Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Giordano da Pisa (Giordano da Rivalta o da Rivalto, Pisa 1260 - Piacenza 1311) è stato un predicatore dell’Ordine Domenicano che ricevette una solida formazione teologica passando per Pisa, Bologna, Parigi. Con l’espressione Rivalta, che si utilizzava di seguito al nome del religioso, una pratica piuttosto comune nel medioevo per evidenziare la provenienza topografica e il luogo di giurisdizione, si identificava verosimilmente il borgo di Rio Alto, che si trovava tra le colline superiori pisane, una rocca fortificata da cui proveniva la famiglia di Giordano. Entrato nell’Ordine Domenicano intorno ai vent’anni nella sua città natale, all’incirca nel 1279, frequentò l’anno successivo dapprima lo Studio Domenicano a Pisa dove era promosso l’insegnamento della teologia e della filosofia tra il Convento di San Domenico e la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria in cui proliferò l’attività degli amanuensi per la riproduzione di testi e dove Giordano venne a contatto con un’ingente biblioteca che si sviluppò progressivamente per lasciti e donazioni, si perfezionò tra il 1282 allo Studium di Bologna, istituito subito dopo la morte di San Domenico nel 1221, per strutturare la formazione dei frati attraverso la divulgazione del pensiero tomista di importanza cruciale per l’oratoria e la salvezza delle anime, e infine si trasferì a Parigi, pilastro fondamentale per la dottrina scolastica e i capisaldi del nuovo ordine spesso coinvolto in dispute legate al pensiero dell’Aquinate in forte rivalità con le rispettive università locali. Giordano aveva incarnato le aspettative dantesche affinché il predicatore duecentesco fosse sia un sapiente filosofo sia un fine teologo al di là di ogni retorica struttura rigidamente uniforme e per certi aspetti divenuta noiosa. La predicazione doveva poggiare sui testi sacri indispensabili all’oratore per oltrepassare l’incolto analfabetismo umano ed entrare nel cuore chi si poneva all’ascolto del messaggio evangelico. Con preparazione approfondita, una formazione ineccepibile, un eccellente percorso culturale, si apprestò a rientrare a Pisa sul finire del 1287, dove fu investito della facoltà di insegnamento integrando la filosofia di Aristotele con la tradizione cristiana così come aveva acquisito in Francia. Due anni dopo tra il 1289 e il 1290 fu trasferito a Perugia, nel cosiddetto Studium Solenne, dimostrando una profonda padronanza della ragione e della teologia per contrastare le eresie che si erano propagate ovunque sul finire del XIII secolo, dominando la scena italica contro Catari, Valdesi e l’ascesa dei nuovi movimenti pauperistici (apostolici) e imponendo al papato e al suo esercito (ordini mendicanti) una stretta repressione contro le devianze dottrinali. Nel 1294, Giordano sembrava si trovasse di nuovo a Perugia, in cui era in corso un lungo ed estenuante conclave che avrebbe elevato al soglio petrino Celestino V di cui era uno dei grandi elettori e assistette alla morte del cardinale Latino Malebranca prima della fine delle votazioni. Giordano in questa situazione di estrema tensione non esitò a predicare anche in quella, Viterbo, che era stata un tempo non troppo lontano città papale tra il 1257 e il 1281 con Alessandro IV e Gregorio IX nel quale venne assegnato come lettore a Santa Maria in Gradi. Queste tappe intermedie della vita di Giordano avevano rappresentato una preparazione evangelica, servendosi degli strumenti concettuali per il Grande Capitolo Generale dell’Ordine Domenicano nella città di Colonia nel maggio del 1301, che fu ricordato per la definizione della nuova divisione territoriale dell’Ordine (ad esempio la frammentazione della provincia di Lombardia), l’elezione del maestro generale in maniera autonoma dalle direttive papali, lo scontro con l’autorità pontificia che con Benedetto XI voleva ridurre le distanze con il governo dell’Ordine limitando il controllo della curia sul movimento. Rientrato nuovamente in Italia intorno al 1303 si trovò a insegnare presso la Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze dove diede sfoggiò della sua abilità oratoria nel Quaresimale Fiorentino un ciclo di prediche che egli pronunciò tra il 16 febbraio 1305 e il 10 aprile 1306. Nelle eloquenze aveva affermato che la penitenzia era composta da tre parti: contrizione, confessione, satisfazione. Come nelle lettere paoline veniva evidenziato che il Cristo era il corpo mistico della Chiesa e i credenti ne erano le membra, la penitenzia era come un braccio proteso che possedeva più parti, la mano e le dita, e queste ultime avevano addirittura altre parti, così la penitenzia doveva manifestarsi nel rispetto del digiuno, nell’elargizione dell’elemosina attraverso la carità e nella contemplazione, azione e predicazione che univano l’elemento personale a quello liturgico della Chiesa. Giordano si dimostra già nel Quaresimale, incisivo, persuasivo, risolutivo, con forte carica emotiva verso la folla coinvolgente ed empatica, inedito e stravagante nella prosa, un brillante predicatore popolare nella condizione di essere seguito tra Pisa e Firenze con un importante lascito in volgare redatto in forma di reportationes straordinariamente abbondante. La predicazione esplora proprio le sfumature della rigorosa adesione al sistema di credenze volgarizzato e allo stesso modo a catturare l’uditorio. Questa capacità oratoria lo condurrà di lì a poco ad assumere al capitolo provinciale di Spoleto nel 1303 l’incarico di predicatore generale dell’Ordine Domenicano, che fu confermato a Rieti nel 1305, ed iniziare un lungo peregrinare tra Pisa e Parigi dove fu annoverato tra i docenti della Sorbona. Nel frattempo, non aveva esitato a redimere nelle oratorie la profanazione delle ostie da parte degli ebrei avvenuta in Germania prima della fine del secolo, che condannerà fermamente come atto sacrilego ai limiti dell’eresia. Morirà in circostanze mai del tutto chiarite nei pressi di Piacenza nell’agosto del 1311 nel viaggio che avrebbe dovuto ricondurlo a Parigi. Si servì della parola e del ragionamento persuasivo logico e razionale per trasmettere i valori della fede e dirimere le questioni dottrinali anziché dare vita a un’azione di coercizione e percosse. Giordano non lesinò di criticare apertamente quelle eresie del passato che considerava d’intralcio per lo sviluppo del cristianesimo, ovvero l’arianesimo e il manicheismo, facendone l’esempio indiretto per confutare le idee dei sedicenti novatori. Un carattere più generale, enciclopedico, saranno le similitudini inconsuete ed eterogenee legate al mondo animale e al rispetto del digiuno per evidenziare le dure battaglie dello spirito interiore contro la maligna cosa. Giordano portò avanti una rappresentazione visuo-temporale tra l’astinenza curativa e la purificazione di corpo e quello spirituale di recupero dell’equilibrio per un cambiamento che porta a una rinascita e la metafora del serpente parassita che l’essere umano era costretto ad allontanare attraverso una dieta del digiuno forzato, nutrendosi solo di particolari erbe amare per affamare il parassita. La vita comune dei domenicani non era importante solo per l’esercizio reciproco della carità fraterna, ma anche per la predicazione e la divulgazione della fede, che Giordano seppe esprimere attraverso dinamiche relazionali e comunicative sulla enunciazione e uditorio che variavano a seconda della natura del legame: interazione e scambio dialogico evidenziano la bidirezionalità attiva; comunione e empatia si concentrano sulla sintonia emotiva e spirituale; correlazione descrive l’interdipendenza tra i due ruoli.
Fonti e bibliografia
- Defensor Locociagensis, Scintillarum liber, LXXVII, in Patrologia latina cursus completus, series latina, accurante J.P. Migne, Garnier, Paris 1844 sgg., vol. LXXX, col. 711.
- Carlo Delcorno, La predicazione nell’età comunale, Sansoni, Firenze 1974.
- Giordano da Pisa, Quaresimale fiorentino (1305-1306), ed. critica a cura di Carlo Delcorno, Sansoni, Firenze 1974.
- Giordano da Pisa e l’antica predicazione volgare, a cura di Carlo Delcorno, Leo S. Olschki, Firenze 1975.
- Predicazione volgare e volgarizzamenti, in Les Ordres Mendiants et la Ville en Italie Centrale (1220-1350), in «Mélanges de l’École Française de Rome. Moyen Âge-Temps Modernes», 89, 1977, pp. 679-689.
- Carlo Delcorno, Exemplum e letteratura. Tra Medioevo e Rinascimento, Il Mulino, Bologna 1989.
- Giordano da Pisa, Prediche inedite, a cura di Cecilia Iannella, ETS, Pisa 1997.
- Carlo Del Corno, Giordano da Pisa, in DBI, vol. 55 (1999).
- «Quasi quidam cantus». Studi sulla predicazione medievale, a cura di Giovanni Baffetti, Giorgio Forni, Silvia Serventi, Oriana Visani, Leo S. Olschki, Firenze 2009.
- Le prediche sul Credo di Giordano da Pisa, in “Fides virtus”. The Virtue of Faith from the Twelfth to the Early Sixteenth Century, a cura di Marco Forlivesi, Riccardo Quinto, Silvana Vecchio, Aschendorff, Münster 2014, pp. 411-447.
- Carlo Delcorno, La più antica predica di Giordano da Pisa, in "Studi e problemi di critica testuale", 96, 2018, pp. 9-48.
Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]