Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gianna, detta la Sciabla, di Anzonico, vissuta nella prima metà del XVII secolo nell'area della Leventina, è stata una donna processata e giustiziata per stregoneria. Il procedimento a suo carico si colloca in una fase matura della repressione antistregonesca in area alpina, caratterizzata da interrogatori fortemente guidati e dall’uso sistematico della tortura.
Le sue confessioni descrivono incontri con il demonio, identificato con nomi diversi, la partecipazione a danze diaboliche, la negazione formale di Dio e dei sacramenti e pratiche sessuali con esseri demoniaci. Il racconto presenta una struttura rigidamente stereotipata, con riferimenti al sabba, alla profanazione della croce e alla sessualità contro natura, elementi tipici della narrativa anti-stregonesca.
Il caso di Gianna mostra con particolare evidenza il processo di costruzione giudiziaria dell’identità della “strega”, in cui le parole dell’imputata finiscono per coincidere con ciò che i giudici si attendono di sentire. La donna fu torturata e infine condannata a morte e giustiziata, come non di rado accadeva nelle persecuzioni contro le streghe nelle aree alpine e subalpine, dove la giustizia, esercitata in prevalenza da tribunali secolari, era particolarmente severa.
Bibliografia
- Danilo Baratti, La persecuzione della stregoneria, in Raffaello Ceschi (a cura di), Storia della Svizzera italiana. Dal Cinquecento al Settecento, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2000, pp. 377-396: p. 378.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]