Casanova, Giacomo Girolamo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


220px-Casanova_ritratto.jpg

Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Duchov, 4 giugno 1798) è stato un personaggio emblematico del suo secolo, scrittore e avventuriero, filosofo e uomo di alcova. Ed è proprio questo il suo fascino che ancora oggi rimane inalterato.

Giacomo Girolamo Casanova nasce a Venezia il 2 aprile 1725, figlio di Zanetta Farussi o Farusso e di Gaetano Casanova, entrambi attori. Sulla paternità esistono dei dubbi, perché si vocifera sia in realtà figlio di Michiel Grimani, proprietario del teatro in cui la madre recita. Casanova trascorre buona parte dell'infanzia in compagnia della nonna, Marzia Baldissera, finché alla morte del padre non viene messo a pensione a Padova, dapprima da una schiavona e poi presso la famiglia Gozzi dove Giacomo apprende i primi rudimenti scolastici e dove conosce per la prima volta l'amore. La madre Zanetta si trasferisce all'estero per lavoro e Giacomo inizia gli studi in giurisprudenza in cui pare si laurea qualche anno dopo con una tesi in utroque jure. Nel 1740 intraprende la strada ecclesiastica che abbandona ben presto a seguito di un fallimentare sermone. Per dimenticare la pessima esperienza, si imbarca per l'Oriente e raggiunge Costantinopoli e Corfù. Il ritorno a Venezia coincide con la morte dell'amata nonna e con la perdita di ogni bene materiale. La madre gli comunica di avere ottenuto per lui un impiego presso il vescovo di Martirano, in provincia di Cosenza, tale Bernardino de Bernardinis. Dopo un lungo pellegrinaggio che lo porta ad attraversare l'intera Italia con non poche peripezie, Casanova raggiunge la destinazione, ma la abbandona immediatamente per fare ritorno a Venezia. Si ferma a Roma, dove ha modo di fare importanti amicizie in campo diplomatico e dove viene ricevuto addirittura da papa Benedetto XIV. Una volta a Venezia, si imbarca nuovamente per Corfù e Costantinopoli, salvo poi tornare in patria per intraprendere l'attività di violinista. Al ritorno da una festa in cui ha suonato, assiste al malore che coglie Matteo Bragadin. Casanova lo soccorre, salvandogli la vita dall'intervento di un medico sconsiderato che lo stava uccidendo con i suoi impiastri a base di mercurio. Il nobiluomo, in segno di gratitudine, decide di mantenerlo a vita con un vitalizio e Casanova ripaga Bragadin e la sua cerchia di amici con i suoi oracoli che lo fanno passare per una figura sovrannaturale. Forte dei denari del nobiluomo, comincia a frequentare i casini e le sale da gioco. Ricomincia a girare per il Nord Italia e a Cesena incontra una delle donne più importanti della sua vita: Henriette, nome fittizio di una nobildonna francese fuggita da un matrimonio imposto. A Parigi, ormai solo, frequenta gli ambienti teatrali e ha modo di entrare in contatto con la famiglia reale. Si dedica alla scrittura traducendo il libretto di Cahusac per il Zoroastro di Rameau e scrivendo Les Thessaliennes. Lascia Parigi per Vienna, dove incontra Metastasio. Al ritorno a Venezia intraprende la sua liaison più famosa, quella con le due monache C.C. e M.M., di cui la seconda è amante dell'ambasciatore francese a Venezia, De Bernis. Il 26 luglio 1755, Casanova viene tradotto ai Piombi da dove fuggirà il 1° novembre 1756 con una fuga rocambolesca narrata nell'Histoire de ma fuite, pubblicata nel 1788. Lascia per sempre Venezia per raggiungere Parigi dove sottopone un progetto di lotteria per finanziare la nuova Scuola Militare, diventando molto ricco. La sua amicizia affettuosa con Madame d'Urfé gli permette di conoscere il conte di Saint-Germain e di visitare l'Olanda per una presunta missione segreta o per vendere le azioni della nobildonna francese. Il ritorno a Parigi coincide con l'apertura di una manifattura di seta e con guai giudiziari per un presunto aborto causato a una sua conoscente, Giustiniana Wynne. Fugge in Olanda, dove prende contatti con una loggia massonica, e poi in Germania dove viene incarcerato per debiti inevasi. Una volta liberato, scappa in maniera rocambolesca in Svizzera dove viene colto dal desiderio di farsi frate, ma è un desiderio di breve durata perché gli occhi di una bella fanciulla gli fanno subito cambiare idea. Durante la sua permanenza in Svizzera nel 1760, ha modo di conoscere Haller e addirittura Voltaire con il quale intavola lunghe discussioni filosofiche e letterarie. Ritornato in Italia, comincia a girare in lungo e in largo facendo le conoscenze più disparate: dall'avventuriero Passano alla celebre Corilla Olimpica al falsario Ivanoff che gli vale l'espulsione da Firenze. Si trasferisce a Roma dove riesce a farsi ricevere da Clemente XIII e a farsi insignire dell'ordine papale dello Sperone d'Oro, poi risale l'Italia fino a Bologna dove entra a far parte dell'Accademia degli Arcadi sotto il nome di Eupolemo Pantaxeno. Nel 1761, di strada per Augusta dove è stato incaricato di seguire come osservatore l'imminente congresso di pace che poi viene annullato, torna a Parigi per preparare la grande truffa alla Marchesa d'Urfé che vuole reincarnarsi nel figlio che lei stessa partorirà grazie a Casanova. L'operazione magica avverrà parzialmente solo nel 1763, dopo tre tentativi andati a vuoto. Il suo amico-nemico Passano manda a monte i suoi tentativi denunciandolo alle autorità. Casanova decide, quindi, di imbarcarsi per Londra dove affronterà il suo fallimento più grande: la Charpillon, giovane arrampicatrice sociale che lo porterà sull'orlo del suicidio nel Tamigi. Qui, però, incontra l'avventuriero Ange Goudar con il quale pare collabori alla stesura di alcune lettere de L'Espion Chinois. Torna nel continente nel 1764 e si sistema in Germania, dove comincia la stesura della sua traduzione de L'Iliade e dove incontra Federico II che pare gli offra un posto come educatore per le reclute dell'esercito e che Casanova rifiuta. Arriva in Russia, sotto il nome materno Farussi, e a San Pietroburgo entra in contatto con gli alti dignitari del paese. Riesce a procurarsi un incontro con Caterina II alla quale presenta il suo piano di riforma del calendario gregoriano, ma senza risultato. Così, torna sui suoi passi e si sposta in Polonia dove viene ricevuto a Corte. Nel 1766 si batte a duello con il conte Branicki per una contesa amorosa, ferisce seriamente il dignitario polacco e viene espulso di lì a poco dal paese perché indesiderato. Dopo numerose peregrinazioni in Austria e Germania, sbarca a Spa e poi a Parigi, che abbandona per la questione d'Urfé e così si sposta in Spagna. Viene arrestato con l'accusa di detenzione d'armi da fuoco e poi ospitato dal pittore Mengs che però lo allontana da casa perché accusato di empietà, visto che non è andato alla messa di Pasqua. A Barcellona, nel 1768, viene imprigionato perché presunto amante della preferita di un dignitario del posto e in carcere comincia ad abbozzare la Confutazione della storia del Governo Veneto di Amelot de la Houssaie. Una volta liberato, sfugge agli attentati dell'ex amico Passano e si rifugia in Francia dove incontra Cagliostro e la moglie. Raggiunge la Svizzera, dove fa stampare la Confutazione, apprezzata dagli Inquisitori. Torna in Italia, e più precisamente in Toscana, da dove vuole imbarcarsi con l'ammiraglio Orlov che però lo fa desistere dal suo intento. Nel 1770 è a Napoli, dove si allea con Ange Goudar per una bisca clandestina e dove incontra molte sue amicizie del passato. Entra a far parte dell'Accademia degli Infecondi nel 1771 e nello stesso anno viene espulso da Firenze perché sospettato di avere sottratto al gioco una enorme cifra a Lord Lincoln, d'accordo con gli avventurieri Zannowich e Zen. Si trasferisce a Bologna dove pubblica Lana caprina, in risposta a due libelli sull'influenza uterina sul pensiero femminile. Il suo amico veneziano, Pietro Zaguri, gli consiglia di trasferirsi a Trieste da dove può cominciare un lento riavvicinamento alla città in vista di un perdono. In questa città, comincia a fornire dispacci di interesse per gli Inquisitori e a seguire delle missioni per conto del Governo veneziano. A Gorizia stampa la Istoria delle turbolenze della Polonia e nel 1774 ottiene il permesso per rientrare in patria, dopo diciotto anni dalla fuga dai Piombi. A partire dal 1776 per mantenersi, sotto lo pseudonimo di Antonio Pratolini, ricopre il ruolo di confidente degli Inquisitori e al contempo inizia una fitta attività come scrittore. Pubblica i volumi della traduzione dell'Iliade, un libello contro Goudar, lo scrutinio contro Voltaire, gli Opuscoli miscellanei, il Messager de Thalie e fa l'incontro con l'ultimo amore della sua vita, Francesca Buschini, con la quale intraprenderà una corrispondenza a distanza. Gli Inquisitori, però, sono scontenti del suo comportamento e gli tolgono l'incarico, così diventa segretario di Spinola. Durante un servizio per quest'ultimo, viene insultato da un debitore dello Spinola in presenza di Grimani, presunto fratellastro di Casanova. Grimani non interviene in difesa del Veneziano che decide di vendicarsi con un libello a chiave dal titolo Né amori né donne, pubblicato nel 1782. Inutile dire che questo lo obbliga a lasciare nuovamente Venezia. Inizia un pellegrinaggio in varie città d'Europa alla ricerca di un incarico degno del suo nome, ma sarà solo nel 1789 che conosce il conte di Waldstein, il quale gli offre un posto come bibliotecario nel suo castello di Dux. Si stabilisce, quindi, nell'eremo che vedrà gli ultimi anni burrascosi della sua vita, tra la composizione della monumentale Histoire de ma vie e le continue diatribe con il personale del castello che non perde occasione per farsi beffe di quell'uomo agghindato in uno strano modo. Continua a scrivere fino all'ultimo giorno della sua vita che termina il 4 giugno 1798.

Bibliografia essenziale

  • Luigi Bàccolo, Vita di Casanova, Rusconi, Milano 1979.
  • Bruno Capaci, Gianluca Simeoni, Giacomo Casanova. Una biografia intellettuale e romanzesca, Liguori, Napoli 2009.
  • Giacomo Casanova, Histoire de ma vie, Gallimard, Paris 2013-2015, 3 voll.
  • John Masters, Casanova, Michael Joseph, London 1969.

Article written by Gianluca Simeoni | Ereticopedia.org © 2021

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

uc?export=view&id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License