzo. Un modello di presunta santità e pazienza, che aveva infiammato le folle, sfidato la società del tempo con un progetto molto chiaro di uomo libero, che rifletteva le sue azioni solo sulla purezza del Vangelo, unica fonte da seguire e imitare. Solo la parola di Dio e la credenza morale potevano garantire la salvezza umana senza l’intervento del concetto della Grazia divina espressa nelle lettere paoline con l’unione salvifica di Dio attraverso il Cristo. Pierre de Bruys si rese partecipe di atti sacrileghi ed indegni, usando delle croci, strumento di salvezza umana, per arrostirvi delle carni con i suoi adepti. Egli, inoltre, rinunciando pubblicamente al sacramento dell’Eucarestia, rifiutava la reiterazione del gesto compiuto dal Cristo nell’Ultima Cena, scomponendo in questo modo il dogma del culto tradizionale. Le agitazioni sociali e il malcontento popolare agevolarono oggettivamente i predicatori eretici e concorsero a generare attorno ai loro discorsi un’ampia collettività disorientata e smarrita. Pierre de Bruys chiamava alla rivolta contadini e pastori, nel clima delle sollevazioni provocate dalla pressione fiscale o dal prelievo forzoso delle decime dovute agli ecclesiastici, li stimolava a volgere lo sguardo verso chiese e conventi lussuriosi con azioni violente di razzie e depredazioni, come se fosse un dovere da adempiere. La tripartizione “potere, lusso, corruzione dottrinale” diventa il bersaglio precipuo di questo movimento, che inizialmente intriso di un rinnovamento spirituale, centrato sulla pietà intesa come devozione, compassione o carità, estremizza le sue posizioni contestando il primato della Chiesa di Roma fino ad attirarne talmente l’attenzione, che la Chiesa stessa non tarderà a rispondere alle provocazioni. In definitiva, questi eresiarchi erano accomunati, al cospetto di insegnamenti differenti, dalla necessità di una maggiore diligenza per la situazione e la rettitudine del clero, nutrendo un’ideale di candore privo di denaro e onori, imponendo la ‘povertà in spirito’ che riscattava dall’egoismo per aprirsi all’amore di Dio e del prossimo. Metodica omiletica, che mise in vista la persona di Pierre de Bruys, allo stesso tempo né decretò la sua rovinosa caduta. Pierre de Bruys non venne mai catturato e interrogato, ciononostante fu linciato dallo stesso popolo che lo aveva prima acclamato e poi abbandonato, sospinto all’interno dello stesso rogo che aveva fatto accendere per ardere i crocefissi, probabilmente tra il 1132 e il 1139, a Saint-Gilles, gettato dentro le fiamme dagli inorriditi spettatori di un proscenio aberrante. L’esplosione delle manifestazioni ereticali direttamente correlata con il fallimento del movimento riformatore dell’XI secolo, una seconda fase di cristianizzazione, era il palese indizio del suo evidente fallimento in seno alla società. Se la fine di Pierre de Bruys decretò la disgregazione del movimento e la dispersione dei seguaci, i principi delle sue idee eversive continuarono a scorrere con il suo discepolo più vicino, il monaco Enrico, anche se oramai la strada intrapresa risultò differente in autonomia rispetto a quella del maestro.

Bibliografia

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Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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