Vitoria, Francisco de

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francisco de Vitoria (Burgos, 1483 – Salamanca, 12 agosto 1546), teologo domenicano, filosofo e giurista, considerato il fondatore della Scuola di Salamanca, è stato uno dei principali teorici del diritto naturale e del diritto internazionale moderno.

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Biografia

Appartenente a una famiglia di origine conversa, entrò giovanissimo nell’Ordine dei Predicatori e studiò teologia a Parigi tra il 1507 e il 1522, dove fu allievo di Pierre Crockaert. Dalla tradizione tomista e dall’umanesimo giuridico francese trasse un metodo teologico rigoroso e al tempo stesso aperto alle questioni civili e politiche. Dopo un primo periodo d’insegnamento a Valladolid, nel 1526 ottenne la prima cattedra di teologia all’Università di Salamanca, dove rimase fino alla morte.

L’introduzione sistematica della Summa theologiae di Tommaso d’Aquino come testo fondamentale della formazione teologica segnò una svolta nella didattica universitaria e diede origine a quella che sarà definita la Seconda Scolastica iberica. Vitoria formò una generazione di teologi e giuristi destinati a dominare la cultura spagnola del Cinquecento, fra i quali Domingo de Soto, Melchor Cano e Bartolomé de Medina.

Nel 1527 partecipò alla Junta de Valladolid, convocata per valutare l’ortodossia delle opere di Erasmo. Pur prendendo le distanze da alcune affermazioni erasmiane, ne difese la sostanziale conformità alla fede cattolica, manifestando una posizione di equilibrio in un contesto di crescente intransigenza dottrinale.

Durante gli anni di insegnamento a Salamanca, Vitoria svolse un’intensa attività di consulenza teologica e politica, ma preferì non pubblicare nulla in vita, forse per prudenza nei confronti dell’Inquisizione. Solo dopo la morte, i suoi allievi curarono l’edizione di tredici delle quindici Relectiones theologicae (Lione, 1557), che ne consacrarono la fama di maestro della teologia e del diritto nel XVI secolo.

Le Relectiones affrontano con metodo tomista i grandi problemi morali e politici della modernità: la potestà civile e papale, la legittimità della guerra, la libertà di coscienza e i diritti naturali dei popoli. Nella Relectio de Indis (1539) Vitoria mise in discussione le giustificazioni religiose e giuridiche della conquista americana, negando che l’autorità pontificia o la missione evangelizzatrice potessero legittimare la spoliazione degli indigeni. Riconobbe agli Indios il pieno diritto alla proprietà, alla libertà e all’autogoverno, anticipando principi che saranno alla base del moderno diritto internazionale.

Con la Relectio de iure belli, pronunciata anch’essa nel 1539, elaborò una teoria della guerra giusta fondata sul principio di autodifesa e sul bene comune, rifiutando la guerra di conquista e la violenza missionaria. Nelle lezioni sulla potestas papae (1534) sostenne che il pontefice detiene solo un potere indiretto in materia temporale — la cosiddetta potestas indirecta —, opponendosi così alla dottrina della sovranità assoluta e riprendendo motivi del pensiero conciliarista.

In altre prolusioni, come quella sulla correzione fraterna, propose una visione audace dei rapporti tra diritto naturale e autorità ecclesiastica: secondo Vitoria, la denuncia a un tribunale, anche in caso di eresia, doveva avvenire solo dopo il fallimento di un tentativo di correzione privata; il diritto dell’uomo a non essere pubblicamente infamato prevaleva sul dovere di delazione. Tale posizione, pronunciata in anni di acceso dibattito sui limiti dell’Inquisizione, rivelava una sensibilità giuridica attenta alla dignità individuale e ai principi del giusto processo.

Dopo la morte, avvenuta nel 1546 poco prima della partenza per il Concilio di Trento, le sue idee continuarono a suscitare discussioni. Nel 1590 Sisto V inserì le Relectiones nell’Indice dei libri proibiti donec corrigantur, ma la misura fu revocata nel 1593 da Clemente VIII grazie anche all’intervento dei gesuiti, che difesero l’ortodossia del teologo domenicano.

Ritenuto dai suoi contemporanei un autore di straordinaria autorevolezza, punto di riferimento per la teologia e il diritto del suo tempo, Vitoria influenzò in modo decisivo la formazione del diritto delle genti, la dottrina cattolica della guerra giusta e la riflessione moderna sui diritti umani. Il suo pensiero esercitò un influsso duraturo su Grozio, Suarez e sul giusnaturalismo europeo del Seicento e Settecento.

Bibliografia

  • Luis G. Alonso Getino, El Maestro Fr. Francisco de Vitoria, su vida, su doctrina e influencia, Imprenta Católica, Madrid 1930.
  • Vicente Beltrán de Heredia, Los manuscritos del Maestro Fray Francisco de Vitoria. Estudio critico de introducción a sus Lecturas y Relaciones, Biblioteca de Teólogos Españoles, Madrid-Valencia 1930.
  • Gigliola Fragnito, La Bibbia al rogo. La censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura, 1471-1605, Il Mulino, Bologna 1997.
  • Vittorio Frajese, Nascita dell’Indice. La censura ecclesiastica dal Rinascimento alla Controriforma, Morcelliana, Brescia 2006.
  • Ricardo García Villoslada, La Universidad de París durante los estudios de Francisco de Vitoria O.P. (1507-1522), Pontificia Universitas Gregoriana, Roma 1938.
  • Rubén C. González, Francisco de Vitoria, estudio bibliográfico, Institución Cultural Española, Buenos Aires 1946.
  • Ramón Hernández Martín, OP, Francisco de Vitoria. Vida y pensamiento internacionalista, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 1995.
  • Luciano Pereña, La tesis de la coexistencia pacífica en los teólogos clásicos españoles, Gráfica Ibérica, Madrid 1963.
  • Francisco de Vitoria, Comentarios a la Secunda Secundae de Santo Tomás, t. II, De caritate et prudentia, a cura di Vicente Beltrán de Heredia, BTE, Salamanca 1932–1935.
  • Francisco de Vitoria, Political Writings, a cura di Anthony Pagden e Jeremy Lawrance, Cambridge University Press, Cambridge 1991.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2025

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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