Besozzi, Gioacchino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gioacchino Besozzi (Milano, 23 dicembre 1679 - Tivoli, 18 giugno 1755) è stato un religioso cisterciense e cardinale, consultore e successivamente membro della Congregazione del Sant'Uffizio.

Le notizie sulle sue origini familiari sono discordanti: alcune fonti lo riconducono alla nobiltà milanese, mentre altre lo descrivono come figlio di genitori poveri. Entrò a sedici anni nella congregazione lombarda dell'ordine cisterciense e studiò teologia e lingue classiche a Milano. Fu lettore nel monastero di Chiaravalle Milanese. Nel 1720 fu nominato abate di un monastero veneziano, ma probabilmente non assunse l'incarico, proseguendo a Milano gli studi di filosofia e fisica.

Nel 1724 si trasferì a Roma, dove divenne abate di Santa Croce in Gerusalemme e procuratore generale della congregazione lombarda. Mantenne la direzione del monastero fino al 1743. Si dedicò all'ampliamento e al riordinamento della biblioteca, acquistando manoscritti e curando la catalogazione delle raccolte. Promosse inoltre l'insegnamento del greco e dell'ebraico e la costituzione di un museo di medaglie, intrattenendo rapporti con eruditi quali Filippo Argelati, Gregorio Capponi e Giuseppe Bianchini.

Il 20 maggio 1728 fu nominato consultore del Sant'Uffizio, prestando giuramento il 1° dicembre successivo. Su richiesta di Clemente XII esaminò la questione della validità dei matrimoni celebrati nei Paesi Bassi senza l'osservanza della forma prescritta dal concilio di Trento, esprimendosi favorevolmente al loro riconoscimento. I suoi pareri sulla materia furono pubblicati in raccolte dedicate alla controversia matrimoniale.

Nel 1740 fu confessore del conclave dal quale uscì eletto Benedetto XIV. Il pontefice lo creò cardinale il 9 settembre 1743; il 23 settembre ricevette il titolo di San Pancrazio e fu nominato membro delle congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio. Prestò giuramento come cardinale inquisitore il 25 settembre. Fece parte anche delle congregazioni del Concilio, dei Vescovi e Regolari e delle Indulgenze. Nel 1747 divenne penitenziere maggiore.

Nella sua attività di teologo e censore si distinse per la prudenza nei giudizi sulle controversie dottrinali. Incaricato di esaminare le opere degli agostiniani Fulgenzio Bellelli e Lorenzo Berti, ne difese l'ortodossia contro le accuse di giansenismo, raccomandando cautela nella valutazione delle dottrine sulla grazia. La ricerca di un equilibrio fra le scuole teologiche si accompagnava alla difesa dell'autorità della Santa Sede: nelle trattative per la riconciliazione della Chiesa di Utrecht sostenne la necessità di un'adesione esplicita alle condanne pontificie del giansenismo.

Morì a Tivoli il 18 giugno 1755 e fu sepolto nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

Bibliografia

  • Raimondo Besozzi, La storia della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Generoso Salomoni, Roma 1750, pp. 221-222.
  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, vol. IX, Stamperia Pagliarini, Roma 1797, pp. 21-23.
  • MORONI, vol. V (1840), pp. 187-188.
  • Giuseppe Pignatelli, Besozzi, Gioacchino, in DBI, vol. IX (1967).
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. I, pp. 157-160.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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