Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fra Innocenzo da Petralia (Petralia Soprana, ca. 1603 – Palermo?, dopo il 1648) è stato un religioso francescano dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti Riformati e uno dei più importanti scultori lignei della Sicilia del XVII secolo. Le sue opere, in particolare i crocifissi, si distinguevano per un realismo particolarmente accentuato nella raffigurazione delle sofferenze di Cristo, caratteristica che gli procurò ampia fama ma anche l'attenzione delle autorità ecclesiastiche.
Nel 1637, durante il soggiorno nel convento di San Damiano ad Assisi, Fra Innocenzo realizzò un crocifisso che suscitò un forte interesse tra i fedeli. La resa estremamente cruda delle ferite e del sangue spinse alcuni ecclesiastici a chiedere l'intervento del Sant'Uffizio, temendo che l'opera si discostasse dalla tradizionale iconografia della Crocifissione. Dopo un esame disposto dall'Inquisizione e il favorevole giudizio del vescovo di Assisi, il crocifisso fu ritenuto conforme alla dottrina cattolica e poté essere esposto alla venerazione pubblica.
L'anno seguente una vicenda analoga si verificò a Pesaro, dove un altro suo crocifisso fu oggetto di una denuncia. Anche in questo caso gli inquisitori sottoposero l'opera a un'attenta verifica, concentrandosi sugli aspetti iconografici che avrebbero potuto risultare incompatibili con il racconto evangelico. L'indagine non portò tuttavia ad alcuna condanna dell'artista.
Il caso di Fra Innocenzo testimonia il ruolo attribuito alle immagini sacre nella stagione della Controriforma come strumenti di insegnamento religioso e spiegano perché la loro conformità alla dottrina fosse oggetto di un'attenta vigilanza da parte delle autorità ecclesiastiche.
Bibliografia
- Alejandro Cifres, Fra Innocenzo da Petralia, reo dell'Inquisizione: fra critica d'arte e censura teologica, in "Frate Francesco", 1, 2013, pp. 97-137 (e bibliografia ivi).
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]