Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Francesco di Lunardo Baroncini (nato intorno al 1515) fu un filatore lucchese vicino agli ambienti della Riforma. Fratello del letterato Giuseppe Baroncini, mantenne rapporti con esponenti di diversi ceti cittadini che condividevano idee religiose eterodosse. Abitava nella contrada di Santa Maria in Via, di fronte alla casa dei Balbani; lui e i suoi fratelli intrattenevano con questa famiglia rapporti d’affari e ne ricevettero protezione.
Tra il 14 e il 16 aprile 1558 fu interrogato dall’Offizio sopra la Religione di Lucca. Ammise di non credere alla presenza reale di Cristo nell’eucaristia e rimase in carcere. Evase dopo circa un mese, forse con l’aiuto del gonfaloniere Giovanni Balbani, ma fu presto ricatturato. Il 16 luglio 1560, grazie alla garanzia di mille scudi prestata da Turco Balbani, gli fu consentito di risiedere a Lucca loco carceris, ossia in luogo della detenzione. Nel 1561 ottenne, dietro un’ulteriore garanzia, il permesso di circolare nel territorio della Repubblica.
Le indagini seguite alla visita apostolica del 1575 portarono a un nuovo arresto e al suo invio nelle carceri dell’Inquisizione romana nel febbraio 1576. Nel giugno dello stesso anno furono raccolte a Pisa testimonianze a suo carico. Baroncini abiurò e fu condannato alle galere, probabilmente nell’autunno 1576. Il 21 novembre gli inquisitori disposero che fosse liberato da quella pena e potesse tornare a Lucca, sottoposto però agli arresti domiciliari per almeno tre anni. Stabilirono inoltre che la sentenza fosse letta pubblicamente nel duomo dal vescovo Alessandro Guidiccioni.
Bibliografia
- Simonetta Adorni Braccesi, Giuliano da Dezza, caciaiuolo: nuove prospettive sull’eresia a Lucca nel XVI secolo, in "Actum Luce", IX/1-2, 1980, pp. 89–138, in part. p. 129, nota 149.
- Simonetta Adorni Braccesi, La Repubblica di Lucca e l’“aborrita” Inquisizione: istituzioni e società, in L’Inquisizione romana in Italia nell’età moderna. Archivi, problemi di metodo e nuove ricerche, a cura di Andrea Del Col e Giovanna Paolin, Roma, 1991, pp. 333–362.
- Simone Ragagli, La Repubblica e il Sant’Uffizio. Il controllo delle coscienze nella Lucca del secolo di ferro, tesi di perfezionamento, Scuola Normale Superiore, Pisa, 2009.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]