Eresia di Orléans (la prima eresia)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Orléans, situata nella Francia centro-meridionale a attraversata dalla Loira, nel VI secolo emerse come capitale del regno franco unita alla Neustria nel VII secolo. È anche il punto centrale dello stadio embrionale della natura deviante alla dottrina rispetto al dogma svelata dalla tempestività della soppressione. L’azione di fatto aveva sancito l’azione repressiva che doveva mettere fine o il limite dell’attività. All’incirca intorno al 1022, molte cronache lo definiscono come il ventitreesimo anno dopo il mille indicato come il primo di una nuova era, dieci o quattordici chierici della cattedrale della Santa Croce di Orléans edificata nel IV secolo, tra cui la figura storica ed ecclesiastica del teologo, incaricata di tenere conferenze teologiche, predicare e promuovere lo studio della fede nella chiesa cattedrale, vennero accusati di eresia e Roberto il Pio, re di Francia e duca di Borgogna, li condannò senza esitare al rogo delle fiamme, benché l’eresia professata fosse ancora embrionale e dai concetti piuttosto confusi. Orléans era divento un macabro teatro di un’insolenza estrema, arrogante e prepotente, che superava ogni limite di rispetto per la dottrina ideologica precostituita. I germi della deviazione dall’ortodossia manifesta, per lungo tempo celati, inconfessati ed estremamente nascosti agli occhi della città, avevano fatto germogliare una quantità considerevole e per certi versi compatta di perdizione, corruzione, dannazione che aveva catturato un numero di seguaci nelle sue grinfie. Si dice che una signora italiana probabilmente appartenente alla piccola nobilità avesse introdotto in Gallia questa assurda dottrina scriteriata. Era pervasa da spiriti maligni e diffondeva false inclinazioni, indistintamente a tutti coloro che venivano incontrati sui passi, non solo ignoranti e i semplici per cui si faceva maggiore presa, ma anche per eruditi e sapienti, ecclesiastici e membri del clero. Arrivata nella città di Orléans, vi soggiornò per un certo periodo e avvelenò parecchi con la corruzione della sua ignominia e della disonorata reputazione. Gli untori di questi detestabili germi miravano con ogni mezzo a diffondere il contagio. Gli eresiarchi di questa indefinita dottrina emersero con stupore dalle figure di prestigio e potere degli alti dignitari ecclesiastici, intellettuali e chierici di alto livello, alcuni vicini alla regina Costanza d’Arles, che sostenevano dottrine radicali, tra i quali si distinsero l’uno Eriberto e l’altro Lisoio. Per tutto il tempo che l’episodio fu mantenuto nell’ombra e la faccenda rimase ignota, Eriberto e i suoi compagni (tra cui spiccavano Stefano confessore della regina Costanza d’Arles e Lisio o Lisoio) erano nelle grazie del re e dei cortigiani, beneficiarono della loro benevolenza e ne erano protetti. Per tale ragione furono in grado di plagiare facilmente le anime fragili e sedurre i deboli nella fede. Non soltanto nella suddetta città, bensì anche nel centro limitrofo tentarono di propagare tale perniciosa dottrina. Il loro numero era ristretto a ceti sociali culturalmente elevati. L’altra concezione da esporre è che questa dottrina si fosse diffusa per mano di un contadino del Périgord, suscitando una raffigurazione popolare folcloristica, legata a una simbologia agreste, dall’espressione francese terroir che indicava la combinazione di suolo, clima e tradizione umana. Presso Rouen nel cuore della Normandia, viveva allora un sacerdote assennato e dotato di buon senso, che fu rapito dall’alienazione mentale di questi forsennati scismatici. La sua moderazione fu anche la debolezza che portò alla rovina poiché fu istruito da emissari inviati in segreto dagli eretici di Orléans con la promessa che a breve tutto il popolo avrebbe aderito al loro insegnamento e avvicinato il loro credo. Ma questo prete così bonario non si fece intimidire da false lusinghe e idoli menzogneri e si precipitò prontamente da Roberto I di Normandia (detto Roberto il Magnifico e anche Roberto il Diavolo) per riferire ogni aspetto della vicenda di cui era al corrente. Roberto si mise in contatto immediatamente con l’altro Roberto, sovrano di Francia, per confidargli la sua sofferenza nascosta, svelargli l’angoscia recondita e rivelargli il morbo occulto che si era insinuato nella città. Appena ne ebbe notizia, il re Roberto, sovrano erudito e profondamente devoto, fu pervaso da una profonda tristezza e malinconia, poiché temeva sinceramente la rovina del regno e il pericolo per le anime. Roberto il Pio non perse un istante e radunò a Orléans vescovi, abati, religiosi e laici per trattare questioni dogmatiche e disciplinari generali in modo da estirpare questa eresia dilagante. L’apertura dell’inchiesta sulle regole di condotta e il tenore di vita dei chierici, divergenti dagli insegnamenti degli Apostoli, riportò all’attenzione cosiddetta pubblica Eriberto e Lisoio, che nonostante l’accesso ai voti sacerdotali, si rifiutarono di abiurare le loro posizioni e palesarono apertamente l’adesione all’eterodossia miscredente che avevano a lungo nascosto. Subito dopo la loro confessione si liberarono le anime dei seguaci che dichiararono che in nessun caso si sarebbero separati da loro e che mai e poi mai avrebbero ceduto al distacco dai loro paladini. La loro sfrontatezza non lasciò indifferente né il re né gli ecclesiastici, che misero in atto immediatamente l’azione di un interrogatorio approfondito e nascosto per scoprire segreti o verità nascoste. Questo si rese necessario per coprire i servizi offerti da questi uomini alla Chiesa in maniera inappuntabile; Lisoio era il l’esponente religioso più in vista della cattedrale di Santa Croce a Orléans; Eriberto aveva la direzione della scuola nella Collegiata di Saint-Pierre-le-Puellier, la chiesa più antica di Orléans, risalente al XII secolo e in stile romanico. Si chiese loro come fossero pervenuti a una siffatta opinione sconsiderata, interpellando i presenti sulle origini di un giudizio tanto arrischiato e come avessero maturato un pensiero così audace; la risposta fu temeraria “da tempo oramai abbiamo abbracciato questa scelta e aspettiamo il giorno in cui sarete caduti a vostra volta non solo voi ma tutti gli altri nelle città e nelle nazioni e crediamo che questo giorno avverrà”. Furno tratte delle conclusioni ferme e intransigenti sul fatto che le elucubrazioni mancavano di base logica e basate su errori di ragionamento. Dalle cronache risulta che solo un chierico per il ramo maschile e una monaca per quello femminile decisero volontariamente di ritrattare dinanzi a una sorta di procedimento sommario improvvisato. Questo fatto scatenò un’ondata di indignazione per la caparbietà di difendere l’eresia e provocò l’ira della folla, istigata anche dalla regina Costanza, allora terza moglie di Roberto II il Pio, re di Francia. Quest’ultima per tutelare la reputazione reale e salvare le apparenze immediate, si dissociò da quel movimento “che considerò ingannatore” e per rafforzare la propria posizione e consolidare la decisione assunta, agì prontamente d’impulso con un atto sconsiderato, afferrando lo scettro reale e colpendo all’occhio il suo confessore segreto. Questi eretici si erano comportati in modo bizzarro, inusuale o fuori dagli schemi comuni nei confronti delle Sacre Scritture, che avevano lasciato segni inequivocabili e non lasciano spazio a dubbi interpretativi, prodigi e prove antiche, affermati nella natura trina (tre persone) e una (una sola essenza o natura divina) della divinità nell’autorità sacra (teologia cattolica), ovvero la Trinità o Santissima Trinità. Consideravano le opere irrilevanti per la salvezza, nonché prive di valore salvifico. Il firmamento e la terra si palesano dunque alla nostra vista, non essendo mai stati generati, sostenevano, ed essendo perennemente sussistiti e si confrontavano con gli eresiarchi epicurei che nel contesto storico-letterario (in particolare dantesco) univa i concetti di eresiarchi (capi di eresie) ed epicurei (seguaci di Epicuro che negavano l’immortalità dell’anima), i sinonimi o termini affini si concentrano sull’ateismo pratico e la dottrina materialista. In sostanza la dissolutezza morale e la vita crapula non erano soggetti alla vendetta. Gli eresiarchi epicurei, nella Divina Commedia di Dante, sono i seguaci di Epicuro puniti nel VI cerchio dell’Inferno (Canti IX-X) per aver sostenuto che l’anima muore col corpo. Dante condanna questa visione materialistica come eresia poiché nega l’immortalità dell’anima e l’aldilà, confinando i dannati in tombe infuocate, simbolo del loro contrappasso. Ademaro di Chabannes e Rodolfo Glabro furono i primi narratori di questa vicenda, che interessava religiosi di elevata dignità morale e intellettuale, approfondendo uno fu dei principali bersagli dei primi roghi di massa che si svilupparono nel pieno medioevo o medioevo classico (XI-XIII secolo) nella parte occidentale dell’Europa spesso associato agli inizi del propagarsi del dualismo manicheo o di correnti pauperistiche in Francia. Non rimaneva che confutare queste cieche osservazioni con la forza della fede. Roberto il Pio espresse la volontà attiva di sopprimere l’opposizione intransigente, che non aveva accettato nessun compromesso, degradando i canonici e dando vita al primo rogo ufficiale per eresia nel Medioevo. Dopo aver rifiutato di ripudiare le loro dottrine nel corso dei concili limosini, tra la fine del secondo e l’inizio del terzo decennio dell’XI secolo, si generò un precedente in divenire per i secoli seguenti, quello del supplizio del fuoco pubblico, preludio alla lotta sistematica e istituzionalizzata contro l’eresia in Occidente (particolarmente tra il XII e il XIII secolo) attraverso l’Inquisizione. Anche se la condanna al rogo fu inusualmente insolita perché i forzati furono fatti entrare in una piccola capanna che subito dopo fu data alle fiamme. Viene riferito che le urla provenienti dall’interno della piccola costruzione non erano rivolti ai lori aguzzini ma al desiderio di offrire la loro vita in nome della gloria eterna. L’accaduto aveva palesato i contrasti tra la Chiesa strutturata e i movimenti pauperistici o spiritualisti, i quali perseguivano una religiosità più interiore e meno dogmatica che si sarebbe inasprita nel corso dei secoli.

Bibliografia

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  • Robert Ian Moore, The war on heresy: faith and power in medieval Europe, Profile Books, London 2014.
  • Lorenzo Paolini, Le piccole volpi. Chiese ed eretici nel Medioevo, Bononia University Press, Bologna 2014.
  • Marina Montesano, Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell'alterità, Carocci, Roma 2022.

Article written by Nico Ciampelli | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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