Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Juan Arias Dávila (Segovia?, c. 1436/1438 – Roma, 20 ottobre 1497), vescovo di Segovia, è stata una figura di primo piano nella Castiglia del tardo Quattrocento, espressione eminente dell’élite conversa castigliana. La sua traiettoria personale fu segnata da un costante intreccio fra servizio alla Corona, ambizioni di riforma ecclesiastica e un’attenzione non comune alle nuove forme della cultura umanistica..
Durante la guerra di successione castigliana appoggiò dapprima Enrico IV, passando poi al partito dell’infante Alfonso e successivamente a quello di Isabella. Tale oscillazione politica gli costò confische e l’allontanamento dalla corte, senza però comprometterne in modo decisivo influenza e prestigio.
Nel governo della diocesi segoviana Arias Dávila sviluppò un progetto riformatore coerente e personale. I tre sinodi da lui convocati (1472, 1478, 1483) affrontarono la disciplina del clero, la razionalizzazione della giustizia episcopale e la regolazione della vita religiosa locale. Proprio la volontà di diffondere le costituzioni sinodali del 1472 lo condusse a introdurre a Segovia la neonata arte tipografica: chiamò il tedesco Juan Parix per stampare il Sinodal de Aguilafuente, il primo libro impresso nella penisola iberica, un gesto che testimonia la sua peculiare sensibilità per i nuovi strumenti culturali e giuridici dell’epoca.
Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dal processo inquisitoriale contro la sua famiglia (1486–1489), emblematico della persecuzione che investì molte famiglie conversas. Pur non essendo mai formalmente accusato, Juan si assunse la difesa dei parenti, trasferì a Roma le ossa dei genitori per sottrarle a una possibile esumazione infamante e ottenne una sentenza assolutoria in Curia (1490), priva tuttavia di validità giuridica in Castiglia.
Trasferitosi permanentemente a Roma, intrattenne un rapporto privilegiato con papa Innocenzo VIII e poi soprattutto con papa Alessandro VI. Partecipò come delegato pontificio a cerimonie di rilievo – tra cui le incoronazioni napoletane del 1494 e 1496 – e redasse poco prima di morire a Roma nel 1497 un testamento di notevole ricchezza autobiografica.
Bibliografia
- Tarsicio de Azcona, Arias Dávila, Juan, in DHEE, vol. V, pp. 64-67.
- Carlos Carrete Parrondo, Fontes Iudaeorum Regni Castellae III. Proceso inquisitorial contra los Arias Dávila segovianos, Universidad Pontificia de Salamanca – Universidad de Granada, Salamanca 1986.
- Ángel Galindo García (a cura di), Segovia en el siglo XV. Arias Dávila: Obispo y Mecenas, Universidad Pontificia de Salamanca, Salamanca 1998.
- Bonifacio Bartolomé Herrero, Juan Arias Dávila, obispo de Segovia (1436-1497), in Juan Párix. Primer impresor en España, Instituto Castellano y Leonés de la Lengua – Caja Segovia, Segovia 2004, pp. 203-224.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]