Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Nicolás Cid (m. 1571) è stato un funzionario della monarchia asburgica, tesoriere generale dell’esercito dello Stato di Milano, sottoposto a un lungo procedimento per eresia.
Carriera e accuse
Già contador dell’artiglieria tra il 1547 e il 1551, nel 1553 fu nominato tesoriere generale dell’esercito milanese da Carlo V. Le informazioni sulla sua vita precedente sono scarse.
Nel 1562 Angelo Avogadri da Verona, inquisitore di Milano, avviò un’indagine nei suoi confronti. Le deposizioni raccolte gli attribuivano critiche al concilio di Trento e alla repressione dei luterani in Spagna, che avrebbe favorito la conoscenza delle idee perseguitate. Un testimone gli ascrisse inoltre la denuncia del culto idolatrico tributato all’immagine della Vergine del Pilar a Saragozza, pur riferendo che Cid ammetteva la legittimità della venerazione delle immagini.
Risultava inoltre possedere i Dialoghi di Antonio Brucioli, una Bibbia in volgare e la traduzione spagnola dell’Enchiridion militis christiani di Erasmo da Rotterdam.
Cid si rivolse a Filippo II con un memoriale difensivo, presentando l’inchiesta come un mezzo impiegato dai suoi avversari nell’amministrazione milanese per estrometterlo.
Il procedimento
Arrestato nel 1566 per ordine del sovrano, fu detenuto nella rocchetta di Porta Romana. Anche le autorità regie istruirono un procedimento, del quale non sono noti gli esiti. Nell’ottobre dello stesso anno la Congregazione del Sant’Uffizio incaricò della causa Carlo Borromeo e il nuovo inquisitore Angelo Zampa da Cremona. Le controversie sulle rispettive competenze richiesero un intervento pontificio, che riconobbe la precedenza dell’arcivescovo.
La vicenda non interruppe la sua attività di tesoriere. Ancora nel luglio 1568 Filippo II gli affidò l’approvvigionamento di armi e polvere da sparo da spedire in Spagna attraverso Genova, lasciandogli ampia libertà nella scelta dei pagamenti. Questa continuità permette di cogliere la posizione particolare di Cid, contemporaneamente detenuto e incaricato di operazioni necessarie alla monarchia.
Nel marzo 1568 Cid contestò l’operato di Zampa, accusandolo di parzialità e di irregolarità nell’acquisizione delle testimonianze. Su suggerimento di Borromeo, Roma affidò quindi la causa a Girolamo Federici. Solo nel 1571 furono formalizzate le accuse: adesione alla predestinazione, negazione del valore delle buone opere, ostilità alla venerazione delle immagini, consumo di carne nei giorni di magro e lettura di libri proibiti, anche di Lutero. Cid morì nello stesso anno, senza che il procedimento fosse stato concluso durante la sua vita.
La vicenda documenta l’intreccio tra conflitti fra funzionari, repressione religiosa e competenze concorrenti nell’Inquisizione di Milano. Le convinzioni di Cid restano ricostruibili soprattutto attraverso testimonianze accusatorie e atti processuali.
Bibliografia
- Massimo Carlo Giannini, Cid, Nicolás, in DSI, vol. I, p. 332.
- Marco Ostoni, Il tesoro del re. Uomini e istituzioni della finanza pubblica milanese fra Cinquecento e Seicento, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli 2010.
- Massimo Carlo Giannini, Un tribunale bicefalo? Il caso dell’Inquisizione dello Stato di Milano tra Cinque e Seicento, in Alejandro Cifres (a cura di), L’Inquisizione romana e i suoi archivi. A vent’anni dall’apertura dell’ACDF, Gangemi, Roma 2019, pp. 387-412.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]