Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gherardo Segarelli (Gerardus Segarelli, Gerardinus o Ghirardinus Segalellus, Alseno, Piacenza la data di nascita non è indicata nelle fonti – Parma, 18 luglio 1300), fondatore nel 1260 all’incirca a Parma ed esponente di primo piano del movimento ereticale dei Fratelli Apostolici (o Ordine degli Apostolici, frates et sorores apostolorum), che auspicava un viaggio di fede in fermento costante, spostandosi di luogo in luogo e vivendo di elemosina, predicando i richiami e il ritorno alla povertà evangelica della Chiesa e la condivisione tra i membri della comunità. L’intento era quello di esplicitare il Vangelo autentico, senza commento o spiegazione a margine, sull’esempio dei primi discepoli di Gerusalemme in estrema vicinanza alle prime regole francescane, per tornare a uno stile di vita genuino, meno frenetico, autentico e naturale. Questo tipo di eresia, espressione autoritaria della religiosità più ereticale, era particolarmente temuta dalle sfere elevate del potere, perché minacciava le fondamenta della dottrina. Del Segarelli, capostipite degli apostolici, si raccolgono sporadiche notizie grazie a Salimbene de Adam e il suo movimento tanto digiuno di lettere da storpiare il poenitentiam agite («Fate penitenza, ché il regno dei cieli è vicino», Mt 3,2; 4,17), una delle novantacinque tesi avanzate da Lutero per la penitenza) e il penitenzagite, espressione utilizzata meramente dagli stessi apostolici prima e dai dolciniani in seguito, che non solo catturò l’attenzione di uomini e donne ma riuscì per molti anni ad eludere le pratiche inquisitorie. Il rogo all’inizio del XIV secolo, sebbene disperse i seguaci del movimento, non rimosse la radicalità adottata, che con maggiore vigore tornava a invocare la povertà assoluta e la penitenza per la fine del mondo. In verità il Segarelli vistosi respinto dall’Ordine dei frati Minori (Francescani) nel convento di Parma, si era proclamato messaggero ed evangelizzatore del Cristo, restando fedele alla condizione di chi non doveva possedere nulla, peregrinante e vagabondo, espiante al mondo. Una sorta di francescano che si era messo in proprio, predicando nel territorio parmense un ascetismo solitario, potendo contare su trecento adepti per istituire un rinnovamento religioso in aperto contrasto con la gerarchia ecclesiastica, rifiutando di riconoscere le differenze di classe e rivolgendo l’obbedienza solo a Dio. Vestito di una tonaca consunta, si sbarazzò di tutto ciò che possedeva, gettando il denaro sulla piazza cittadina, e in atteggiamento negletto unto e bisunto iniziò il suo peregrinare nella cittadina.
Inoltre, riteneva che gli istituti religiosi sorti nella prima parte del XIII secolo (ordini mendicanti), anche se impegnati attivamente nel tessuto urbano, non sarebbero né stati portatori del bisogno di rinnovamento spirituale né purificatori della chiesa romana, in aperta ribellione al potere già costituito. L’ideale strategico del movimento del Segsrelli era quello sintetizzato nell’espressione diretta: “se ci affidiamo a Dio quale suprema autorità da cui discende ogni legge umana, perché si dovrebbe chinare il capo, e piegare la volontà alle idee di un uomo mortale e peccatore quanto il più miserabile dei suoi sudditi?”. Il riferimento era ovviamente destinato al papa e alla figura che incarnava come Vicario di Cristo in terra, nella dualità del potere temporale/spirituale, concetto cardine della storia medievale europea, basato sulla distinzione tra la giurisdizione dell’impero e quella del papato. L’eresia di Segarelli sosteneva un conflitto su due lati, quello teologico e quello politico, con la negazione di tutta la dottrina cattolica e il rifiuto al riconoscimento dell’autorità del sommo pontefice. Era il tentativo precipuo di spezzare con la forza delle idee e la capacità intrinseca del pensiero di incidere sulla realtà, attraverso l’esaltazione della povertà individuale e collettiva, la rappresentazione seguita alla lettera del modello dei dodici apostoli di Cristo, i solo autentici continuatori dell’opera e del pensiero del messia. Per conto di un’ideale di povertà evangelica, il movimento si scagliava contro la corruzione del clero in continuità con le profezie di Gioacchino da Fiore, che sosteneva il prossimo avvento del regno dello Spirito Santo, in contrapposizione alla struttura mondanizzata dalla chiesa. Il Segarelli rigettava l’impegno spirituale di consacrazione, astinenza e illibatezza che vincolava l’essere umano a una sequela radicale degli insegnamenti di Cristo, promuovendo un’autodeterminazione emotiva e abbandonando le restrizioni sociali riguardo alla sessualità. Il movimento dei fratelli apostolici era privo di chiese e rifiutava il complesso delle azioni e formule religiose dedicandosi a diffondere liberamente il proprio credo e le proprie idee senza restrizioni. Una perfetta vita apostolica sulla via della salvezza. Onorio IV, che aveva ereditato dal predecessore l’estremo disagio nel conflitto angioino-aragonese che divampava nel meridione italico, emanò una bolla nel 1286, retrodatata l’anno precedente nel 1285, Olim felicis recordationis, per attestare la legittimità e l’autorevolezza del Concilio di Lione (1274) che censurava e disapprovava gli ordini mendicanti non autorizzati, anche se il canone Religionum diversitatem nimiam non colpiva specificatamente il movimento degli apostolici, minacciandoli di supplizi e ammende. La Cronaca di Salimbene de Adam, tentò di svelare la verità, demistificando o sottoponendo a critica un’idea preconcetta, sottolineando la mancanza di coerenza tra affermazioni e comportamenti, tutte le volte che la sentenza non sarebbe emersa dal concreto dei fatti ma li avrebbe preceduti. Il Salimbene definiva il Segarelli di “umile origine, illetterato, un uomo di nessun conto e di nessuna cultura («ydiota et stultus») che, venduta la sua casetta («domuncula»), donò il denaro in piazza a dei ‘ribaldi’ (Chronica, 1962, pp. 369-370). La visione evangelica del Segarelli, tollerata inizialmente dall’inquisizione non cambiò direzione, per la presa di posizione intellettuale e apocalittica del movimento, anche se Gerardo bandito dalla diocesi di Parma, più volte catturato e rinchiuso, dopo aver perduto un protettore di rilievo come l’influente vescovo parmense Obizzo Sanvitale, un esperto di diritto canonico e molto attivo politicamente, trasferito a Ravenna nel 1295, persistendo e reiterando la predicazione del Segarelli, fu alla fine condannato e destinato al rogo dall’autorità temporale nel luglio 1300.
Bibliografia
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Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026
et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]