Luca di Tuy

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Luca di Tuy (Lucas de Tuy o El Tudense o **Lucas diaconus Tudensis, incerta è la nascita, morto nel 1239), cronachista spagnolo, teologo e vescovo spagnolo del XIII secolo.

La sua nascita è di incerta datazione, collocata ipoteticamente più o meno nella seconda metà del XII secolo, attraverso una misurazione del tempo approssimativa, al cospetto della morte nel 1249, avvenuta nel Regno di León. Peter Linehan, storico britannico della Spagna del medioevo, aveva formulato un giudizio fondato su indizi, supposizioni o approssimazioni, affinché il luogo di nascita fosse addirittura una località non precisata dell’Italia. Rari e lacunosi i riferimenti biografici legati alla sua giovinezza. Si sa davvero poco della sua vita anche per le esigue documentazioni storiche. Dalle sue annotazioni emerge che si formò presso la Collegiata di Sant’Isidoro di León nella medesima città in cui erano conservate le spoglie mortali dell’arcivescovo di Siviglia “l’ultimo studioso del mondo antico” dove in seguito esercitò il ministero di diacono e successivamente di canonico. Negli anni del suo mandato da canonico, elaborò il De Miraculis Sancti Isidori è un’opera agiografica composta tra il 1221 e il 1239, in difesa e a lode di Sant’Isidoro, raccogliendo i miracoli attribuiti al santo fondamentali per comprendere la devozione e il culto nella Spagna del Duecento. La sua esistenza fu costellata da numerosi viaggi. Sappiamo con certezza che si recò in viaggio devozionale a Gerusalemme, e visitò i luoghi della Grecia, Costantinopoli, Tarso e l’Armenia. Va aggiunto che, durante la sua gioventù, soggiornò a Parigi e a Roma presumibilmente a ridosso del biennio 1230-1231. Ispezionò, inoltre, ciascuno dei quattro Sacri Chiodi: in Francia, a Costantinopoli, a Nazaret e a Tarso. Durante la Pasqua del 1233 o 1234, si trattenne a Roma e terminò la stesura del suo trattato De altera vita fideique controversiis adversus Albigensium errores against the Cathars, che rappresentò il primo trattato dottrinale contro le eresie composto nella Spagna del basso medioevo. Il trattato nasce con l’esplicito intento di confutare le dottrine dei catari pianificato in alcuni punti che sostenevano la sacralità e la risurrezione del corpo materiale, l’immutabilità del destino dell’anima dopo la morte e resurrezione del corpo materiale e la trasmigrazione delle anime legata ai quattro novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso), a cui si aggiungeva il purgatorio; la difesa dell’uso devozionale dei simboli sacri e delle riproduzioni dei santi; la riaffermazione della tradizione patristica cattolica, attingendo a piene mani dalle opere di San Girolamo e Sant’Isidoro. Luca criticava i catari che contestavano il culto della croce da loro considerata un mero patibolo terreno e non un simbolo di redenzione asserendo che la materia e il corpo erano creazioni del male. La predicazione di Luca de Tuy si indirizzò non solo nei riguardi di discorsi satirici o polemici di breve estensione ma anche alla negazione del confronto e nel rifiuto attivo di discutere con gli eretici attraverso un approccio intransigente e sostenendo che non potesse esistere alcun dialogo rifiutando così categoricamente ogni mediazione e sottolineando il rifiuto formale e deciso. Per Luca di Tuy, l’unico rimedio contro l’eresia, a tutela della Chiesa, era la coercizione fisica attraverso la legittimazione della forza usata per autorizzare e giustificare l’uso della violenza coercitiva come misura indispensabile. Nel 1236, dietro commissione della regina Berenguela di Castiglia, redasse il Chronicon mundi, una narrazione storica universale divisa in quattro volumi, considerata il suo capolavoro, che iniziando dalla Genesi e quindi dall’antichità classica, si restringeva progressivamente alla storia locale configurandosi come una vera e propria cronaca dei popoli ispanici dai re visigoti fino alla riconquista di Cordova da parte delle truppe cristiane. Il nucleo documentario dell’opera di Luca di Tuy si fondava sull’autorità di tre figure chiave: Sant’Agostino, Gregorio Magno e Sant’Isidoro. A ciascuno di essi l’autore riservava la medesima qualifica di malleus haereticorum. L’impostazione dialogica del trattato si palesava subito attraverso una dura requisitoria nei confronti di chi negava i miracoli. Risultava, inoltre, immediatamente chiaro come, per Luca, non ci possa essere dialogo; gli eretici erano irrecuperabili perché negavano a Dio la sua creazione più mirabile, l’umanità. L’assetto dei capitoli dell’opera erafrutto di una revisione moderna. Il volume di apertura esaminava le tematiche della vita ultraterrena, elementi da cui derivava il titolo del trattato. Si analizzavano i rapporti tra il mondo dei vivi e quello dei morti, l’esistenza di un aldilà e la ripartizione di pene e ricompense ultraterrene tanto che si poteva considerare questa prima parte come un compendio della dottrina escatologica del santo. Il secondo libro era una raccolta di scritti autonomi. All’interno, l’autore approfondiva il tema dei sacramenti e dei riti sacri. L’opera si chiudeva con un’esortazione ai chierici a essere un modello di vita. Il capitolo conclusivo dell’opera aveva lo scopo di fare luce sulle strategie clandestine di proselitismo adottate dagli eretici. Indubbiamente, questa era la sezione più rilevante del trattato, che si va con l’aperta affermazione di Luca di Tuy: la pena capitale era il solo verdetto ammissibile per l’eresia. Luca sosteneva che l’ostinazione mostrata dagli eretici fosse di matrice maligna. Andava inoltre tassativamente negata qualsiasi somiglianza tra la loro morte e quella dei martiri. Difatti, secondo la visione lucana, i martiri avevano affrontato la morte con una gioia puramente spirituale e non carnale; era stato proprio il supplizio del corpo a garantire loro il Regno dei Cieli e la devozione dei fedeli. I dissidenti si vantavano, invece, di non provare alcun dolore; questo miracolo, secondo Luca, non proveniva da Cristo ma aveva una natura diabolica. Luca formulava un’argomentazione tesa a dimostrare la giustezza della pena di morte per gli eretici. Nel capitolo XXII del suo trattato contro le eresie, egli utilizza proprio il passo del Deuteronomio (13, -3) per legittimare la pena di morte nei confronti degli eretici, coniando la formula latina trascritta nei saggi storici sul tema: “Da ciò risulta chiaramente che un eretico non deve essere ascoltato, bensì messo a morte, per quanto virtuoso possa apparire e anche se abbia predetto il futuro o compiuto miracoli.” L’eresia andava estirpata alla radice, sacrificando anche gli affetti più cari per salvare l’ortodossia. La responsabilità dei padri ricadeva inevitabilmente sulla progenie, imponendo l’eliminazione cautelare dei fanciulli per scongiurare la reiterazione dei medesimi peccati. L’eterodosso andava estirpato alle fondamenta e in modo implacabile, affinché l’esempio fungesse da severo avvertimento per la comunità. Luca si appellava con vigore anche alle autorità civili, rammentando loro il dovere di impegnarsi nella repressione dell’eresia, in quanto compito affidato loro direttamente da Dio. La mancata assistenza alla Chiesa in questa causa avrebbe determinato la loro condanna eterna e l’assimilazione agli eretici medesimi. Dopo aver ricavato la giustificazione della pena di morte, Luca di Tuy nella sua invettiva si concentrava sul Nuovo Testamento e sul pensiero di alcuni padri della Chiesa (Girolamo, Isidoro e Agostino). L’azione non veniva vista come la distruzione fisica di un essere umano, ma come l’eliminazione del male incarnato da quell’individuo. Secondo Luca di Tuy, qualsiasi dialogo con gli eretici era impraticabile; ciò precludeva ogni ipotesi di conversione o di reintegrazione nella comunità ecclesiale. Essendo tramontata l’idea di persuasione (persuasio), l’unico strumento residuo per contrastare l’eresia diventa la repressione (coercitio). Tuy nella Galizia spagnola era una città di frontiera, che comandava il passaggio sul fiume omonimo dalla Galizia al Portogallo settentrionale; nell’alto Medioevo (sec. VIII) era sede di un piccolo regno goto passato poi in potere degli Arabi, per venire, tra i secoli XI-XVI, contesa a lungo tra i due stati confinanti. Tuy era una piccola diocesi situata sulla riva nord del fiume Mino, a pochi chilometri dall’Oceano Atlantico, sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Santiago di Compostela. Nel 1239 ricevette la nomina a vescovo di Tuy, ufficio che ricoprì fino alla scomparsa nel 1249.

Bibliografia

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Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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