Maifreda da Pirovano

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Maifreda da Pirovano (incerta la data di nascita forse nella seconda metà del XII secolo – Milano all’incirca 1300) è stata una monaca, appartenente al movimento laicale degli umiliati, che prosperò durante i secoli del Medioevo classico o centrale (XII e XIII secolo) nell’area lombarda, durante l’ascesa dei Comuni. Si ipotizza un legame parentale con Matteo Visconti, già comandante delle truppe arcivescovili, capitano del popolo, vicario imperiale a Milano, che subirà ripercussioni politiche dopo il processo e la condanna al rogo di Maifreda. Quest’ultima aveva assunto indirettamente la funzione di consigliere del cugino, quando il Visconti entrando a Milano aveva posto fine alla guerra civile, auspicando di raggiungere il vertice del governo cittadino. Maifreda con autoderminazione aveva rinunciato ai vantaggi sociali della nobiltà cittadina, malgrado appartenesse a un ramo cadetto dei Visconti, per dedicarsi intieramente agli indigenti nel nome del figlio di Dio. Inoltre, era legata a Cosimo Giussano conte Casati, presbitero ambrosiano, canonico, uditore del tribunale della Sacra Rota, creato cardinale da papa Martino IV. La famiglia Pirovano, storica stirpe nobile lombarda, aveva consolidato la posizione nel contesto sociale della Milano tra la seconda metà del XII secolo e la fine del XIII secolo. Nel 1260 arrivò a Milano una aristocratica signora di alto ceto, Guglielma di Boemia, che una supposizione popolare riteneva essere la figlia discendente dal re di Boemia, Ottocaro (conosciuto anche come Ottokar I), il primo sovrano a garantirsi la successione dinastica. Guglielma diede vita a un’eresia mistica di carattere femminile, condividendo gli ideali di una comunità laica di osservanti e praticanti, popolani e borghesi, mercanti e aristocratici, uomini e donne che vivevano la loro fede con ardore e passione. I guglielmiti ritenevano che la natura e azione nella terza persona della Santissima Trinità era impersonificata in una donna, per l’appunto Guglielma, che venne venerata subito dopo la dipartita terrena (1282). Maifreda si dedicò con grande passione e fermezza alla causa, prima affiancando Guglielma nell’imposizione dei rigorosi dettami evangelici e nella predicazione in territorio ambrosiano, in seguito alla morte di quest’ultima, dando vita, insieme ad altre devote, a una congregazione nella Casa delle Humiliate di Biassiono di cui assunse le redini di comando. La comunità prosperò sotto la guida di Maifreda, che portò avanti l’opera di evangelizzazione per conto di Guglielma, componendo carmi religiosi, consacrando l’eucarestia, indossando abiti di colore scuro, come la loro fondatrice. Le comunità umiliate femminili furono di frequente il fondamento e l’essenza da cui si espansero, soprattutto nel XV secolo, veri e propri monasteri di clausura. Queste mistiche e pie donne, ritenevano che Guglielma interpretasse l’azione divina dello Spirito Santo e che lei stessa divenisse spirito di verità e spirito di sapienza, attraverso una nuova forma di compartecipazione dell’esistenza umana. Nella Milano del XIII secolo, questa sorellanza fece scalpore e suscitò interesse. Una sorta di chiesa parallela o alternativa, una nuova chiesa spirituale che impartiva e affermava la validità dei sacramenti, indipendentemente dalla persona che li amministrava, al pari di un sacerdote, oltrepassando “l’altrove” dell’esclusiva supremazia del potere dottrinale del sommo pontefice. La gerarchia della nuova chiesa era destinata esclusivamente alle donne enunciando un rovesciamento di posizioni che fino ad allora aveva negato alla donna l’accesso al sacerdozio, intanto, che a un quaternario di sapienti e dotti veniva affidato il compito di redazione di nuovi quattro Vangeli. La chiesa guglielmina si sarebbe rivelata la sola autentica e accertata, anche in seguito a prodigiosi eventi, tra i quali la conversione generale di ebrei e islamici e un itinerario di fede verso la nuova Gerusalemme celeste palesata nell’Apocalisse giovanneo (capp. 21-22), che era l’abbazia di Chiaravalle in cui Guglielma era affiliata spiritualmente. Secondo Alain Boureau, storico medievista francese, Maifreda da Pirovano evocherebbe la memoria della papessa Giovanna, vicario di Guglielma in terra come Cristo corpo della Chiesa lo era di Dio, sostituendosi di fatto alle funzioni celebrative del papa, quando in occasione del giorno della Pasqua di Risurrezione, 10 aprile 1300, in cui ebbe inizio il viaggio allegorico di Dante Alighieri nella Divina Commedia, adempiva allo svolgimento del ministero sacerdotale, riservato tradizionalmente agli uomini, e delle attività pastorali, celebrando la liturgia eucaristica con parimenti clericali e a provocando un giro di vite di accuse e giudizio. Maifreda da Pirovano fu sottoposta al giudizio dell’Inquisizione nel monastero di Umiliate di via Brera, dove venne confermata la sua responsabilità diretta “nella diffusione dell’identificazione di Guglielma con lo Spirito Santo” espressione di una testimonianza che confermava la grande devozione dimostrata da Maifreda a Guglielma e la partecipazione alle pratiche devozionali magisterialmente. Ai frati predicatori domenicani che si occupavano di combattere le eresie, spettò il compito di mettere in chiaro l’accaduto, interrogando gli affiliati al movimento ispirato da Guglelma. Tra l’altro Bonifacio VIII condannò il guglielmismo, sia dottrinalmente che moralmente. L’usurpazione illegale del ministero sacerdotale, l’esercizio abusivo della funzione sacra e la contraffazione del sacerdozio, condussero Maifreda alla sentenza di morte mediante rogo, in cui fu accompagnata nella dannazione eterna dalla riesumazione del corpo di Guglielma che fu anch’esso dato alle fiamme. Maifreda, in realtà, non era un’eretica riformatrice, non aveva in mente di rinnovare la chiesa in senso morale o spirituale. Quello che pensava e voleva era un mutamento dello stato femminile. Una battaglia di contrapposizione che non poteva costituire lo scopo ultimo e dichiarato sennonché la volontà di seguire l’esempio di povertà, rinuncia, umiltà. Tale movimento, emblematico per l’intransigenza, rimase circoscritto a un contesto limitato, senza riuscire a diffondersi o a diventare noto al di fuori di esso. Di tal genere, l’eresia era specificatamente inquietante per i poteri occulti, dal momento che destabilizzava fin dalle sue basi, l’esclusività maschile al cospetto del privilegio dell’azione femminile.

Bibliografia

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  • Marina Montesano, Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell’alterità, Carocci, Roma 2022.
  • Eretiche ed eretici medievali, a cura di Marina Benedetti, Carocci Roma 2023.
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Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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