Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giovanni Battista Ciampoli (Firenze, 1590 - Jesi, 8 settembre 1643) è stato un prelato, letterato e studioso di filosofia naturale. Amico di Galileo Galilei, ebbe un ruolo importante nei rapporti fra lo scienziato e la Curia romana.
Biografia
Formatosi nell'ambiente della corte medicea, conobbe Galileo nel 1608. L'incontro contribuì a orientare i suoi interessi verso la matematica e lo studio della natura. Dopo aver studiato a Padova e Bologna, si laureò in utroque iure a Pisa nel 1614 e intraprese la carriera ecclesiastica a Roma. Grazie anche al rapporto con Galileo, nel 1618 fu accolto nell'Accademia dei Lincei.
Ciampoli mantenne con Galileo una fitta corrispondenza e ne sostenne le iniziative presso gli ambienti curiali. Già durante le controversie del 1615 cercò di rassicurarlo, invitandolo tuttavia alla prudenza nelle questioni riguardanti l'interpretazione delle Scritture. Seguì poi le discussioni suscitate dagli scritti sulle comete e favorì la circolazione del Saggiatore, comunicando a Galileo l'accoglienza riservata all'opera da Urbano VIII.
Sotto Gregorio XV Ciampoli aveva ottenuto l'incarico di segretario dei brevi segreti ai principi, nel quale fu confermato da Urbano VIII, che lo volle anche suo cameriere d'onore. La posizione raggiunta gli permise di intervenire nella complessa procedura per l'autorizzazione alla stampa del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Nel 1630 consigliò a Galileo di recarsi personalmente a Roma per trattare la questione dell'imprimatur con il maestro del Sacro Palazzo, Niccolò Riccardi.
Nella primavera del 1632 Ciampoli perse il favore del papa e fu estromesso dalla segreteria dei brevi. Dopo la pubblicazione del Dialogo, Urbano VIII gli attribuì responsabilità nel modo in cui era stata ottenuta l'autorizzazione alla stampa. Alla sua caduta contribuirono anche i conflitti politici nella Curia, in particolare i sospetti suscitati dai suoi rapporti con ambienti vicini al cardinale Gaspare Borgia. Allontanato da Roma nello stesso anno, ricevette incarichi di governo a Montalto, Norcia, San Severino, Fabriano e infine Jesi. Non tornò stabilmente alla corte pontificia.
Continuò a studiare e a mantenere rapporti con la cerchia galileiana. Evangelista Torricelli lavorò per diversi anni come suo segretario e condivise con lui interessi matematici e scientifici. Durante questo periodo Ciampoli progettò un'ampia opera di filosofia naturale, oggi conservata solo in parte.
La sorte dei suoi scritti costituisce un ulteriore motivo d'interesse per la storia della censura. Alla morte lasciò i manoscritti al re di Polonia Ladislao IV, ma il Sant'Uffizio li prelevò per esaminarli prima della spedizione. Anche la Congregazione dell'Indice si occupò delle sue opere. Nelle edizioni postume curate da Sforza Pallavicino, amico di Ciampoli, gli scritti furono selezionati e modificati, attenuandone alcuni aspetti legati alla filosofia naturale e alla cultura galileiana. Non risultano prove di un processo del Sant'Uffizio contro Ciampoli in vita.
Bibliografia
- Augusto De Ferrari, Ciampoli, Giovanni Battista, in DBI, vol. 25, 1981.
- Antonio Favaro, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. VII. Giovanni Ciampoli, in "Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti", 62, 1902-1903, parte II, pp. 91-135.
- Federica Favino, «Quel petardo di mia fortuna». Riconsiderando la «caduta» di Giovan Battista Ciampoli, in Largo campo di filosofare. Eurosymposium Galileo 2001, a cura di José Montesinos e Carlos Solís, Fundación Canaria Orotava de Historia de la Ciencia, La Orotava 2001, pp. 863-882.
- Federica Favino, Un caso di censura postuma: la filosofia naturale di Giovanni Ciampoli, in I primi Lincei e il Sant'Uffizio. Questioni di scienza e di fede, Bardi, Roma 2005, pp. 141-156.
- Federica Favino, Ciampoli, Giovanni Battista, in DSI, vol. 1, pp. 330-331.
- Federica Favino, La filosofia naturale di Giovanni Ciampoli, Olschki, Firenze 2015.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]