Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Battista Spinola (Genova, 4 agosto 1646 – Roma, 19 marzo 1719) è stato un cardinale. Fu membro della Congregazione del Sant'Uffizio tra il 1718 e il 1719. Ebbe un nipote omonimo, Giovanni Battista Spinola iunior, anche lui cardinale e membro della Congregazione del Sant'Uffizio. Un altro omonimo appartenente alla stessa famiglia, nato nel 1615 e morto nel 1704, era stato arcivescovo di Genova e cardinale dal 1681.
Appartenente al patriziato genovese, era figlio del senatore Francesco Spinola e di Pompilia Cattaneo, nipote del cardinale Giulio Spinola e fratello di Giorgio, vescovo di Albenga. In quanto primogenito, la famiglia avrebbe voluto destinarlo al matrimonio con una donna della famiglia Doria, per assicurare la discendenza. Dopo un soggiorno a Vienna presso lo zio Giulio, allora nunzio apostolico, e il ritorno in Italia nel 1670, intraprese invece la carriera ecclesiastica.
Il 10 giugno 1670 divenne referendario delle due Segnature. Dal 1672 al 1682 ricoprì incarichi di governo a Fano e in altre tre città dello Stato pontificio. Attestato come ponente della Congregazione della Consulta nel 1678, il 28 febbraio 1688 fu nominato commendatore dell'arcispedale di Santo Spirito in Sassia a Roma. Il 12 ottobre 1689 divenne segretario della Consulta e il 28 luglio 1691 governatore di Roma.
Innocenzo XII lo creò cardinale il 12 dicembre 1695; il 2 gennaio 1696 ricevette il titolo di San Cesareo in Palatio. Fu membro delle congregazioni del Concilio, della Consulta, della Fabbrica di San Pietro e dell'Immunità ecclesiastica. Il 25 febbraio 1697 fu nominato legato apostolico a Bologna. Nel 1709 entrò nell'Accademia dell'Arcadia.
Il suo ingresso tra i membri della Congregazione del Sant'Uffizio avvenne presumibilmente nel 1718. La sua appartenenza alla Congregazione è documentata dalle Notizie del 1719. Morì a Roma il 19 marzo di quello stesso anno.
Bibliografia
- Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, nella stamperia Pagliarini, Roma 1792-1797, vol. VIII, pp. 49-50.
- Giovanni Mario Crescimbeni, Notizie istoriche degli arcadi morti, Roma 1720-1721, vol. II, pp. 197-199.
- Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 1205-1207.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]