Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS
Ludovico da Arzignano fu un francescano osservante, vicario del convento veneziano di San Francesco della Vigna e successivamente guardiano di Santa Maria dei Miracoli a Motta di Livenza. Nel 1584 fu oggetto di un’indagine del Sant’Uffizio veneziano per aver raccontato di essersi travestito da mercante tedesco e di aver ricevuto la confessione sotto falsa identità, allo scopo di beffare un confratello. La documentazione conservata non permette di conoscere l’esito del procedimento.
Profilo biografico
Le notizie disponibili provengono dalle deposizioni di due francescani osservanti, Ludovico da Revere e Biagio da Milano, interrogati nel luglio 1584. Non sono note le date di nascita e di morte. Ludovico da Revere gli attribuì circa quarant’anni.
Secondo Biagio, Ludovico aveva ricevuto l’abito e pronunciato la professione religiosa a Innsbruck. La sua permanenza in area tedesca è ricordata anche dall’altro testimone, che gli attribuì una conoscenza della lingua sufficiente a sostenere il travestimento da mercante.
Nell’inverno precedente agli interrogatori Ludovico era stato vicario di San Francesco della Vigna a Venezia. Nel luglio 1584 era guardiano del convento di Santa Maria dei Miracoli a Motta di Livenza. Ludovico da Revere precisò che non ricopriva le funzioni di predicatore o lettore.
La confessione sotto falsa identità
L’episodio al centro dell’indagine era noto ai testimoni attraverso il racconto dello stesso Ludovico. Entrambi dichiararono di averlo ascoltato mentre ne parlava nel convento di San Francesco della Vigna; nessuno dei due affermò di aver assistito direttamente alla confessione contestata.
Secondo le deposizioni, Ludovico aveva indossato abiti secolari e si era presentato al convento di Isola della Scala, nel Veronese, fingendosi un mercante tedesco. Aveva chiesto di confessarsi prima di proseguire il viaggio verso una fiera nel Ferrarese. Gli era stato assegnato come confessore Francesco da Isola, descritto come un religioso anziano e semplice, che non lo aveva riconosciuto.
La confessione si sarebbe svolta in un ambiente appartato e poco illuminato. Biagio riferì che Ludovico aveva raccontato di aver ricevuto anche l’assoluzione; Ludovico da Revere lo riteneva probabile, senza esprimere la stessa certezza. Al momento del congedo il falso mercante avrebbe lasciato al confessore alcune monete, presentate come un’elemosina e poi rivelatesi di valore assai inferiore a quello fatto intendere.
Ripreso l’abito religioso, Ludovico sarebbe rientrato nel convento e avrebbe raggiunto i frati a cena. Avrebbe quindi suggerito al guardiano di offrire una ricreazione alla comunità, sostenendo che un forestiero aveva appena lasciato una buona elemosina. Francesco avrebbe mostrato le monete ricevute, rendendo manifesta la beffa.
Il racconto a San Francesco della Vigna
Biagio collocò il racconto nell’inverno precedente, quando Ludovico era vicario a San Francesco della Vigna. Nel refettorio, durante una conversazione tra confratelli, il religioso avrebbe introdotto l’episodio vantandosi di aver compiuto una burla particolarmente riuscita.
Ludovico da Revere dichiarò di avergli sentito raccontare la vicenda più volte, nel refettorio, nella stanza del fuoco e in altri ambienti del convento. Tra gli ascoltatori furono ricordati Biagio da Milano e Bartolomeo da Venezia, allora residente a Chioggia.
Le deposizioni distinguono le risate che, secondo il racconto, avevano accompagnato lo svelamento della beffa a Isola della Scala dalla reazione dei religiosi veneziani che ne ascoltarono la narrazione. Questi ultimi sarebbero rimasti soprattutto meravigliati e scandalizzati, giudicando sconveniente trasformare il sacramento della penitenza in materia di scherno e divulgare l’accaduto.
Biagio spiegò che nessuno aveva rimproverato apertamente Ludovico per timore di entrare in contrasto con lui. Entrambi i testimoni ne delinearono infatti un carattere litigioso e incline alla maldicenza. Tali giudizi personali accompagnano il racconto dell’episodio, ma devono essere distinti dai fatti che il tribunale cercava di accertare.
L’indagine inquisitoriale
Il 29 luglio 1584 Ludovico da Revere fu convocato per informazioni davanti al domenicano Vincenzo Bobbio da Faenza, commissario del Sant’Uffizio veneziano, nel convento di San Domenico di Castello. Le domande riguardarono l’abbandono temporaneo dell’abito religioso, il travestimento e la confessione ricevuta sotto falsa identità.
Il testimone ammise di aver avuto contrasti con Ludovico da Arzignano e di essersi rivolto ai superiori e al protettore dell’ordine per difendersi. Dichiarò tuttavia di non nutrire odio nei suoi confronti e di desiderare soltanto che correggesse la propria condotta. Aggiunse di aver sentito parlare di un altro travestimento a Revere, che avrebbe suscitato mormorazioni tra i laici, ma di non conoscere ulteriori burle relative ai sacramenti.
Il 31 luglio fu interrogato Biagio da Milano, residente a San Francesco della Vigna. Confermò gli elementi principali del racconto e precisò di non conoscere altri episodi analoghi in materia ecclesiastica o sacramentale.
Gli atti pubblicati contengono queste testimonianze, ma non l’interrogatorio di Ludovico da Arzignano né una decisione conclusiva. Non è quindi possibile stabilire se il religioso ammise i fatti davanti al tribunale, se furono compiuti ulteriori accertamenti o se vennero adottati provvedimenti.
La documentazione riguarda una presunta derisione del sacramento della penitenza, senza attestare una negazione dottrinale della sua validità. Il carattere indiretto delle testimonianze impone inoltre di distinguere l’episodio raccontato dal dato più immediatamente documentato: la sua ripetuta narrazione da parte di Ludovico, così come fu riferita dai confratelli al Sant’Uffizio.
Fonti
- Archivio storico del Patriarcato di Venezia, Archivio segreto, Criminalia Sanctae Inquisitionis, b. 2, fasc. 26, «Contra fratrem Ludovicum de Arzignano minorem observantem de derisione sacramenti penitentie», cc. 351–358; deposizioni del 29 e del 31 luglio 1584.
Bibliografia
- Vincenzo Vozza, Tonache scucite. Racconti di preti, frati e suore davanti all’Inquisizione veneziana (XVI–XVII sec.), Edizioni Diodati, Padova 2026, pp. 225–236.
Article written by Vincenzo Vozza | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]