Paolucci, Fabrizio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Fabrizio Paolucci o Paulucci (Forlì, 2 aprile 1651- Roma, 12 giugno 1726) è stato un cardinale, membro e segretario della Congregazione del Sant'Uffizio.

Educato ed introdotto in Curia dal prozio cardinale Francesco Paolucci, si addottorò in utroque iure alla Sapienza di Roma nel 1674. Nel periodo immediatamente successivo all'ordinazione si dedicò ad attività religiose e assistenziali, frequentando in particolare l'ambiente della Casa della Missione dei lazzaristi e partecipando alla Conferenza dei concili, accademia ecclesiastica attiva presso la Congregazione di Propaganda Fide.

Nel 1685 fu nominato vescovo di Macerata. Consacrato a Roma dal cardinale Gaspare Carpegna, svolse un'intensa attività pastorale nella diocesi, promuovendo istituzioni assistenziali e religiose e tenendo due sinodi diocesani. Dal 1691 ebbe inoltre l'amministrazione dell'arcidiocesi di Fermo.

La sua carriera assunse una dimensione più propriamente diplomatica sotto Innocenzo XII. Nel febbraio 1696 fu nominato assistente al soglio pontificio e quindi nunzio apostolico a Colonia, dove seguì anche gli sviluppi diplomatici che portarono alla pace di Rijswijk. Questa esperienza contribuì a consolidare la sua posizione all'interno della Curia romana.

Fu nominato cardinale il 22 luglio 1697 ed arcivescovo di Ferrara il 27 gennaio 1698.

La creazione cardinalizia avvenne inizialmente in pectore; il suo nome fu pubblicato nel concistoro del 19 dicembre 1698. Poco dopo fu inviato in Polonia in missione straordinaria, nel delicato contesto seguito all'elezione di Augusto II di Sassonia e alla sua conversione al cattolicesimo.

Fu cardinale segretario di stato di papa Clemente XI (1700-1721) e di Benedetto XI (dall'elezione del nuovo papa nel 1724 fino alla sua morte avvenuta nel 1726).

Durante il lungo pontificato di Clemente XI Paolucci divenne una delle figure centrali del governo pontificio, seguendo questioni diplomatiche e politico-religiose di grande rilievo, dalla guerra di successione spagnola ai difficili rapporti con l'Impero, dalla controversia sulla Monarchia sicula alle conseguenze della condanna del giansenismo con la bolla Unigenitus. Alla Segreteria di Stato affiancò altri importanti incarichi, tra i quali quelli di camerlengo del Sacro Collegio, pro-penitenziere e quindi penitenziere maggiore.

Nel conclave del 1721 fu tra i candidati più autorevoli alla successione di Clemente XI e si avvicinò notevolmente all'elezione, prima che contro la sua candidatura fosse opposta l'esclusiva imperiale. Sotto Innocenzo XIII fu nominato vicario generale di Roma e prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari. Benedetto XIII, eletto nel 1724, lo richiamò alla Segreteria di Stato e gli affidò ulteriori responsabilità nella Curia; Paolucci si oppose in particolare alla crescente influenza della cerchia beneventana raccolta attorno a Niccolò Coscia.

Membro del Sant'Uffizio dal 1704 (nominato l'8 dicembre 1704, giurò come cardinale inquisitore il 10 dicembre 1704), fu cardinale segretario della Congregazione dal 18 ottobre 1725 alla morte, avvenuta il 12 giugno 1726.

La partecipazione alla Congregazione del Sant'Uffizio si collocò dunque nella fase di massima influenza curiale di Paolucci e si protrasse per oltre vent'anni. La nomina a segretario della Congregazione, negli ultimi mesi della sua vita, coronò una lunga esperienza all'interno degli organismi centrali del governo ecclesiastico. Negli stessi anni fu anche prefetto della Congregazione dei Riti e raggiunse il vertice della gerarchia cardinalizia, passando dalle sedi suburbicarie di Albano e Porto e Santa Rufina a quella di Ostia e Velletri e divenendo decano del Sacro Collegio.

Morì nel palazzo del Quirinale il 12 giugno 1726 e fu sepolto nella chiesa romana di San Marcello al Corso.

Bibliografia

  • Lorenzo Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, Stamperia Pagliarini, Roma 1794, vol. VIII, pp. 55-59.
  • Niccolò Del Re, La Curia romana. Lineamenti storico-giuridici, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998.
  • Ludwig von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo, vol. XV, Desclée, Roma 1933.
  • Remigius Ritzler, Pirminus Sefrin, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, vol. V, Il Messaggero di S. Antonio, Padova 1952, pp. 21, 201, 251.
  • Antonio Menniti Ippolito, Paolucci, Fabrizio, in DBI, vol. 81 (2014).
  • Christoph Weber, Die ältesten päpstlichen Staatshandbücher. Elenchus Congregationum, Tribunalium et Collegiorum Urbis 1629-1714, Herder, Rom-Freiburg-Wien 1991, p. 138.
  • Christoph Weber, Michael Becker, Genealogien zur Papstgeschichte, Anton Hiersemann, Stuttgart 1999, vol. II, p. 715.
  • Hubert Wolf, Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers (a cura di), Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, Schöningh, Paderborn 2010, vol. II, pp. 974-976 (e bibliografia ivi).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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