Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Juan López de Celain (Guipúzcoa, 1488 – Granada, luglio 1530) è stato un ecclesiastico spagnolo, tra i più singolari protagonisti dell’alumbradismo castigliano. Mistico radicale e predicatore carismatico, unì l’eredità paolina e la tensione interiore tipica dei “nuovi spirituali” alla teologia della grazia di matrice luterana.
Cenni biografici
Nato nei Paesi Baschi, Celain fu ordinato sacerdote e, nei primi anni Venti del XVI secolo, gravitò attorno al palazzo dei Mendoza di Guadalajara, centro dell’alumbradismo spagnolo. Lì conobbe Isabel de la Cruz, Pedro Ruiz de Alcaraz, Rodrigo de Bivar, Juan e María de Cazalla, intrecciando rapporti con circoli erasmiani e umanisti come Alejo de Venegas e Miguel de Eguía.
Tra il 1525 e il 1526 concepì, con l’appoggio dell’ammiraglio di Castiglia Fadrique Enríquez, un ambizioso progetto di “riforma della vera cristianità”. L’iniziativa, modellata sull’esempio dei dodici missionari francescani partiti per il Messico, prevedeva la creazione di una comunità di predicatori itineranti che evangelizzassero i territori dell’ammiraglio. L’episodio, documentato da Juan del Castillo e analizzato di recente come uno dei momenti più utopici del primo alumbradismo, esprimeva – secondo l’interpretazione di A. Hamilton e ripresa da An Invisible Thread (Brill, 2024) – la tensione fra un cristianesimo interiore e la speranza di salvezza universale, fondata sulla grazia e non sulle opere.
L’impresa di Medina de Rioseco fallì rapidamente. La beata Francisca Hernández la denunciò come “cosa del demonio”, e lo stesso Enríquez, temendo l’eresia, ritirò il sostegno. Disperso il gruppo, Celain si rifugiò a Granada nel 1527, dove ottenne un incarico nella Cappella Reale (alcuni ritengono che fosse anche nominato vicario arcivescovile).
A Granada Celain ricostruì un piccolo circolo di adepti, tra cui Diego López de Husillos e Diego del Castillo, predicando la “vera pace dell’anima” e la fiducia assoluta nella misericordia divina. Le proposizioni raccolte contro di lui – sessantacinque in tutto, note attraverso la Relación del proceso (AHN, Inquisición de Granada, leg. 2604, n. 52-2) – mostrano una dottrina radicale: rifiuto del libero arbitrio, negazione dell’efficacia delle opere e dei sacramenti, fede sola come via di salvezza, affermazione che «Dio è ugualmente servito dal dannato e dal beato».
Celain sosteneva che la conversione autentica fosse un’esperienza interiore di grazia, simile a quella di San Paolo: la vera fede rendeva l’uomo incapace di peccare. In questo quadro, la sua celebre proposizione «Nessuno deve giudicare Maometto ma lasciarlo a Dio» rifletteva un universale disegno salvifico, secondo cui anche i non cristiani erano potenzialmente inclusi nel piano divino – un’idea che la storiografia recente ha avvicinato all’interpretazione “universalista” dell’alumbradismo (Brill, 2024).
Arrestato nel dicembre 1528, Celain confessò inizialmente ogni accusa, dichiarando di aver scritto tre trattati sulla verdadera paz del ánima (andati perduti). Dopo due fughe dalle carceri inquisitoriali – una delle quali lo riportò brevemente ad Alcalá – fu catturato di nuovo, degradato e consegnato al braccio secolare. Morì sul rogo a Granada nel luglio 1530.
La figura di Celain rappresenta un punto di contatto fra alumbradismo e Riforma protestante. Nella sua predicazione la ricerca della “vera pace” dell’anima diventa sinonimo di giustificazione per fede, e l’esperienza mistica di abbandono totale alla grazia si salda con la certezza paolina della salvezza. La sua idea di un Dio distante ma assoluto, che non distingue fra bene e male, annulla ogni senso di colpa e apre a un universalismo teologico incompatibile con l’ortodossia cattolica.
Condannato come più come "luterano" che come alumbrado, Celain incarna la deriva teologica del misticismo castigliano verso un cristianesimo interiore, anticlericale e radicalmente fiducioso nella grazia.
Fonti e bibliografia
- Archivo Historico Nacional, Inquisición de Granada, leg. 2604, n. 52-2.
- Marcel Bataillon, Érasme et l'Espagne, texte établi par Daniel Devoto; edité par les soins de Charles Amiel, Droz, Genève 1991.
- Angela Selke de Sánchez, Vida y muerte de Juan López de Celain, alumbrado vizcaíno, “Bulletin Hispanique”, 62/2, 1960, pp. 136-162.
- Stefania Pastore, An Invisible Thread: Heresy, Mass Conversions, and the Inquisition in the Kingdom of Castile (1449–1559), Brill, Leiden 2024, in part. pp. 111-172.
Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]