Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Gabriel de Espinosa, di mestiere pasticciere (e in quanto tale passato alla storia come "el pastelero de Madrigal"), fu protagonista del celebre processo di Madrigal, una delle più note cospirazioni sorte attorno al mito della sopravvivenza del re portoghese Sebastiano I, morto in battaglia a Alcazarquivir (Ksar El Kebir) nel 1578, senza che il suo corpo fosse ritrovato. Comparso a Madrigal verso il 1590 insieme a una donna e a una bambina, fu individuato da Miguel de los Santos, frate agostiniano portoghese già coinvolto nelle trame sebastianiste, come possibile sosia del re scomparso ad Alcazarquivir. Il frate, perseguitato per il suo sostegno al pretendente don Antonio, vide in Espinosa lo strumento per rilanciare il progetto politico contro Filippo II, che aveva annesso il Portogallo alla Spagna nel 1580, approfittando della crisi successoria.
Nel monastero agostiniano della città viveva suor Ana de Austria, figlia naturale di Giovanni d'Austria (celebre comandante della flotta della Lega Santa che sconfisse i Turchi a Lepanto nel 1571, poi governatore dei Paesi Bassi spagnoli dal 1576 al 1578), che era stata formata spiritualmente da Miguel de los Santos e indotta a credere che Espinosa fosse realmente lo scomparso re Sebastiano. Convinta dall’autorità del suo confessore, la religiosa fornì al pasticciere presunto re denaro e gioielli, destinati – nelle intenzioni del frate – a sostenere la futura "restaurazione" del trono lusitano.
La trama fu scoperta quando Espinosa, recatosi a Valladolid, tentò di vendere i beni ricevuti: denunciato e arrestato, fu interrogato dal giudice Rodrigo de Santillán, che rimase colpito dalle lettere provenienti dal monastero, nelle quali frate Miguel e suor Ana si rivolgevano a Gabriel de Espinosa come se si trattasse di un autentico sovrano. Le carte conservate a Simancas mostrano che lo stesso giudice esitò, chiedendo istruzioni al re, ma Filippo II ordinò di procedere senza indugio all’esecuzione della sentenza capitale.
Il 1° agosto 1595, Gabriel de Espinosa fu giustiziato a Madrigal con la pena riservata ai traditori. Miguel de los Santos fu degradato e condannato; Ana de Austria, riconosciuta come manipolata ma non senza responsabilità, fu trasferita in un convento di Ávila e privata dei suoi privilegi, per poi essere riabilitata sotto Filippo III.
Il caso, che univa cospirazione politica, millenarismo e una sorprendente tensione tra religiosità popolare e disciplina repressiva, divenne uno degli episodi più commentati della Spagna di fine Cinquecento. La sua risonanza fu amplificata dal fatto che esplose poco dopo la morte dell'inquisitore generale di Spagna Gaspar de Quiroga, anch’egli originario di Madrigal, creando un paradossale intreccio tra la figura del grande prelato e inquisitore e quella dell’umile pasticcere giustiziato nella stessa comunità. La vicenda del "pastelero de Madrigal" ispirò in seguito varie opere letterarie.
Bibliografia minima
- Mercedes Fórmica, La hija de don Juan de Austria. Ana de Jesús en el proceso al pastelero de Madrigal, Revista de Occidente, Madrid 1973.
- Damián Yáñez Neira, Cuarto centenario del Pastelero de Madrigal (1595-1995), in "Anuario Jurídico y Económico Escurialense", XXVIII, 1995, pp. 577-659.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]