Spinelli, Giuseppe

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giuseppe Spinelli (Napoli, 1° febbraio 1694 – Roma, 12 aprile 1763) è stato un cardinale, arcivescovo di Napoli, prefetto di Propaganda Fide e membro delle Congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio.

Formazione e carriera ecclesiastica

Apparteneva al ramo degli Spinelli marchesi di Fuscaldo ed era figlio di Maria Imperiali, sorella del cardinale Giuseppe Renato Imperiali. Fu quest'ultimo a seguirne la formazione e a favorirne l'inserimento nella Curia romana. Dal 1707 circa studiò presso il Seminario Romano; ricevette la tonsura il 30 settembre 1713 e conseguì il dottorato in diritto civile e canonico alla Sapienza l'11 settembre 1717.

Nel 1719 compì un viaggio attraverso Germania, Paesi Bassi e Francia. Il 24 maggio 1721 fu nominato internunzio nelle Fiandre; il 5 settembre 1725 divenne arcivescovo titolare di Corinto e il giorno successivo nunzio nelle Fiandre. Durante la missione contrastò il giansenismo e sostenne l'autorità romana nelle controversie ecclesiastiche dei Paesi Bassi.

Rientrato a Roma, il 12 maggio 1731 fu nominato segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Il 27 novembre 1732 prestò giuramento come uditore dello zio Giuseppe Renato Imperiali per gli affari del Sant'Uffizio. Il 20 settembre 1733 divenne prelato consultore della Congregazione dell'Esame dei Vescovi.

Arcivescovo di Napoli

Il 15 dicembre 1734 fu nominato arcivescovo di Napoli. Clemente XII lo creò cardinale il 17 gennaio 1735; il 14 marzo successivo ricevette il titolo di S. Pudenziana. Nello stesso periodo entrò nelle Congregazioni dell'Immunità ecclesiastica, del Concilio, di Propaganda Fide e dei Vescovi e Regolari.

Il suo governo diocesano si sviluppò nel difficile rapporto tra la Santa Sede e la monarchia borbonica. Dopo una prima fase condizionata dalle trattative concordatarie, promosse la formazione del clero, avvalendosi di collaboratori quali Alfonso de' Liguori, Alessio Simmaco Mazzocchi e il vicario generale Gennaro Majelli. Nel 1741 fondò un'Accademia di scienze ecclesiastiche; nel 1744 istituì un seminario destinato ai chierici dei casali e nel 1745 organizzò il liceo arcivescovile. Intervenne inoltre sull'organizzazione della curia e sul suo archivio.

Alla metà degli anni Quaranta il sospetto che intendesse introdurre l'Inquisizione romana aggravò lo scontro con il governo e l'opposizione cittadina. Dal 1752 risiedette a Roma e l'8 febbraio 1754 rinunciò all'arcivescovado.

Attività nelle congregazioni romane

Il 14 gennaio 1740 era stato nominato membro della Congregazione dell'Indice. Il 22 agosto 1752 entrò nella Congregazione sopra la correzione dei libri della Chiesa orientale e il 5 settembre 1756 divenne prefetto di Propaganda Fide.

Il 9 luglio 1758 fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio e il 26 luglio successivo prestò il giuramento per l'assunzione dell'incarico. La sua partecipazione alla Congregazione come cardinale inquisitore risale dunque al 1758, mentre il precedente incarico del 1732 riguardava il servizio come uditore del cardinale Imperiali per gli affari inquisitoriali.

Vescovo suburbicario di Palestrina dal 1753, il 13 luglio 1759 passò a Porto e S. Rufina; il 13 luglio 1761 divenne vescovo di Ostia e Velletri e decano del Collegio cardinalizio.

Dopo la morte dello zio Giuseppe Renato Imperiali, avvenuta nel 1737, amministrò almeno una parte della sua biblioteca. Anche la disponibilità di raccolte librarie accompagnò il suo impegno per l'istruzione ecclesiastica.

Morì a Roma il 12 aprile 1763.

Bibliografia

  • Marcella Campanelli, Note sul clero del suburbio napoletano durante l'episcopato del card. Giuseppe Spinelli (1734-1754), in «Campania Sacra», 27, 1996, pp. 179-206.
  • Romeo De Maio, Società e vita religiosa a Napoli nell'età moderna (1656-1799), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1971, pp. 204-208, 218-219.
  • MORONI, vol. LXVIII (1854), pp. 290-292.
  • Giulio Sodano, Spinelli, Giuseppe, in DBI, vol. 93 (2018).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1198-1200.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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