Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Marcello Palingenio Stellato (Capua?, 1475-1480 ca. – Forlì o Cesena, 1537-1538 ca.) fu poeta latino, maestro di scuola e pensatore eterodosso, autore dello Zodiacus vitae, poema filosofico-didattico che conobbe una notevole fortuna nell'Europa moderna.

Identità e vicende biografiche
La sua identità è stata a lungo oggetto di equivoci. A partire dal Settecento si impose infatti l'identificazione con Pier Angelo Manzolli, presunto originario di Stellata nel Ferrarese. L'ipotesi, formulata da Jacopo Facciolati sulla base di un improbabile anagramma, è oggi considerata priva di adeguato fondamento. Un documento veneziano del 1535 lo indica esplicitamente come «Marcellus Stellato Neapolitanus»: Stellato era dunque con ogni probabilità il vero cognome, mentre Palingenius costituiva un nome accademico, forse connesso alla cultura platonizzante dell'autore. La qualifica di Neapolitanus rimanda al Regno di Napoli; è stata avanzata l'ipotesi di una nascita a Capua, intorno al 1475-1480.
Le prime testimonianze certe risalgono agli anni Venti del Cinquecento. Alcuni suoi componimenti latini apparvero in opere pubblicate a Roma nel 1522 e a Napoli nel 1524, inserendolo in piccoli ambienti di medici, letterati e maestri di scuola. Negli anni Trenta insegnò a Verucchio, presso Rimini, e successivamente a Forlì, dove l'11 febbraio 1535 fu assunto come maestro pubblico per tre anni.
Pochi giorni prima aveva ottenuto dal Consiglio dei Dieci veneziano il permesso di stampare lo Zodiacus vitae. Il censore Giovita Rapicio giudicò favorevolmente l'opera, chiedendo però la modifica di un passo nel quale Venezia compariva nella polemica contro la litigiosità dei principi cristiani. Il poema fu infine pubblicato a Venezia da Bernardino de' Vitali nel 1536, con dedica a Ercole II d'Este. Già nel settembre 1537 ne apparve a Basilea, presso Robert Winter, la prima edizione transalpina.
L'ultima notizia certa su Palingenio è un pagamento ricevuto dal Comune di Forlì il 26 ottobre 1537. Morì probabilmente poco dopo, a Forlì o a Cesena. La sua vicenda assunse quindi un carattere propriamente inquisitoriale: il cadavere fu riesumato e pubblicamente bruciato per eresia. Lilio Gregorio Giraldi ricorda esplicitamente la persecuzione delle sue spoglie; una lettera del gesuita Francesco Palmio del 1558 riferisce inoltre che, dopo la morte, sarebbero stati scoperti alcuni suoi «libri heretici», provocando la riesumazione e il rogo del corpo. Non conosciamo tuttavia né gli atti del procedimento né con certezza l'autorità che lo promosse.
Lo Zodiacus vitae e l'eterodossia di Palingenio Stellato
Lo Zodiacus vitae è un lungo poema latino didattico, articolato in dodici libri intitolati ai segni dello zodiaco. Non si tratta tuttavia propriamente di un'opera astrologica: attraverso un itinerario allegorico e filosofico Palingenio affronta questioni relative alla morale, alla natura dell'anima, al libero arbitrio, alla struttura del cosmo e alla religione.
La sua cultura combina elementi neoplatonici, aristotelismo radicale e naturalismo rinascimentale. Tra gli aspetti più originali figurano la difesa della razionalità e dell'immortalità dell'anima degli animali, la critica dell'antropocentrismo e una concezione fortemente deterministica dell'agire umano. Nell'ultimo libro Palingenio immagina inoltre oltre le sfere celesti uno spazio infinito di luce, coestensivo alla presenza divina e popolato da angeli e archetipi. Tale concezione attirò in seguito l'attenzione di Giordano Bruno, che nel De immenso et innumerabilibus ricordò Palingenio tra i propri precursori.
Altrettanto marcata è la critica della società e delle istituzioni ecclesiastiche. Il poema denuncia il comportamento del clero, il servilismo delle corti, il fiscalismo dei principi e le guerre che devastano le comunità. A questo mondo Palingenio contrappone la figura del sapiens, libero dai condizionamenti della ricchezza e del potere e capace di vivere grazie al proprio sapere. La vera «pietra filosofale» consiste per lui proprio nella conoscenza, che permette al sapiente di sottrarsi alla dipendenza dai grandi.
L'eterodossia di Palingenio non può però essere semplicemente assimilata al luteranesimo o all'evangelismo italiano. Il suo anticlericalismo conserva forti radici umanistiche e precedenti alla Riforma, mentre la sua concezione religiosa presenta caratteri assai più radicali. Negli ultimi libri dello Zodiacus le differenti religioni vengono ricondotte a un patrimonio fondamentale comune: l'esistenza di un principio supremo, la tensione delle creature verso il divino e la possibilità che alcuni uomini eccezionali, i sapientes, raggiungano attraverso l'ascesi e l'illuminazione una conoscenza superiore. Profeti e legislatori delle diverse tradizioni religiose finiscono così per essere manifestazioni differenti di un medesimo rapporto privilegiato con il divino.
È significativo che un Index librorum prohibitorum manoscritto del 1558 attribuisse a Palingenio la negazione della specifica divinità di Cristo. La sua posizione può dunque essere interpretata come una forma di religiosità filosofica e sapienziale, difficilmente riconducibile tanto all'ortodossia cattolica quanto alle nuove confessioni protestanti.
Condanna e fortuna
Lo Zodiacus vitae fu inserito negli Indici romani dei libri proibiti del 1557 e del 1559. La condanna ne ostacolò profondamente la circolazione italiana, senza tuttavia impedirne una straordinaria fortuna europea. Tra Cinquecento ed età contemporanea il poema conobbe decine di edizioni in Germania, Svizzera, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra e Svezia, oltre a traduzioni e adattamenti in tedesco, inglese, polacco, francese e danese.
La vicenda di Palingenio appare così emblematica delle difficoltà di classificazione dell'eterodossia cinquecentesca: condannato post mortem e trasformato dalla censura cattolica in autore eretico, egli ebbe contemporaneamente una lunga fortuna nei paesi protestanti, pur restando sostanzialmente estraneo alle principali confessioni nate dalla Riforma.
Bibliografia minima
- Franco Bacchelli, Note per un inquadramento biografico di Marcello Palingenio Stellato, in "Rinascimento", 25, 1985, pp. 275-292.
- Franco Bacchelli, Un maestro di scuola napoletano a Forlì: Marcello Palingenio, in Elide Casali (a cura di), Sculture di carta e alchimie di parole. Scienza e cultura nell’età moderna: voci della Romagna, Il Mulino, Bologna 2008, pp. 19-28.
- Franco Bacchelli, Stellato, Marcello Palingenio, in DSI, vol. III, pp. 1479-1482.
- Giuseppe Borgiani, Marcello Palingenio Stellato e il suo poema “Zodiacus vitae”, Lapi, Città di Castello 1913.
- Palingène (Pier Angelo Manzolli dit Marcello Palingenio Stellato), Le Zodiac de la vie (Zodiacus vitae), éd. par Jacques Chomarat, Droz, Genève 1996.
- Margherita Palumbo, Manzoli, Pier Angelo, in DBI, vol. 69 (2007).
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]