Guerre di religione in Francia (1562-1598)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Guerre di religione in Francia è la denominazione con cui si indica la lunga serie di conflitti civili e politici che, tra il 1562 e il 1598, contrapposero nel Regno di Francia cattolici e protestanti, generalmente indicati come ugonotti. Le divisioni confessionali si intrecciarono con le rivalità tra le grandi famiglie aristocratiche, con la debolezza della monarchia durante i regni di Francesco II, Carlo IX ed Enrico III e con l’intervento delle potenze straniere. La storiografia distingue tradizionalmente otto guerre, separate da pacificazioni ed editti di tolleranza quasi sempre effimeri, fino al risolutivo Editto di Nantes (1598).

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Antefatti

La diffusione del calvinismo in Francia, particolarmente significativa tra la nobiltà, nei ceti urbani e in alcune regioni meridionali e occidentali, provocò a partire dagli anni cinquanta del Cinquecento un progressivo inasprimento della repressione. Alla morte di Enrico II nel 1559, l’ascesa al trono del giovane Francesco II accrebbe il peso politico della famiglia dei Guisa, esponente del cattolicesimo intransigente. Nel marzo 1560 alcuni nobili protestanti tentarono senza successo di sottrarre il sovrano alla loro influenza con la cosiddetta congiura di Amboise, cui seguì una dura repressione.
Dopo la morte di Francesco II, avvenuta il 5 dicembre 1560, salì al trono il fratello Carlo IX, ancora minorenne, sotto la reggenza della madre Caterina de' Medici. Quest’ultima, sostenuta dal cancelliere Michel de L’Hospital, cercò inizialmente di favorire una composizione del conflitto. Il colloquio di Poissy del settembre 1561, al quale partecipò anche Théodore de Bèze, non riuscì tuttavia a conciliare cattolici e riformati. Con l’Editto di Saint-Germain del 17 gennaio 1562 fu riconosciuta agli ugonotti una limitata libertà di culto al di fuori delle città.

Le otto guerre di religione

Prima guerra di religione (1562-1563)

Il conflitto ebbe inizio dopo il massacro di Wassy del 1° marzo 1562, quando gli uomini di Francesco di Guisa attaccarono una comunità ugonotta riunita per il culto, provocando numerose vittime. Luigi I di Borbone, principe di Condé, assunse la guida delle forze protestanti e occupò Orléans, mentre gli ugonotti presero il controllo di diverse città.
La guerra fu segnata dall’assedio di Rouen e dalla battaglia di Dreux del 19 dicembre 1562. Nel corso delle operazioni morirono alcuni dei maggiori esponenti dello schieramento cattolico: Antonio di Borbone, re di Navarra, il maresciallo Jacques d’Albon de Saint-André e Francesco di Guisa, ferito mortalmente durante l’assedio di Orléans. La scomparsa di questi protagonisti rafforzò la posizione politica di Caterina de’ Medici e favorì la conclusione del conflitto.
L’Editto di Amboise del 19 marzo 1563 riconobbe la libertà di coscienza e una limitata libertà di culto agli ugonotti, differenziata in base alla condizione sociale e al luogo di residenza.

Seconda guerra di religione (1567-1568)

La pace si rivelò precaria. Il timore suscitato tra gli ugonotti dalla politica della monarchia e dal passaggio di truppe spagnole nei pressi dei confini francesi portò, nel settembre 1567, al tentativo di impadronirsi della persona del re, noto come sorpresa di Meaux. Carlo IX e Caterina de’ Medici riuscirono a raggiungere Parigi, mentre le ostilità si estesero rapidamente.
Il 10 novembre 1567 si combatté la battaglia di Saint-Denis, durante la quale fu mortalmente ferito il conestabile Anne de Montmorency. L’esaurimento finanziario di entrambe le parti condusse alla pace di Longjumeau del 23 marzo 1568, che ripristinò sostanzialmente le condizioni stabilite ad Amboise.

Terza guerra di religione (1568-1570)

La pace di Longjumeau durò pochi mesi. Il tentativo di arrestare Condé e l’ammiraglio Gaspard de Coligny spinse i capi ugonotti a rifugiarsi a La Rochelle e a riprendere le armi. Gli ugonotti ricevettero aiuti dall’Inghilterra e dai principi protestanti tedeschi, mentre la monarchia francese fu sostenuta dalla Spagna e dal papato.
Il principe di Condé fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Jarnac del 13 marzo 1569. La guida del partito protestante passò quindi a Coligny e, simbolicamente, al giovane Enrico di Navarra. Dopo una nuova sconfitta ugonotta a Moncontour, il 3 ottobre 1569, Coligny riuscì a riorganizzare le proprie forze e a minacciare le regioni centrali del regno.
La pace di Saint-Germain dell’8 agosto 1570, detta anche paix de la Reine, riconobbe agli ugonotti la libertà di coscienza, una parziale libertà di culto e il possesso temporaneo di quattro piazzeforti di sicurezza, tra le quali La Rochelle.

Quarta guerra di religione (1572-1573)

Il 18 agosto 1572 il matrimonio tra il protestante Enrico di Navarra e Margherita di Valois, sorella di Carlo IX, avrebbe dovuto suggellare la riconciliazione nazionale. Il 22 agosto l’ammiraglio Coligny rimase però ferito in un attentato. Nella notte tra il 23 e il 24 agosto il re, Caterina de’ Medici e i maggiori esponenti della corte decisero l’eliminazione dei principali capi ugonotti presenti a Parigi.
L’uccisione di Coligny e degli altri capi protestanti diede origine al massacro della notte di San Bartolomeo, che si estese da Parigi a numerose città del regno, provocando migliaia di vittime. Enrico di Navarra, trattenuto a corte, fu costretto ad abiurare il calvinismo.
La ripresa della guerra si concentrò intorno alle roccaforti protestanti, in particolare La Rochelle, sottoposta a un lungo assedio dalle truppe regie. La resistenza della città e l’elezione del duca d’Angiò, fratello del re, al trono di Polonia favorirono la conclusione della pace di La Rochelle, sancita nel luglio 1573. La libertà di culto ugonotta fu limitata a La Rochelle, Montauban e Nîmes.

Quinta guerra di religione (1574-1576)

Alla morte di Carlo IX, il 30 maggio 1574, gli successe il fratello Enrico III. Il conflitto assunse un carattere sempre più politico. Agli ugonotti si unirono infatti i cosiddetti malcontents, nobili cattolici moderati ostili all’influenza dei Guisa e alla concentrazione del potere nelle mani della monarchia. Tra essi figurava Francesco Ercole di Valois, duca d’Alençon e poi d’Angiò, fratello minore del re.
Nel febbraio 1576 Enrico di Navarra riuscì a fuggire dalla corte, tornò al calvinismo e assunse nuovamente la guida politica e militare degli ugonotti. La guerra terminò con l’Editto di Beaulieu del 6 maggio 1576, detto anche paix de Monsieur. L’editto accordava ai protestanti una larga libertà di culto, l’accesso alle cariche pubbliche e diverse piazzeforti di sicurezza.
Le concessioni suscitarono la reazione dei cattolici intransigenti e favorirono la formazione della Lega cattolica, organizzata sotto la guida di Enrico di Guisa.

Sesta guerra di religione (1577)

Sotto la pressione della Lega cattolica e degli Stati generali, Enrico III cercò di ridimensionare le concessioni accordate agli ugonotti. Le ostilità ripresero nel maggio 1577 e furono caratterizzate soprattutto da assedi e operazioni locali.
La pace di Bergerac del 14 settembre e il successivo Editto di Poitiers del 17 settembre 1577 limitarono fortemente quanto era stato concesso a Beaulieu. Il culto protestante rimase autorizzato soltanto in alcune località e nei possedimenti di determinati signori. Intanto acquistava crescente importanza il partito dei politiques, formato da cattolici e protestanti che anteponevano la pace civile e la conservazione dello Stato all’uniformità confessionale.

Settima guerra di religione (1579-1580)

Le ostilità ripresero nel novembre 1579, soprattutto nelle regioni sud-occidentali. Il conflitto, di dimensioni più limitate rispetto ai precedenti, fu chiamato anche guerra degli amanti (guerre des amoureux), denominazione legata all’attivismo di Enrico di Navarra e alle vicende galanti attribuite alla sua corte.
La guerra si concluse con il trattato di Fleix del 26 novembre 1580, che confermò in larga misura le disposizioni dell’Editto di Poitiers. La pacificazione rimase tuttavia fragile, poiché il problema della successione al trono stava ormai sovrapponendosi alla contrapposizione religiosa.

Ottava guerra di religione o guerra dei tre Enrichi (1585-1598)

La morte di Francesco Ercole di Valois, avvenuta il 10 giugno 1584, rese Enrico di Navarra, protestante e primo principe del sangue, erede presuntivo al trono. La prospettiva di un sovrano calvinista provocò la riorganizzazione della Lega cattolica. Con il trattato di Joinville del 31 dicembre 1584, i Guisa conclusero un’alleanza con Filippo II di Spagna e indicarono come erede il cardinale Carlo di Borbone.
L’ottava guerra coinvolse tre protagonisti: Enrico III di Valois, re di Francia; Enrico di Guisa, capo della Lega cattolica; ed Enrico di Navarra, guida degli ugonotti. Enrico III fu inizialmente costretto a revocare le concessioni fatte ai protestanti. Enrico di Navarra conseguì però un’importante vittoria nella battaglia di Coutras del 20 ottobre 1587.
Nel maggio 1588 l’insurrezione parigina nota come giornata delle barricate obbligò Enrico III ad abbandonare la capitale. Temendo di essere definitivamente sopraffatto dalla Lega, il sovrano fece assassinare Enrico di Guisa il 23 dicembre 1588 e il fratello di questi, il cardinale Luigi di Guisa, il giorno seguente. Enrico III si alleò quindi con Enrico di Navarra e pose l’assedio a Parigi, ma il 1° agosto 1589 fu ferito mortalmente dal domenicano Jacques Clément.
Enrico di Navarra divenne re con il nome di Enrico IV, ma dovette conquistare militarmente il regno contro la Lega cattolica e gli eserciti spagnoli. Dopo le vittorie di Arques e Ivry, comprese che la propria conversione era necessaria per ottenere un riconoscimento più ampio. Il 25 luglio 1593 abiurò il calvinismo e abbracciò il cattolicesimo; nel marzo 1594 poté entrare a Parigi e nel settembre 1595 ottenne l’assoluzione di papa Clemente VIII.

L’Editto di Nantes, promulgato il 13 aprile 1598, riconobbe agli ugonotti la libertà di coscienza, una libertà di culto regolamentata, l’accesso alle cariche pubbliche e il possesso temporaneo di piazzeforti di sicurezza. La successiva pace di Vervins del 2 maggio 1598 pose fine alla guerra tra Francia e Spagna e segnò convenzionalmente la conclusione delle guerre di religione.

Le guerre di religione francesi non furono soltanto uno scontro tra cattolicesimo e calvinismo. La componente confessionale rimase fondamentale, ma si intrecciò progressivamente con le rivalità dinastiche e aristocratiche, con la crisi dell’autorità monarchica, con le autonomie cittadine e provinciali e con l’intervento di Spagna, Inghilterra, papato e principi protestanti tedeschi.
Nel corso dei conflitti si affermò gradualmente l’idea, sostenuta soprattutto dai politiques, che la conservazione della monarchia e della pace civile dovesse prevalere sull’imposizione dell’unità religiosa. L’Editto di Nantes non introdusse una piena tolleranza nel significato moderno del termine, ma stabilì una forma regolamentata e territorialmente delimitata di coesistenza confessionale.

Bibliografia essenziale

Dizionari storici

  • Histoire et dictionnaire des guerres de religion
  • La France de la Renaissance

Sintesi e monografie

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  • Denis Crouzet, Les guerriers de Dieu. La violence au temps des troubles de religion, vers 1525-vers 1610, 2 voll., Champ Vallon, Seyssel 1990.
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  • Daniele Santarelli, Domizia Weber, La Riforma protestante in 100 date, Della Porta, Pisa 2017.
  • Nicola M. Sutherland, The Huguenot Struggle for Recognition, Yale University Press, New Haven-London 1980.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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