Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Johann Eberhard Nithard (o Nidhard) (Castello di Falkenstein, 8 dicembre 1607 – Roma, 1º febbraio 1681), fu gesuita, diplomatico e cardinale, oltre che Inquisitore generale di Spagna dal 1666 al 1669.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1631, dopo una formazione umanistica e filosofica nell’area austro-stiriana, completò gli studi teologici secondo il curriculum gesuitico. Insegnò quindi filosofia, teologia e diritto canonico nei collegi dell’Ordine, distinguendosi per una preparazione dottrinale solida e versatile, che ne favorì l’ascesa come docente e uomo di fiducia negli ambienti di corte, al punto che l'imperatore Ferdinando III gli conferì l'incarico di precettore dei suoi figli Leopoldo e Marianna.
Nel 1649 seguì Mariana d’Austria, futura moglie di Filippo IV, a Madrid. Alla corte spagnola divenne progressivamente il principale consigliere della regina, acquisendo un’influenza politica eccezionale durante la reggenza successiva alla morte di Filippo IV (1665). In questo contesto entrò in numerose giunte di governo e intervenne nel dibattito teologico-politico, in particolare a sostegno del culto dell’Immacolata Concezione.
Nel 1666 la regina Mariana lo fece naturalizzare spagnolo e lo nominò Inquisitore generale di Spagna, scelta che suscitò un’opposizione immediata e trasversale, guidata soprattutto dal partito raccolto attorno a don Juan José de Austria. Il suo governo segnò l’avvio di una fase di tensione strutturale tra Monarchia e Santo Uffizio, spesso interpretata dalla storiografia come l’inizio della crisi dell’Inquisizione spagnola: i tentativi di riforma dell’istituzione e dell’amministrazione statale contribuirono infatti a isolarlo politicamente e ad alimentare un ampio fronte ostile, in particolare nell’aristocrazia.
Costretto a lasciare la Spagna nel 1669, fu inviato a Roma come ambasciatore, mantenendo una fitta corrispondenza con la regina nella speranza di un ritorno al potere, che non avvenne. Nel 1671 papa Clemente X lo nominò arcivescovo titolare di Edessa e lo creò cardinale. Trascorse gli ultimi anni a Roma, lontano dalla scena politica spagnola. La sua parabola resta emblematica del difficile equilibrio tra potere religioso, governo monarchico e conflitti di fazione nella Spagna di Carlo II.
Bibliografia essenziale
- Isabel Mendoza, El padre Juan Everardo Nithard: valido e Inquisidor General, in Inquisición española: nuevas aproximaciones, Centro de Estudios Inquisitoriales, Madrid 1987, pp. 77-98.
- Nithard o Nidhard, Juan Everardo, in DHEE, vol. III, p. 1775.
- Ignacio Ruiz Rodríguez, Juan Everardo Nithard, un jesuita al frente de la Monarquía Hispánica, in Leandro Martínez Peñas, Manuela Fernández Rodríguez (a cura di), //Reflexiones sobre poder, guerra y religión en la Historia de España, Universidad Rey Juan Carlos, Madrid, 2011, pp. 75–110.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]