Zacchia, Paolo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Paolo Zacchia (Roma, 1584 o 1585 – Roma, marzo 1659) fu un medico e autore di una delle più influenti opere di medicina legale dell'età moderna. La sua attività si svolse prevalentemente a Roma, a stretto contatto con le istituzioni giudiziarie ed ecclesiastiche. Le sue riflessioni sulla stregoneria, sulla possessione demoniaca e sui presunti miracoli contribuirono a definire i criteri con cui il sapere medico poteva intervenire nell'accertamento di fatti di interesse religioso.

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Cenni biografici

Figlio di Tommaso Zacchia e Giacoma Boncompagni, studiò medicina a Roma, dove ebbe tra i suoi maestri Marsilio Cagnati, docente alla Sapienza. Dopo aver esercitato anche al servizio della famiglia Borghese, nel 1629 entrò nel Collegio medico romano, ricoprendovi diversi incarichi. Fu protomedico nel 1638, nel 1653 e ancora nel 1659; dal 1648 risulta inoltre attivo presso l'ospedale di Santo Spirito. Ebbe rapporti con numerosi medici ed eruditi italiani ed europei, tra cui Pietro Castelli, Marco Aurelio Severino, Gabriel Naudé e Abraham Zacuto Lusitano. Appartenne all'Accademia degli Umoristi. La tradizionale attribuzione dell'incarico di archiatra di Innocenzo X non ha trovato sicura conferma documentaria.

Svolse un'intensa attività peritale per diversi tribunali romani, tra cui la Rota, nonché per la Congregazione dei Riti, impegnata nell'esame delle cause di beatificazione e canonizzazione. Fu inoltre incaricato di valutare alcuni testi medici destinati alla stampa per conto del maestro del Sacro Palazzo. Morì a Roma nel marzo 1659 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria in Vallicella.

Medicina, stregoneria e soprannaturale

La sua opera maggiore, le Quaestiones medico-legales, cominciò a essere pubblicata a Roma nel 1621 e fu progressivamente ampliata nei decenni successivi. L'edizione lionese del 1661, postuma, riunì anche numerosi consilia e decisioni della Rota romana. Attraverso un continuo confronto fra medicina, diritto e teologia, Zacchia esaminò questioni come la capacità di intendere e di testimoniare, la simulazione delle malattie, l'impotenza, l'avvelenamento, la tortura e il riconoscimento di fenomeni ritenuti soprannaturali.

Particolare rilievo assumono le pagine dedicate alla follia, alla malinconia e alla possessione demoniaca. Zacchia invitava a non ricondurre automaticamente al demonio comportamenti o sofferenze che potevano trovare una spiegazione nelle condizioni fisiche e psichiche dell'individuo. Esaminò con analoga cautela le confessioni di stregoneria, sottolineando il peso dell'immaginazione, della suggestione e dell'errore. Pur non negando in linea di principio la possibilità dell'intervento diabolico, ridimensionò il valore di molti indizi tradizionalmente invocati per dimostrarlo.

Significativa fu soprattutto la critica alla cosiddetta prova del marchio diabolico, alla quale diversi giudici e demonologi europei attribuivano un valore decisivo nei procedimenti per stregoneria. Zacchia ne contestò l'attendibilità, collocandosi su posizioni più prudenti di quelle sostenute, fra gli altri, da Jean Bodin. Il suo orientamento presentava affinità con la cautela raccomandata dalla Congregazione del Sant'Uffizio nell'Instructio pro formandis processibus in causis strigum. Non si trattava tuttavia di una negazione del soprannaturale, bensì della richiesta di distinguere, per quanto possibile, le cause naturali da quelle che potevano essere attribuite a un intervento straordinario.

Lo stesso problema si poneva nell'accertamento dei miracoli. Chiamato a esprimersi su guarigioni sottoposte all'esame delle autorità ecclesiastiche, Zacchia ricorreva alla storia clinica, all'osservazione dei sintomi e alla valutazione delle possibili cause naturali. Fra le sue perizie figura anche un parere relativo al processo di canonizzazione di Roberto Bellarmino. La sua opera testimonia così il ruolo crescente dei medici nei procedimenti giudiziari e nelle verifiche ecclesiastiche, senza che ciò comportasse una netta separazione tra sapere scientifico e cultura religiosa.

Opere principali

  • Paolo Zacchia, Quaestiones medico-legales, liber primus, sumptibus Andreae Brugiotti, apud Iacobum Mascardum, Romae 1621 (edizione complessiva postuma: Quaestionum medico-legalium tomi tres, sumptibus Ioannis-Antonii Huguetan et Marci-Antonii Ravaud, Lugduni 1661).
  • Paolo Zacchia, Il vitto quaresimale, Roma 1636.
  • Paolo Zacchia, De' mali hipochondriaci, Roma 1639.

Bibliografia

Voci correlate

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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