Le Bras, Gabriel

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
HOW TO CITE | EDITORIAL GUIDELINES | CODE OF CONDUCT | LIST OF ABREVIATIONS


Gabriel Le Bras (Paimpol, 23 luglio 1891 - Parigi, 18 febbraio 1970) è stato uno storico del diritto canonico, storico del cristianesimo e sociologo. Professore a Strasburgo e a Parigi, direttore di studi all’École pratique des hautes études, preside della Faculté de droit di Parigi, membro dell’Académie des sciences morales et politiques, contribuì più di ogni altro a creare uno spazio in cui storia ecclesiastica, storia sociale, sociologia delle religioni e storia del diritto canonico potessero condividere fonti e strumenti senza rinunciare ai rispettivi metodi.

images?q=tbn:ANd9GcRlbO7bQgRyHYefhSN6uF2LorYJ1paQeabbjTMUuf4IVg&s=10

Cenni biografici

Nato in una famiglia di marinai — il padre César era capitano di lungo corso — studiò al petit séminaire di Tréguier, all’école Saint-Charles di Saint-Brieuc e, fra il 1908 e il 1911, a Rennes, con Édouard Jordan e Henri Sée. A Parigi dal 1911 conobbe Émile Chénon, Edmond Meynial, Paul Fournier e Robert Génestal; fu quest’ultimo ad avvicinarlo alla Ve section, Sciences religieuses, dell’EPHE. Mobilitato dall’agosto 1914 all’agosto 1919, discusse nel 1920 il dottorato in scienze politiche ed economiche con la tesi sull’Immunité réelle e nel 1922 un secondo dottorato in ambito giuridico sul procuratore nel diritto privato romano, risultando lo stesso anno primo all’agrégation di storia del diritto. La doppia competenza romanistica e canonistica non fu una fase preliminare, restò un asse permanente e alimentò la convinzione che le istituzioni ecclesiastiche fossero intelligibili solo studiando insieme norme, fonti giuridiche e società.

A Strasburgo — le Archives nationales datano la nomina al 1° ottobre 1924, alcune biografie anticipano l’arrivo al 1923 — insegnò fino al 1929 diritto romano nella Faculté de droit e diritto canonico nell’Institut de droit canonique della Faculté de théologie catholique; nel 1925-1926 fu membro dell’École française de Rome. Il 1° ottobre 1931 successe a Génestal sulla cattedra parigina di Storia del diritto canonico e divenne direttore di studi alla Ve section dell’EPHE, fino al 1964 (per alcune fonti 1965); ne fu presidente per un decennio, 1941-1950 secondo le fonti amministrative, 1940-1951 secondo Gaudemet. Preside della Faculté de droit dal 1959 al 1962, fu eletto nel 1962 all’Académie des sciences morales et politiques, sezione «Législation, droit public et jurisprudence», al seggio di François Albert-Buisson; presiedette l’Association des historiens des facultés de droit e, dal 1946 alla morte, fu consigliere del ministero degli Affari esteri per le questioni religiose. Morì a Parigi il 18 febbraio 1970: il fascicolo commemorativo della "Revue d’histoire de l’Église de France" indica il 19 nel titolo del ricordo di Palanque, ma prevale il dato anagrafico.

Il diritto canonico e le istituzioni ecclesiastiche

Le Bras si considerò anzitutto storico del diritto canonico, e Gaudemet, suo allievo, avvertì che l’ampiezza degli interessi sociologici non doveva oscurare quella vocazione. Con Fournier firmò l’Histoire des collections canoniques en Occident depuis les Fausses Décrétales jusqu’au Décret de Gratien (Sirey, 1931-1932), che segue le raccolte dalla riforma carolingia a quella gregoriana e da questa al Decretum, ricostruendo circolazione, composizione e filiazione dei corpora su una vastissima tradizione manoscritta.

Il dato normativo, però, acquistava senso solo in rapporto alle strutture del clero, alla distribuzione dei poteri, alla disciplina sacramentale, alle autorità secolari. I Prolégomènes dell’Histoire du droit et des institutions de l’Église en Occident (Sirey, 1955), impresa collettiva da lui progettata e diretta, fissarono campo, fonti e problemi di una storia giuridico-istituzionale che oltrepassasse la descrizione formale degli ordinamenti. René Metz vi riconobbe l’esito del rinnovamento della canonistica francese avviato a cavallo fra Otto e Novecento. Alla stessa linea appartengono le Institutions ecclésiastiques de la chrétienté médiévale, volume XII della Histoire de l’Église di Fliche e Martin, uscite in due fascicoli nel 1959 e 1964 (diritto universale, gerarchia, organismi, clero, comunità religiose, rapporti con la società) incompiute rispetto al progetto, ma punto d’arrivo della sua riflessione; nel 1965, con Charles Lefebvre e Jacqueline Rambaud, L’Âge classique, 1140-1378. La bibliografia allestita per gli Études d’histoire du droit canonique del 1965 superava già i quattrocento titoli.

«Basta nascere ad Anagni per avere la vocazione del codificatore»

Un problema specifico della produzione canonistica di Le Bras riguardò il ruolo esercitato dai pontefici anagnini nello sviluppo del diritto della Chiesa fra la fine del XII e l’inizio del XIV secolo. Nell’intervento Unité chrétienne de l’Europe et pontifes d’Anagni (1198-1303), presentato al convegno romano del 1967 sulla sollicitudo omnium ecclesiarum e pubblicato postumo nel 1972, Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII erano considerati entro un arco cronologico unitario, dal pontificato di Innocenzo III alla morte di Bonifacio VIII, nel quale la crescita della centralità pontificia si accompagnò a una rilevante attività di elaborazione e sistemazione normativa. La formulazione più incisiva attribuita a Le Bras, «basta nascere ad Anagni per avere la vocazione del codificatore», fu ripresa da Filippo Liotta per interrogare la continuità della politica legislativa dei pontefici anagnini e il passaggio dalle raccolte di decretali a compilazioni dotate di una più marcata volontà ordinatrice.

La categoria richiede tuttavia di non anticipare sul Duecento il significato moderno di codificazione. Nel percorso ricostruito dalla storiografia canonistica, la Compilatio tertia fatta predisporre da Innocenzo III, il Liber Extra promulgato da Gregorio IX nel 1234 e il Liber Sextus di Bonifacio VIII del 1298 appartengono a momenti diversi dell’evoluzione dello ius decretalium; ciò che li avvicina è la crescente iniziativa del pontefice nella selezione, nell’ordinamento e nell’attribuzione di autorità al materiale normativo. Liotta sviluppò espressamente l’indicazione di Le Bras, ricostruendo la progressiva trasformazione di una produzione decretalistica formatasi in larga parte attraverso decisioni relative a casi concreti in un corpo normativo sempre più sottoposto all’intervento ordinatore dell’autorità pontificia. L’intuizione di Le Bras consiste dunque nell’avere isolato una continuità storica meritevole di verifica fra pontefici legati alla stessa città e protagonisti di una fase decisiva del diritto canonico classico; la successiva nozione di «vocazione codificatoria» appartiene invece alla rielaborazione storiografica di quel suggerimento e non deve essere utilizzata per attribuire automaticamente ai pontefici duecenteschi un progetto codificatorio assimilabile a quello delle codificazioni contemporanee.

«Statistique et histoire religieuses» e la geografia della pratica

Nel 1931, l’anno della nomina parigina, pubblicò nella "Revue d’histoire de l’Église de France" il programma Statistique et histoire religieuses. Non si trattava di stabilire se la Francia fosse cattolica, ma di distinguere territorialmente situazioni diverse e spiegarne la formazione nella lunga durata: messa domenicale, pratica pasquale, battesimi, matrimoni, funerali, forme associative andavano rilevati e cartografati, poi rapportati a parrocchie, diocesi, strutture economiche, composizione sociale, interventi pastorali. La statistica non sostituiva l’indagine storica: localizzava differenze e poneva problemi che l’archivio doveva risolvere.

Il progetto si ampliò nei due fascicoli dell’Introduction à l’histoire de la pratique religieuse en France (1942 e 1945), dove Le Bras affrontò la qualità delle fonti e la loro capacità di documentare le diverse fasi della pratica: Dominique Julia vi ha indicato il contributo metodologicamente più fecondo. Visite pastorali, statuti sinodali, registri parrocchiali non sono dati immediati ma vanno interrogati rispetto alle finalità che li hanno prodotti, una prescrizione reiterata non prova la diffusione della trasgressione che reprime, un verbale di visita registra ciò che l’autorità cercava, secondo le proprie categorie. Il programma sarebbe stato proseguito da Julia e Marc Venard fino al Répertoire des visites pastorales de la France. L’inchiesta mobilitò diocesi, studiosi locali e sacerdoti. Fernand Boulard vi ebbe un ruolo particolare, sviluppando su larga scala la cartografia della pratica rurale: non una trasmissione lineare di metodo, però, perché Le Bras definì il problema scientifico e Boulard elaborò autonomamente strumenti pastorali di larghissima diffusione. Le Études de sociologie religieuse (PUF, 1955-1956) raccolsero venticinque anni di lavori, la pratica nelle campagne nel primo volume, dalla morfologia alla tipologia nel secondo, rendendo visibile il passaggio dalla sociografia a una sociologia delle società religiose.

Misurare la pratica non era misurare la fede. Nel 1969 Le Bras respinse la formula che lo voleva «padre della sociologia religiosa» e si disse più modestamente uno degli iniziatori della sociografia della pratica cattolica francese, precisando che il culto è un segno visibile dell’appartenenza, non l’intera esperienza religiosa; Jacques Maître richiamò la dichiarazione contro le letture retrospettive troppo semplici. La geografia della pratica indicava distribuzioni, non cause, e tanto meno convinzioni interiori.

Gruppi, riviste, istituzioni

Nel 1954, dentro il Centre d’études sociologiques del CNRS, fondò il Groupe de sociologie des religions, animato da Henri Desroche con François-André Isambert, Jacques Maître, Émile Poulat e, poco dopo, Jean Séguy. Il cattolicesimo francese non era più l’unico oggetto: il gruppo si apriva allo studio comparativo delle religioni, delle minoranze, dell’innovazione e della dissidenza, e nel 1956 fondò gli "Archives de sociologie des religions", dal 1973 "Archives de sciences sociales des religions" — mutamento di titolo che esplicita un’apertura già presente nell’impianto. La varietà dei percorsi successivi dei suoi membri suggerisce che la sua funzione fu soprattutto aprire uno spazio in cui approcci diversi potessero convivere.

Il suo peso istituzionale eccedette la Ve section: nel 1944 entrò negli organismi direttivi del CNRS, nel 1946 contribuì alla costituzione del Centre d’études sociologiques e, con Lucien Febvre, sostenne fra 1947 e 1948 la nascita della VIe section dell’EPHE, da cui sarebbe derivata l’EHESS. Entrato nel 1936 nel consiglio della Société d’histoire ecclésiastique de la France, di cui nel 1940 ricostruì i primi venticinque anni, ne fu presidente dal 1942 al 1968, promuovendo inchieste collettive su visite pastorali, statuti sinodali, parrocchie e fonti della vita religiosa. Questa posizione fra facoltà giuridica, EPHE, CNRS e società erudite favorì il passaggio di questionari, fonti e problemi da un campo all’altro.

La ricezione

Alla morte la sola "Revue d’histoire de l’Église de France" gli dedicò il profilo di Jean-Rémy Palanque, l’esame del canonista di Gaudemet e il ricordo di Boulard; Maître ne discusse il contributo sociologico nella "Revue française de sociologie", l’EPHE affidò a Gaudemet un profilo più ampio, nel 1972 Suzanne Bastid ne lesse la notice all’Académie. Maître lo definì, in ragione della sua capacità di vedere oltre, un «briseur de barrages», Julia un «passeur de frontières»: formule dei suoi interpreti, non sue. Canonistica e sociologia non furono in lui due itinerari paralleli. Dietro le norme cercava la società ecclesiale che le aveva prodotte, nella pratica riconosceva il peso delle istituzioni che definivano appartenenze e precetti, e la sua rilevanza sta meno in una teoria unitaria che nell’aver cambiato le domande rivolte alle fonti: il diritto canonico ricondotto alle istituzioni che lo producevano, la storia ecclesiastica estesa ai comportamenti dei fedeli, la statistica usata per individuare differenze territoriali da spiegare storicamente.

Opere principali

  • L’immunité réelle. Étude sur la formation de la théorie canonique de la participation de l’Église aux charges de l’État et sur son application dans la monarchie française au XIIIe siècle, Université de Paris, Paris 1920.
  • L’évolution générale du procurateur en droit privé romain, des origines au IIIe siècle, Paris 1922.
  • La doctrine du mariage chez les théologiens et les canonistes depuis l’an mille, in Dictionnaire de théologie catholique, vol. IX, Letouzey et Ané, Paris 1927, coll. 2123-2317.
  • (con Paul Fournier) Histoire des collections canoniques en Occident depuis les Fausses Décrétales jusqu’au Décret de Gratien, 2 voll., Sirey, Paris 1931-1932.
  • Statistique et histoire religieuses. Pour un examen détaillé et pour une explication historique de l’état du catholicisme dans les diverses régions de la France, in "Revue d’histoire de l’Église de France", 17, 77, 1931, pp. 425-449.
  • Introduction à l’histoire de la pratique religieuse en France, 2 voll., Presses universitaires de France, Paris 1942-1945.
  • Histoire du droit et des institutions de l’Église en Occident, I, Prolégomènes, Sirey, Paris 1955.
  • Études de sociologie religieuse, I, Sociologie de la pratique religieuse dans les campagnes françaises; II, De la morphologie à la typologie, Presses universitaires de France, Paris 1955-1956.
  • Sociologie religieuse et science des religions, in "Archives de sociologie des religions", 1, 1956, pp. 3-17.
  • Institutions ecclésiastiques de la chrétienté médiévale, in Augustin Fliche, Victor Martin (a cura di), Histoire de l’Église depuis les origines jusqu’à nos jours, vol. XII, 2 fasc., Bloud & Gay, Paris 1959-1964.
  • (con Charles Lefebvre e Jacqueline Rambaud) L’Âge classique, 1140-1378. Sources et théorie du droit, in Histoire du droit et des institutions de l’Église en Occident, vol. VII, Sirey, Paris 1965.
  • Une esquisse de sociologie historique de l’Europe religieuse au Moyen Âge, in "Archives de sociologie des religions", 26, 1968, pp. 151-156.
  • La vie juridique d’un monastère au Moyen Âge, in "Revue historique de droit français et étranger", 1969, pp. 78-86.
  • Unité chrétienne de l’Europe et pontifes d’Anagni (1198-1303), in I. D’Ercole, A. M. Stickler (a cura di), Comunione interecclesiale. Collegialità - Primato - Ecumenismo. Acta Conventus Internationalis de Historia Sollicitudinis Omnium Ecclesiarum, Romae 1967, vol. II, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1972, pp. 587-605 (Communio, 13).

Bibliografia

  • Suzanne Bastid, Notice sur la vie et les travaux de Gabriel Le Bras (1891-1970), lue dans la séance du mardi 21 novembre 1972, Institut de France, Académie des sciences morales et politiques, Paris 1972.
  • Fernand Boulard, Une destinée exceptionnelle, in "Revue d’histoire de l’Église de France", 56, 156, 1970, pp. 13-17.
  • Études d’histoire du droit canonique dédiées à Gabriel Le Bras, 2 voll., Sirey, Paris 1965.
  • Jean Gaudemet, Gabriel Le Bras, canoniste, in "Revue d’histoire de l’Église de France", 56, 156, 1970, pp. 9-11.
  • Jean Gaudemet, Gabriel Le Bras (1891-1970), in École pratique des hautes études, Section des sciences religieuses. Annuaire 1970-1971, 78, 1970, pp. 67-81.
  • Dominique Julia, Un passeur de frontières: Gabriel Le Bras et l’enquête sur la pratique religieuse en France, in "Revue d’histoire de l’Église de France", 92, 229, 2006, pp. 381-413.
  • Filippo Liotta, I papi anagnini e lo sviluppo del diritto canonico classico: tratti salienti, in "Archivum Historiae Pontificiae", 36, 1998, pp. 33-47; poi in Filippo Liotta (a cura di), Studi di storia del diritto medioevale e moderno, Monduzzi, Bologna 1999, pp. 107-128.
  • Filippo Liotta, Tra compilazione e codificazione. L’opera legislativa di Gregorio IX e Bonifacio VIII, in Filippo Liotta (a cura di), Studi di storia del diritto medioevale e moderno, 2, Monduzzi, Bologna 2007, pp. 21-39.
  • Jacques Maître, Gabriel Le Bras, briseur de barrages (1891-1970), in "Revue française de sociologie", 11, 4, 1970, pp. 577-579.
  • Jean-Rémy Palanque, Gabriel Le Bras, 23 juillet 1891-19 février 1970, in "Revue d’histoire de l’Église de France", 56, 156, 1970, pp. 4-7.
  • Francine Soubiran-Paillet, Juristes et sociologues français d’après-guerre: une rencontre sans lendemain, in "Genèses. Sciences sociales et histoire", 41, 2000, pp. 125-142.
  • Raoul C. Van Caenegem, Legal historians I have known: a personal memoir, in "Rechtsgeschichte. Zeitschrift des Max-Planck-Instituts für europäische Rechtsgeschichte", 17, 2010, pp. 252-299.

Article written by Alessandro Giaquinto | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

thumbnail?id=1_usu8DkYtjVJReospyXXSN9GsF3XV_bi&sz=w1000
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License