Postel, Guillaume

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Guillaume Postel (Barenton, 25 marzo 1510 – Parigi, 6 settembre 1581) è stato un umanista, orientalista e pensatore religioso francese, processato dall'Inquisizione. La sua vicenda si colloca all'incrocio tra lo sviluppo degli studi orientali, la cabala cristiana, il profetismo e la repressione del dissenso religioso nel Cinquecento. Elaborò un progetto di «restituzione» universale, nel quale la ricomposizione delle divisioni religiose si accompagnava al rinnovamento dell'umanità e all'instaurazione di una monarchia cristiana universale.

Guillaume_Postel.png?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=imageinfo&utm_content=original

Cenni biografici

Originario di Barenton in Normandia, si formò a Parigi, dove frequentò il Collège Sainte-Barbe e acquisì una conoscenza non comune dell'ebraico e delle lingue orientali. Nel 1535 accompagnò Jean de La Forest, ambasciatore di Francesco I presso la corte ottomana. Il viaggio, concluso nel 1537, gli permise di approfondire lo studio dell'arabo e di raccogliere manoscritti per la biblioteca reale. Al ritorno ottenne un incarico di lettore regio; insegnò lingue orientali e si occupò anche di matematica e cosmografia.

Nel 1538 pubblicò il Linguarum duodecim characteribus differentium alphabetum e il De originibus seu de Hebraicae linguae et gentis antiquitate. Questi lavori manifestavano già la connessione, destinata a caratterizzare tutta la sua attività, tra ricerca linguistica e ricostruzione delle origini comuni dell'umanità. La pubblicazione del De orbis terrae concordia, a Basilea nel 1544, diede un'espressione organica al suo progetto di unificazione religiosa e politica.

Trasferitosi a Roma, si avvicinò a Ignazio di Loyola e intraprese il noviziato nella Compagnia di Gesù. Fu ordinato sacerdote nel 1544, ma il tentativo di inserirsi nella nuova congregazione fallì: nel dicembre 1545 fu allontanato dal noviziato, soprattutto per le sue pretese profetiche. Continuò tuttavia a riconoscere nei gesuiti un modello di vita apostolica e uno strumento potenzialmente adatto alla conversione universale.

Tra la fine del 1546 e il 1549 soggiornò a Venezia, dove operò come cappellano in un'istituzione assistenziale e conobbe una donna dedita alla cura dei poveri e dei malati, Giovanna, da lui chiamata «madre Giovanna» o «madre Zuana». Le attribuì progressivamente una funzione decisiva nella storia della salvezza. In questi anni lavorò anche sullo Zohar, utilizzando un manoscritto acquistato nel 1547 da Daniel Bomberg.

Nel 1549 ripartì per il Levante. Dopo il ritorno in Europa soggiornò in Francia e nell'area germanica, cercando interlocutori per i propri progetti e continuando a pubblicare. A Vienna collaborò con Johann Albrecht Widmanstetter all'edizione del Nuovo Testamento siriaco, apparsa nel 1555 con il sostegno di Ferdinando d'Asburgo. La circolazione tra ambienti ebraici, cattolici e protestanti, editori e corti principesche fu una caratteristica costante della sua attività.

Nel 1555 fu sottoposto a processo a Venezia. Gli inquisitori giudicarono le sue affermazioni espressione di follia, circostanza che contribuì a sottrarlo alla condanna capitale, senza comportare l'accettazione delle sue dottrine. Nel novembre dello stesso anno il governo veneziano autorizzò la sua estradizione a Roma insieme a Giuliano Nerini. La richiesta era stata sostenuta dal nunzio Filippo Archinto nell'ambito della politica repressiva di Paolo IV. Postel rimase detenuto a Roma fino al 1559, quando tornò libero in seguito alla morte del pontefice.

Rientrato in Francia dopo ulteriori spostamenti, incontrò nuovamente l'opposizione delle autorità. Dopo una prima permanenza nel 1562-1563, dal 1564 visse stabilmente relegato nel priorato parigino di Saint-Martin-des-Champs. Continuò a studiare e a scrivere, conservando rapporti con eruditi e discepoli. Morì il 6 settembre 1581. La relegazione limitò la sua attività pubblica, ma non interruppe la produzione e la circolazione dei suoi scritti.

Pensiero

La restituzione universale

Il concetto centrale del pensiero di Postel è la restitutio: il recupero di un'unità originaria compromessa dal peccato, dalla dispersione dei popoli e dalle divisioni religiose. Il rinnovamento atteso doveva investire congiuntamente la conoscenza, la vita spirituale e l'ordinamento politico. La concordia non si esauriva quindi nella cessazione delle controversie: presupponeva una trasformazione dell'umanità, capace di riconoscere nuovamente l'ordine stabilito da Dio.

Lo studio delle tradizioni ebraiche e islamiche, dei testi cristiani e della storia delle nazioni rispondeva a questa ricerca. Postel riteneva che le differenze esistenti nascondessero un fondo comune di verità, recuperabile attraverso il confronto delle fonti. La restituzione assumeva così il carattere di un programma insieme erudito, missionario e profetico, rivolto all'intero mondo conosciuto.

Lingue, origini e concordia

L'interesse per le lingue aveva un significato religioso. Postel considerava l'ebraico la lingua originaria, ricevuta da Adamo e trasmessa attraverso i discendenti di Noè. Il confronto degli alfabeti e delle lingue doveva permettere di risalire oltre la dispersione babelica, ritrovando le tracce dell'unità primitiva del genere umano.

La conoscenza linguistica offriva inoltre gli strumenti per accedere direttamente ai testi delle altre religioni e per diffondere il messaggio cristiano. In questa prospettiva, filologia e missione erano strettamente connesse: la ricerca di una lingua comune concorreva alla costruzione della concordia universale. L'idea dell'origine ebraica delle lingue apparteneva però a una lettura teologica della storia; non va confusa con i criteri della linguistica comparativa moderna.

Cabala e interpretazione del cristianesimo

L'incontro con la cabala ebraica ebbe un ruolo determinante. Postel studiò e tradusse testi cabalistici, soprattutto lo Zohar, nel quale cercava una conferma delle verità cristiane e della propria missione. Il suo lavoro dipendeva anche dalle concrete condizioni di accesso ai manoscritti e dai rapporti con gli editori ebraici veneziani.

La traduzione diventava un'operazione teologica: le categorie cabalistiche erano rilette in funzione della restituzione. La riflessione sul principio femminile si legava alla Shekhinah, la presenza divina nella tradizione cabalistica, alla quale Postel assegnava un ruolo nella ricomposizione dell'umanità. La cabala contribuiva così a modificare la sua interpretazione del cristianesimo, oltrepassando il semplice impiego apologetico dei testi ebraici.

Madre Giovanna e il messianismo femminile

Postel riconobbe in madre Giovanna una manifestazione femminile del Cristo, destinata a completare la redenzione. Nella sua antropologia, la parte superiore e maschile dell'essere umano era stata riscattata dal primo avvento di Cristo, mentre quella inferiore e femminile, connessa anche alla corporeità, attendeva il proprio risanamento. La «nuova Eva» doveva dunque operare nell'intera umanità, non soltanto nelle donne.

Nel gennaio 1552 Postel affermò di avere sperimentato un'immutatio, una trasformazione interiore e corporea attraverso la quale si riteneva divenuto figlio «sostanziale» di Giovanna e di Cristo. Tale esperienza gli appariva una conferma della missione di annunciare la restituzione. Non rivendicava per sé una natura divina, ma una condizione privilegiata nell'avvio della nuova epoca.

Il significato storico di questa costruzione emerge anche dal confronto con la querelle des femmes. Nelle Très merveilleuses victoires des femmes du nouveau monde (1553), il protagonismo femminile era inserito nel rinnovamento religioso e politico. La figura di una donna investita di una funzione messianica metteva in discussione le forme ordinarie dell'autorità spirituale. Sarebbe tuttavia riduttivo tradurre questa valorizzazione in una moderna dottrina dell'eguaglianza: Postel ragionava attraverso distinzioni e gerarchie simboliche tra maschile e femminile, attribuendo loro ruoli complementari nella salvezza.

Monarchia universale e ordine del mondo

La restituzione aveva un contenuto politico preciso. Postel attribuì alla monarchia francese una missione universale, fondata su una ricostruzione della storia biblica che faceva risalire i Galli a Gomer, figlio di Iafet. La genealogia dei popoli diventava così un argomento a sostegno del primato francese. Deluso dall'accoglienza ricevuta dai sovrani di Francia, cercò altri interlocutori, tra i quali Ferdinando d'Asburgo.

Il progetto di un'unica sovranità era collegato alla struttura dell'universo. Nel De universitate liber (1552), cosmografia, geografia e storia concorrevano a rappresentare un mondo ordinato, le cui corrispondenze dovevano trovare compimento nell'unificazione politica. La concordia attesa aveva perciò un carattere esplicitamente cristiano e monarchico. La ricerca dell'armonia tra i popoli rimaneva intrecciata alla convinzione che essi dovessero essere ricondotti a una medesima fede e a un'autorità universale.

Concordia religiosa ed eterodossia

Postel dedicò alle società ottomane un'attenzione che oltrepassava gli stereotipi della polemica antiturca. Negli scritti confluiti nella République des Turcs descrisse istituzioni e costumi, riconoscendo aspetti positivi della vita sociale e religiosa. Lo studio diretto delle lingue e dei testi favoriva un confronto più articolato con l'islam e con l'ebraismo.

Questa apertura restava orientata verso un esito cristiano. Postel cercava nelle altre tradizioni elementi che potessero favorire la conversione e confermare l'esistenza di una verità originaria comune. La sua concordia non equivaleva dunque alla legittimazione permanente di confessioni differenti. Gli avversari potevano tuttavia interpretare il confronto tra le religioni come una contaminazione della fede: Henri Estienne lo accusò di voler mescolare cristianesimo, ebraismo e islam.

Le sue pretese profetiche e la dottrina del messia femminile rendevano particolarmente problematico il rapporto con le autorità ecclesiastiche. Il caso Postel mostra come la ricerca erudita sulle tradizioni religiose potesse intrecciarsi con una rivendicazione personale di autorità spirituale, provocando sospetti, censura e repressione. La sua vicenda conserva perciò un interesse specifico per la storia dell'eterodossia e dell'Inquisizione, oltre che per quella dell'orientalismo e della cabala cristiana.

Bibliografia

  • William J. Bouwsma, Concordia mundi. The Career and Thought of Guillaume Postel (1510–1581), Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1957.
  • Jean-Pierre Brach, Illicit Christianity: Guillaume Postel, Kabbalah and a “Transgender” Messiah, in «Religio», 27, 1, 2019, pp. 3-15.
  • Maria Vittoria Comacchi, Representation of space(s): cosmography and world history in Guillaume Postel's De universitate liber (1552), in «Intellectual History Review», 36, 1, 2026, pp. 133-156.
  • Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Laterza, Roma-Bari 1993.
  • Alain Ekorong, Guillaume Postel, the Shechinah, and the Feminine Principle, in Kathleen P. Long (a cura di), Gender and Scientific Discourse in Early Modern Culture, Ashgate, Farnham-Burlington 2010, pp. 41-62.
  • Marion Leathers Kuntz, Guillaume Postel: Prophet of the Restitution of All Things. His Life and Thought, Martinus Nijhoff, The Hague-Boston-London 1981.
  • Marion Leathers Kuntz (a cura di), Postello, Venezia e il suo mondo, Leo S. Olschki, Firenze 1988.
  • Marion Leathers Kuntz, Marcantonio Giustiniani, Venetian Patrician and Printer of Hebrew Books, and his Gift to Guillaume Postel: Quid pro quo?, in «Studi veneziani», n.s., 17, 1989, pp. 51-63.
  • Ronit Meroz, Judith Weiss, The source of Guillaume Postel's 1553 Zohar Latin translation, in «Renaissance Studies», 29, 2, 2015, pp. 247-260.
  • Yvonne Petry, Gender, Kabbalah and the Reformation: The Mystical Theology of Guillaume Postel (1510–1581), Brill, Leiden-Boston 2004.
  • Daniele Santarelli (a cura di), La nunziatura di Venezia sotto il papato di Paolo IV: la corrispondenza di Filippo Archinto e Antonio Trivulzio (1555–1557), Aracne editrice, Roma 2010.
  • François Secret, Guillaume Postel, le Pantopaeon, in «Revue de l'histoire des religions», 165, 2, 1964, pp. 203-235.
  • François Secret, Guillaume Postel en la place de Realte, in «Revue de l'histoire des religions», 192, 1, 1977, pp. 57-92.
  • Paolo Simoncelli, La lingua di Adamo. Guillaume Postel tra accademici e fuoriusciti fiorentini, Leo S. Olschki, Firenze 1984.
  • Aldo Stella, Il processo veneziano di Guglielmo Postel, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», 22, 1968, pp. 425-441.
  • Georges Weill, Vie et caractère de Guillaume Postel, traduzione dal latino e aggiornamento a cura di François Secret, Archè, Milano 1987.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License