Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Philippus Theophrastus Bombast von Hohenheim, detto Paracelsus (presso Einsiedeln, 1493 o 1494 – Salisburgo, 24 settembre 1541), è stato un filosofo, medico e alchimista.
La sua critica alla medicina tradizionale si accompagnò a una riflessione religiosa e a una richiesta di riforma delle istituzioni ecclesiastiche. Attorno alla sua figura si svilupparono presto racconti leggendari, che rendono necessario distinguere le vicende documentate dalle tradizioni biografiche.
Biografia
Nacque nel 1493 o nel 1494 presso Einsiedeln, in Svizzera. Suo padre, Wilhelm Bombast von Hohenheim, era un medico discendente da una famiglia della piccola nobiltà sveva. Nella prima giovinezza, Paracelso ricevette un’istruzione scientifica da suo padre, che gli insegnò i rudimenti dell’alchimia, della chirurgia e della medicina. Ricevette inoltre insegnamenti da ecclesiastici. Secondo alcune tradizioni biografiche, continuò gli studi presso il convento di Sant’Andrea e sotto l’egida dei dotti vescovi Eberhardt Baumgartner, Mathias Scheydt di Rottgach e Mathias Schacht di Freisingen; queste notizie non sono però documentate con certezza.
Secondo le stesse tradizioni fu istruito dal celebre Johann Trithemius di Sponheim, studioso di magia e alchimia. Non è tuttavia accertato che i due si siano incontrati: il rapporto potrebbe essersi limitato alla conoscenza degli scritti di Trithemius. Il giovane Theophrastus assunse probabilmente intorno al 1520 il soprannome latinizzato «Paracelsus»; l’origine del nome è discussa e non è certo che intendesse dichiararsi superiore al medico antico Celso.
Viaggiò in varie regioni d’Europa, tra cui l’Italia, dove potrebbe aver conseguito un titolo in medicina presso l’Università di Ferrara, benché manchi una conferma documentaria. La tradizione gli attribuisce viaggi anche in Francia, Spagna, Olanda, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Polonia e Russia. Secondo racconti leggendari si recò persino in India e, dopo essere stato fatto prigioniero dai Tartari e portato al cospetto del Khan, ne accompagnò il figlio a Costantinopoli nel 1521. Un racconto attribuito a van Helmont sostiene che là ricevette la Pietra Filosofale. La leggenda narra che l’adepto da cui Paracelso ricevette questa pietra fosse un certo Salomon Trismosin, suo compatriota.
Si dice che Trismosin fosse anche in possesso della Panacea Universale e che sia stato visto ancora vivo da un viaggiatore francese alla fine del Seicento. Questi episodi appartengono alla leggenda paracelsiana. Nel 1526 Paracelso ottenne la cittadinanza di Strasburgo e nel 1527, anche grazie alla notorietà acquisita curando lo stampatore Johannes Froben, fu nominato medico cittadino a Basilea, incarico che gli consentì di insegnare medicina all’Università. Le sue lezioni non erano semplici ripetizioni delle teorie di Galeno, Ippocrate e Avicenna. Paracelso insegnava le proprie dottrine indipendentemente dalle opinioni altrui, ottenendo il plauso di alcuni studenti e suscitando l’ostilità dei colleghi. Il 24 giugno 1527 bruciò pubblicamente un libro della medicina tradizionale, identificato nelle diverse testimonianze con testi di Galeno o di Avicenna. Secondo la tradizione, accompagnò il gesto con le parole: «Così ogni mala cosa si disperda nel fumo!».
La crescente ostilità dei medici accademici e una lite giudiziaria costrinsero Paracelso, nel febbraio del 1528, ad abbandonare Basilea. Riprese la sua vita itinerante, soggiornando in diverse città e villaggi. Numerosi discepoli lo seguirono, attratti dal desiderio di sapere o dalla speranza di apprendere la sua arte. Il più noto dei suoi seguaci fu Johannes Oporinus, che fece parte della sua cerchia e divenne poi professore di latino, libraio e stampatore a Basilea. Paracelso era reticente nel confidare i suoi segreti, anche ai propri discepoli. Oporinus, dopo aver abbandonato il maestro, parlò duramente di lui, schierandosi con i suoi avversari; in seguito espresse anche giudizi più rispettosi sulla sua figura.
Paracelso fu a Colmar nel 1528 e passò per Esslingen prima di giungere a Norimberga nel 1529. Qui incontrò l’opposizione dei medici cittadini e difficoltà nel pubblicare le proprie opere. Secondo un racconto biografico, per confutare le accuse di ciarlataneria chiese al Consiglio cittadino di affidargli alcuni pazienti dichiarati incurabili. Anche i successi terapeutici che la tradizione gli attribuisce non mutarono stabilmente la sua fortuna, e Paracelso continuò a spostarsi da una città all’altra.
Morì il 24 settembre 1541 a Salisburgo. Secondo una tradizione, si spense in una stanza della locanda del «Cavallo Bianco». Fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Sebastiano, conformemente alla sua volontà. Sulla sua morte sono state avanzate ipotesi di avvelenamento o di ferite riportate in un’aggressione, ma non vi sono prove sufficienti per accertare una morte violenta. Anche la frattura osservata sul cranio non permette di stabilire quando si sia prodotta.
Paracelso non ebbe pace nemmeno nella tomba: le sue spoglie furono riesumate e, nel 1752, trasferite presso la chiesa di San Sebastiano.
Bibliografia
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- Andrew Weeks, Paracelsus: Speculative Theory and the Crisis of the Early Reformation, State University of New York Press, Albany 1997.
Links
- I maestri e le fonti sul sito GiordanoBruno.com
- THEO – The Paracelsus Database (banca dati di testi di Paracelso)
Article written by Guido Del Giudice | GiordanoBruno.com & Ereticopedia.org © 2013
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]