Della Somaglia, Giulio Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giulio Maria della Somaglia (Piacenza, 29 luglio 1744 - Roma, 2 aprile 1830) è stato un cardinale e uomo di Curia, cardinale segretario della Congregazione del Sant'Uffizio dal 1814 alla morte e segretario di Stato dal 1823 al 1828.

Appartenente al ramo piacentino della famiglia Cavazzi della Somaglia, era figlio di Carlo Maria Cavazzi e di Marianna Fenaroli. Battezzato con il nome di Giulio Cesare, assunse in seguito quello di Giulio Maria; nelle fonti compare anche come Giulio Maria Cavazzi Capece Anguillara della Somaglia.

Studiò al Collegio Nazareno di Roma dal 1756 al 1764 e conseguì il dottorato in utroque iure all'Università La Sapienza. Nel 1769 divenne cameriere segreto e nel 1773 prelato domestico e referendario delle Segnature. Il 25 marzo 1775 fu nominato segretario della Congregazione delle Indulgenze; dal 10 luglio 1784 al 2 gennaio 1787 fu segretario della Congregazione dei Riti e dal 1787 al 1795 segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari.

Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 2 giugno 1787 e il 15 dicembre 1788 fu nominato patriarca titolare di Antiochia. Il 18 dicembre dello stesso anno fu posto alla guida della prima congregazione incaricata di esaminare gli atti del sinodo di Pistoia. A una fase giovanile nella quale gli furono attribuite simpatie per alcuni ambienti giansenisti e riformatori seguì un progressivo irrigidimento delle sue posizioni: divenne uno dei principali esponenti dell'area curiale intransigente e un protettore degli ex gesuiti negli anni della soppressione della Compagnia.

Il 20 gennaio 1795 divenne pro-vicario della diocesi di Roma. Creato cardinale da Pio VI il 1° giugno 1795, il 22 settembre successivo fu nominato vicario generale di Roma, incarico che mantenne fino al 1818. Nello stesso giorno fu aggregato, tra le altre, alle Congregazioni dell'Immunità ecclesiastica, dei Vescovi e Regolari e del Sant'Uffizio. Per quest'ultima nomina prestò il giuramento come cardinale inquisitore il 23 settembre 1795.

Il 9 luglio 1800 fu nominato prefetto della Congregazione dei Riti. Nel contesto dei conflitti tra Napoleone e la Santa Sede fu espulso da Roma e deportato in Francia. Nel 1810 fu tra i cosiddetti «cardinali neri», che rifiutarono di prendere parte alle nozze religiose di Napoleone con Maria Luisa d'Asburgo. Rimase in Francia, tra Mézières, Charleville e altre sedi di relegazione, fino al 1814.

Dopo la Restaurazione assunse un ruolo di primo piano nella riorganizzazione della Curia romana. Il 20 maggio 1814 fu nominato arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano e, nella stessa data, cardinale segretario del Sant'Uffizio, incarico che mantenne fino alla morte. Il 19 luglio 1814 entrò inoltre nella Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari.

Il 26 settembre 1814 divenne cardinale vescovo di Frascati. Il 18 novembre 1818 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice e della Congregazione di Propaganda Fide. Il 21 dicembre 1818 passò alla sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina. Il 27 marzo 1819 entrò nella Congregazione della Visita Apostolica e il 29 maggio 1820 divenne cardinale vescovo di Ostia e Velletri e decano del Sacro Collegio.

Partecipò da protagonista al conclave del 1823, nel quale fu egli stesso uno dei candidati al pontificato. Eletto Leone XII, il 28 settembre 1823 il nuovo pontefice lo nominò segretario di Stato e pro-prefetto di Propaganda Fide. Lasciò la Segreteria di Stato nel giugno 1828. Il 26 gennaio 1827 era stato inoltre nominato bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Politicamente ed ecclesiologicamente si collocò negli ultimi decenni della sua vita nell'area degli intransigenti. Avversò soprattutto gli aspetti delle riforme che giudicava lesivi delle prerogative della Chiesa e delle immunità ecclesiastiche, pur mostrando in singole questioni una certa capacità di adattamento ai mutamenti prodotti dall'età rivoluzionaria e napoleonica. La sua lunga permanenza ai vertici del Sant'Uffizio, dal 1814 al 1830, ne fece una delle figure centrali dell'apparato dottrinale e censorio romano nell'età della Restaurazione.

Morì a Roma il 2 aprile 1830 e fu sepolto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Bibliografia

  • Philippe Boutry, Souverain et pontife: recherches prosopographiques sur la Curie romaine à l'âge de la Restauration (1814-1846), École française de Rome, Rome 2002, pp. 363-365.
  • MORONI, vol. LXVII (1854), pp. 175-181.
  • Luca Sandoni, Somaglia, Giulio Maria della, in DBI, vol. 93 (2018).
  • Herman H. Schwedt, Tobias Lagatz, Prosopographie von romischer Inquisition und Indexkongregation: 1814-1917, Schöningh, Paderborn 2005, vol. I, pp. 471-474.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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