Marsicano, Giangiacomo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


Giangiacomo Marsicano detto Cirignolo è stato un pescatore napoletano del XVI sec., improvvisatosi - con un certo successo - esorcista.

Il suo è un curioso ma non raro caso di "esorcista abusivo" nella Napoli della Controriforma.
Nel 1574 il fratello Giovan Battista Marsicano e la moglie di questi Laura Cataneo erano caduti indemoniati. La colpa fu addebitata subito alla vendetta di un certo Liso, rivale d'amore di Giovan Battista, attraverso i poteri di sua madre Dianora, reputata praticare la janaria (il sabba). Nessun rimedio poté liberare i due sposi dalla possessione, anzi Giangiacomo, oltre al fratello, vide cadere "spiritate" anche moglie e figlie. A questo punto, dopo essersi rivolto senza successo a Liso e a Dianora perché togliessero la fattura, si rivolse a un prete esorcista, don Antonio, che, dopo iniziali successi, fallì tuttavia nell'impresa di liberare la moglie e le figlie del pescatore dalla possessione.
Giangiacomo allora non si diede per vinto e, avendo osservato don Antonio e da tale osservazione creduto di aver imparato l'arte dell'esorcismo, si mise lui stesso a esorcizzare moglie e figlie.
Dopo cinquanta sedute di lotta sfrenata contro il demonio, riuscì nell'impresa di sanarle completamente. Quindi decise di fare dell'esperienza acquisita un "commercio" e si mise a esorcizzare con successo indemoniati e indemoniate napoletane. I suoi metodi erano assai anti-convenzionali: sosteneva che l'eccesso di zelo e pratiche religiose causasse la possessione (teoria che infastidì non poco la curia napoletana) e che le occasioni più propizie per liberare gli ossessi e le ossesse fossero occasioni particolari come le notti di Natale e di Capodanno (notti considerate "janaresche"). Così, la notte di Capodanno 1579 violentò un'ossessa che avrebbe dovuto liberare, Violante de Regina, e fu costretto dalla famiglia di costei a sposarla (la precedente moglie era probabilmente morta).
Già richiamato dall'arcivescovo di Napoli Mario Carafa e da lui invitato una prima volta, per così dire, bonariamente a cessare i suoi esorcismi abusivi, nel 1580 fu arrestato per conto del tribunale arcivescovile e sottoposto a un processo che durò circa un anno, nel corso del quale fu anche sottoposto a tortura. Fu infine scarcerato dietro il pagamento di una cauzione e gli fu ingiunto di non esorcizzare mai più.

Bibliografia

  • Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze 1990, pp. 109-110 e 127-133.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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