Ermengaudo di Béziers

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Ermengaudo di Béziers (o, in latino, Ermengaudus Biterrensis) fu un teologo e trattatista anti-ereticale attivo tra la fine del XII secolo e i primi decenni del XIII. Le informazioni sulla sua vita sono alquanto frammentarie. Originario di Béziers, in Occitania, è ricordato principalmente per le sue opere di controversistica antiereticale. Non va confuso con Matfre Ermengau, morto nel 1322, giurista, legum magister, poeta e musicista in lingua d’oc, autore del Breviari d’amor e cantore dell’amor cortese.

Nelle prime edizioni del Contra haereticos, opera conosciuta anche con il titolo editoriale di Contra Waldenses, la paternità del testo fu attribuita all’omonimo abate cistercense di Saint-Gilles, presso Nîmes, rettore del cenobio tra il 1179 e il 1195 e destinatario della dedica del Liber in distinctionibus dictionum theologicarum di Alano di Lilla. Ermengaudo divenne così noto come autore del trattato antiereticale precedentemente attribuito all’abate. Il Contra haereticos, redatto tra la fine del XII secolo e il primo quarto del XIII, a differenza di quanto potrebbe indicare il titolo attribuitogli dagli editori, era rivolto principalmente a confutare le dottrine dei catari.

Le ricerche successive, condotte da studiosi come Charles Schmidt, Arno Borst e Antoine Dondaine, misero in discussione l’identificazione con l’abate cistercense e proposero di riconoscere nell’autore del trattato un teologo originario di Béziers, già appartenente al movimento valdese e in seguito vicino a Durando di Huesca. Secondo questa ricostruzione, Ermengaudo si sarebbe riconciliato con la Chiesa cattolica sotto papa Innocenzo III nel 1207, durante la disputa teologica di Pamiers. Nel 1208 il pontefice riconobbe ufficialmente il gruppo di Durando, che assunse il nome di Poveri cattolici (Pauperes catholici). Questa nuova congregazione sorse con lo scopo di combattere l’eresia catara e di ricondurre all’obbedienza romana i valdesi disposti alla riconciliazione, mantenendo uno stile di vita ispirato alla povertà evangelica e alla predicazione ortodossa. L’identificazione dell’autore del Contra haereticos con questo Ermengaudo rimane tuttavia un’ipotesi discussa e non può essere considerata definitivamente acquisita.

La struttura dell’opera di Ermengaudo segue fedelmente il modello tradizionale della letteratura polemica: ogni sezione si apre con una sintetica esposizione delle dottrine eterodosse, alla quale l’autore fa seguire, secondo un preciso disegno logico, le citazioni della Scrittura destinate a confutarle.

L’opera di Ermengaudo trova una collocazione stilistica intermedia tra le summae auctoritatum e le più complesse confutazioni del XIII secolo, come la Summa contra catharos et valdenses di Moneta da Cremona.

Il capitolo XIX, dal titolo eloquente De occisione, non compare integralmente nell’edizione di Gretser: il testo a stampa si interrompe infatti dopo le prime tre righe. La medesima lacuna passò nella successiva edizione presente nella Patrologia Latina dell’abate francese Jacques-Paul Migne, pubblicata tra il 1844 e il 1855, con l’aggiunta di indici fino al 1865. La raccolta comprende un arco temporale che va dalle opere di Tertulliano, intorno all’anno 200, fino alla morte di papa Innocenzo III nel 1216.

La lacuna fu colmata grazie alla scoperta di un secondo manoscritto contenente il trattato di Ermengaudo. In un saggio pubblicato nel 1939, padre Antoine Dondaine rese nota l’esistenza, presso la Biblioteca municipale di Troyes, del codice 1068. Il manoscritto di Troyes è di notevole valore, poiché tramanda le sezioni conclusive dell’opera: il capitolo XIX, De occisione, del quale l’edizione a stampa conservava soltanto le prime tre righe; il capitolo XX, denominato De rasura capitis; e il capitolo XXI, dedicato agli errori dei valdesi e intitolato De erroribus Valdensium. La parte conclusiva del trattato era rimasta inedita, a eccezione del capitolo sui valdesi, pubblicato da Giovanni Gonnet.

Ermengaudo, attraverso un costante ricorso a passi tratti dall’Antico e dal Nuovo Testamento, mette in luce il contesto del dibattito contro gli eretici e cerca di dimostrare come Dio stesso approvi l’uso della forza da parte dei governanti. L’uccisione del colpevole può pertanto essere considerata lecita quando deriva dall’esercizio di una forza ritenuta giusta e conforme alla volontà divina.

Ermengaudo precisa altresì che l’eretico, a causa della sua lacunosa conoscenza scritturistica, travisa le Scritture, sostiene affermazioni false e, di conseguenza, perpetra un reato, poiché, sostenendo il falso, si macchia di un crimine. Quantunque sia un convinto sostenitore della condanna a morte degli eretici, nel suo trattato non viene fatta menzione del tipo di punizione da preferire, né viene sviluppata una riflessione sistematica sul ruolo delle autorità secolari. Il discorso sulla pena di morte rimane circoscritto all’aspetto teologico e ideologico, mentre i mezzi concreti della repressione sono sostanzialmente tralasciati.

Bibliografia

  • Antoine Dondaine, Nouvelles sources de l’histoire doctrinale du néomanichéisme au Moyen Âge, in «Revue des sciences philosophiques et théologiques», 28 (1939), pp. 465-488, in particolare pp. 483-484.
  • Ermengaudo di Béziers, Contra Waldensium sectam, in Marguerin de La Bigne (a cura di), Maxima Bibliotheca Veterum Patrum, vol. XXIV, Lugduni 1677, coll. 1602f-1615g.
  • Giovanni Gonnet, «Il grano e le zizzanie»: tra eresia e riforma (secoli XII-XVI), Rubbettino, Soveria Mannelli 1989, vol. II.
  • Jakob Gretser (a cura di), Trias scriptorum adversus Waldensium sectam, ex typographeo Ederiano, Ingolstadii 1614.
  • Raoul Manselli, Ermengaudo, il «Contra Waldenses» ed il nuovo capitolo sui valdesi, in Id., Studi sulle eresie del secolo XII, Istituto Storico Italiano per il Medioevo, Roma 1973, pp. 127-134.
  • Jacques-Paul Migne, Opusculum contra haereticos, in Patrologia Latina, vol. 204, coll. 1235-1272.
  • Christine Thouzellier, Hérésie et hérétiques. Vaudois, Cathares, Patarins, Albigeois, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1969.

Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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