Niccolò da Cusa (Cusano)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Niccolò da Cusa o Cusano (Nikolaus Krebs, Kues, 1401 – Todi, 11 agosto 1464) è stato un filosofo, scienziato, teologo e cardinale. La sua attività si svolse tra le controversie sull'autorità del papa e del concilio, le trattative per l'unione delle Chiese e il confronto con l'islam. Nel De pace fidei prospettò una concordia tra fedi diverse; nella Cribratio Alkorani esaminò criticamente il Corano alla luce della fede cristiana.

Nacque a Kues, in Germania, nel 1401. Studiò diritto a Padova, dove si interessò anche alla matematica, e teologia a Colonia. Divenne sacerdote negli anni Trenta del Quattrocento, poi cardinale (1448) e vescovo di Bressanone (1450). Nel 1437 prese parte a una missione a Costantinopoli per invitare i rappresentanti della Chiesa greca al concilio di Ferrara, allo scopo di sanare la spaccatura con la Chiesa latina. La missione ottenne la loro partecipazione, anche se l'unione proclamata a Firenze nel 1439 non fu duratura. Cusano tornò in Occidente insieme a ecclesiastici e sapienti bizantini, che contribuirono alla diffusione della cultura greca nell'umanesimo italiano.

Le sue opere principali sono: La dotta ignoranza (De docta ignorantia, 1440), Le congetture (De coniecturis, 1440-1445), l'Idiota (1450), Il gioco della palla (De ludo globi, 1463).
Ne "La dotta ignoranza" Cusano afferma, rispolverando una massima socratica, che "quanto meglio uno saprà che non si può sapere, tanto più sarà dotto". Posto che Dio è la perfezione assoluta e infinita, niente di quello che l'uomo può sapere e imparare raggiungerà mai questa perfezione. La conoscenza dell'uomo non sarà mai perfetta, ma costantemente perfettibile; la scienza degli uomini cerca la verità, ma la verità, come una preda sfuggente, non si farà mai raggiungere.
La conoscenza attraverso la ragione è un tentativo reiterato di cercare di misurare l'incommensurabile, è un tentativo di instaurare una proporzione fra il noto e l'ignoto. Questo tentativo è sempre graduale: del resto non si può conoscere direttamente l'ignoto intero senza una serie di tentativi successivi di avvicinamento.
Cusano porta l'esempio del poligono inscritto in una circonferenza: aumentando il numero dei lati, il poligono si avvicina sempre più alla circonferenza, senza mai coincidere esattamente con essa finché il numero dei lati resta finito.
Cusano usa in questo modo termini matematici e geometrici, i quali hanno la proprietà delle cose finite (e quindi umane), per mettere in luce l'impossibilità umana di conoscere e provare l'infinito attraverso la ragione, infinito che Cusano identifica in Dio.
Se l'infinito non è raggiungibile attraverso la ragione, l'intelletto può tuttavia arrivare a intuirlo, senza giungere a una conoscenza piena di Dio. L'infinito è l'unità di tutte le cose, anche quelle opposte, in quanto nella perfezione assoluta gli opposti coincidono. Questa coincidenza degli opposti fa sì che in Dio trovino unità principi che sono all'apparenza inconciliabili. Dio trascende tanto l'affermazione quanto la negazione.
In Dio convivono i contrari poiché Egli è l'assoluto. In Cusano vi è una continua tensione tra perfezione e impossibilità di raggiungerla, una sorta di sintesi impossibile tra assoluto e umano. L'umano è l'imperfetto perfettibile, il divino la perfezione assoluta in cui tutto trova una sintesi, ma che non può essere misurata secondo categorie umane. Di fronte all'impossibilità di definire in modo certo la natura infinita di Dio, l'uomo diventa uno spettatore della Creazione, ma non uno spettatore passivo. L'uomo è chiamato a riconoscere il valore divino della Creazione stessa. Dio si può avvicinare allora per teologia negativa (ciò che Dio non è) o per teologia positiva (ciò che si afferma di Dio); nella prospettiva cristiana di Cusano, la via decisiva è la rivelazione in Cristo.
Cristo è anche Dio: in lui Cusano vede l'unione del divino e dell'umano e un modello per la vita dell'uomo. La ricerca della concordia trova espressione anche nel De pace fidei, dove il dialogo è proposto come via per comporre i dissidi religiosi.

Bibliografia

  • Dino Buzzetti, Niccolò da Cusa, in DBI, vol. 78 (2013).
  • Kurt Flasch, Nikolaus von Kues: Geschichte einer Entwiklung. Vorlesungen zur Einführung in seine Philosophie, Klostermann, Frankfurt am Main 1998.
  • Erich Meuthen, Nikolaus von Kues 1401-1464: Skizze ener Biographie, Aschendorff, Munster 1964.
  • Nicolai de Cusa, Opera omnia, Meiner, Leipzig-Hamburg 1932-2006.
  • Gregorio Piaia (a cura di), Concordia discors: Studi su Niccolò Cusano e l’Umanesimo europeo offerti a Giovanni Santinello, Antenore, Padova 1993.
  • Giovanni Santinello, Introduzione a Niccolò Cusano, Laterza, Roma-Bari 19872.
  • Edmond Vansteenberghe, Le cardinal Nicolas de Cues (1401-1464): L’action - La pensée, Champion, Paris 1920.

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Article written by Guido Del Giudice | GiordanoBruno.com & Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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