Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ernesto Buonaiuti (Roma, 25 giugno 1881 – Roma, 20 aprile 1946) è stato un sacerdote e storico del cristianesimo italiano, tra i principali esponenti del modernismo cattolico. Colpito dalle condanne del Sant’Uffizio e dichiarato scomunicato «vitando», difese l’autonomia della ricerca storica e la possibilità di un rinnovamento religioso fondato sul ritorno al messaggio evangelico. La sua vicenda, segnata anche dall’esclusione dall’università e dal rifiuto del giuramento fascista, costituisce un caso significativo dell’intreccio fra repressione del dissenso religioso, libertà di coscienza e controllo politico della cultura nell’Italia del Novecento.

Formazione e modernismo
Di famiglia modesta, si formò nel Seminario romano e fu ordinato sacerdote nel 1903. Si avvicinò agli studi storico-religiosi attraverso il confronto con la cultura europea e con i tentativi di rinnovamento del cattolicesimo italiano. Nel 1905 assunse la direzione della Rivista storico-critica delle scienze teologiche, contribuendo alla diffusione di metodi e problemi della moderna ricerca biblica e della storia del cristianesimo.
Il confronto con Alfred Loisy e George Tyrrell alimentò la sua riflessione sul rapporto fra esperienza religiosa, formazione dei dogmi e sviluppo delle istituzioni ecclesiastiche. Il suo modernismo attribuiva alla ricerca storica un ruolo essenziale nel rinnovamento della Chiesa: la ricostruzione delle trasformazioni del cristianesimo avrebbe dovuto consentire di distinguere il messaggio evangelico dalle forme assunte nel tempo dalla sua organizzazione dottrinale e istituzionale.
Dopo la condanna del modernismo pronunciata da Pio X con l’enciclica Pascendi dominici gregis del 1907, fu tra i principali artefici dell’anonimo Il programma dei modernisti. Nel 1908 pubblicò le Lettere di un prete modernista e promosse la rivista Nova et vetera. In questa fase espresse posizioni radicali anche sul piano sociale, cercando un incontro fra cristianesimo e aspirazioni di emancipazione collettiva. La repressione antimodernista lo indusse successivamente a concentrare il proprio impegno negli studi, senza abbandonare il progetto di una trasformazione religiosa del cattolicesimo.
Le condanne ecclesiastiche
Nel 1915 ottenne la cattedra di Storia del cristianesimo all’Università di Roma. L’attività universitaria divenne presto un terreno decisivo del conflitto con le autorità ecclesiastiche, che ne sollecitarono ripetutamente l’abbandono.
Nel 1921 il Sant’Uffizio lo scomunicò in seguito a un suo scritto sull’esperienza religiosa di Paolo, interpretato come una negazione della presenza reale nell’eucaristia; il provvedimento fu revocato dopo una dichiarazione di fede. Una nuova scomunica nel 1924 fu accompagnata dalla messa all’Indice delle sue opere. Nel 1925 venne condannata anche la rivista Ricerche religiose, da lui appena avviata.
Il 25 gennaio 1926 fu dichiarato scomunicato «vitando», una qualifica che imponeva ai fedeli di evitarne i rapporti nei termini previsti dalla disciplina ecclesiastica. Le sanzioni miravano così a interromperne anche l’influenza come maestro. Buonaiuti continuò tuttavia a rivendicare la propria appartenenza cattolica, respingendo la richiesta di subordinare il lavoro scientifico alla rinuncia alla cattedra.
L’esclusione dall’università e il fascismo
Già nel 1926 il governo fascista intervenne per allontanarlo dall’insegnamento, assegnandogli incarichi scientifici esterni alla didattica nel contesto dell’avvicinamento fra Stato e Santa Sede. Il Concordato del 1929 consolidò gli ostacoli al suo ritorno in aula.
Nel 1931 Buonaiuti fu tra i pochissimi professori universitari che rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo, perdendo definitivamente l’impiego. Negli anni successivi proseguì la propria attività attraverso libri, riviste e conferenze, anche in ambienti protestanti e all’estero. I rapporti con il mondo evangelico non sfociarono però in una conversione confessionale: non volle accettare una sistemazione universitaria a Losanna che richiedeva l’adesione alla Chiesa riformata.
Dopo la liberazione di Roma fu formalmente reintegrato nella cattedra, ma l’applicazione delle disposizioni concordatarie gli impedì di riprendere effettivamente l’insegnamento. L’esclusione sopravvisse dunque alla caduta del fascismo, mostrando la persistente incidenza della condanna ecclesiastica sulla sua posizione nell’università statale. Morì a Roma il 20 aprile 1946. Reintegrazione e mancato ritorno all’insegnamento.
Cristianesimo, profezia e dissenso
La produzione di Buonaiuti abbracciò le origini cristiane, lo gnosticismo, l’ascetismo e la storia religiosa medievale e moderna, fino alla sintesi della Storia del cristianesimo, pubblicata in tre volumi nel 1942-1943. La ricerca storica rimase strettamente connessa alla riflessione religiosa: il cristianesimo era per lui un’esperienza vissuta, comunitaria e capace di trasformare l’esistenza, irriducibile alla sola formulazione dogmatica.
Particolare rilievo ebbero gli studi su Gioacchino da Fiore, nei quali l’interesse per la profezia si intrecciava con l’attesa di un rinnovamento cristiano. La sua attenzione si estese a Lutero e al giansenismo, ma la critica dell’autorità romana non comportò un’adesione indiscriminata ai suoi avversari: la sua interpretazione della Riforma mantenne forti riserve nei confronti di Lutero e della tradizione protestante.
L’autobiografia Pellegrino di Roma, pubblicata nel 1945, restituì il significato attribuito dall’autore al proprio itinerario. La condizione dell’escluso si accompagnava alla volontà di conservare una fedeltà religiosa che non si identificava con l’obbedienza alle autorità responsabili della sua condanna. In questa tensione fra appartenenza e dissenso risiede uno degli aspetti più rilevanti della sua esperienza.
Opere principali
- Lo gnosticismo. Storia di antiche lotte religiose, Francesco Ferrari, Roma 1907.
- Il programma dei modernisti. Risposta all’enciclica di Pio X «Pascendi dominici gregis», Libreria Editrice Romana, Roma 1907 (pubblicato anonimo, opera collettiva alla cui redazione Buonaiuti contribuì in misura determinante).
- Lettere di un prete modernista, Libreria Editrice Romana, Roma 1908 (pubblicato anonimo).
- Una fede e una disciplina, Campitelli, Foligno 1925.
- Lutero e la Riforma in Germania, Zanichelli, Bologna 1926.
- Gioacchino da Fiore. I tempi, la vita, il messaggio, Collezione Meridionale Editrice, Roma 1931.
- Storia del cristianesimo, 3 voll. (Evo antico, Evo medio, Evo moderno), Corbaccio-Dall’Oglio, Milano 1942-1943.
- Il modernismo cattolico, Guanda, Modena 1943.
- Pellegrino di Roma. La generazione dell’esodo, Darsena, Roma 1945.
Bibliografia
- Andrea Annese, Buonaiuti e gli evangelici italiani: metodisti, valdesi, associazioni giovanili, in «Modernism», 2, 2016, pp. 193-235.
- Lorenzo Bedeschi, Buonaiuti, il Concordato e la Chiesa, il Saggiatore, Milano 1970.
- Fabrizio Chiappetti, Ernesto Buonaiuti, in «Nuovo Giornale di Filosofia della Religione», n.s., 4, 2024, pp. 141-150.
- Ambrogio Donini, Ernesto Buonaiuti e il modernismo, Cressati, Bari 1961.
- Giorgio Levi Della Vida, Fantasmi ritrovati, Neri Pozza, Venezia 1966.
- Fausto Parente, Buonaiuti, Ernesto, in DBI, vol. 15 (1972).
- Valdo Vinay, Ernesto Buonaiuti e l’Italia religiosa del suo tempo, Claudiana, Torre Pellice 1956.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]