Passionei, Domenico Silvio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Domenico Silvio Passionei (Fossombrone, 2 dicembre 1682 - Frascati, 5 luglio 1761) è stato un cardinale, diplomatico e bibliofilo, membro delle Congregazioni dell'Indice e del Sant'Uffizio. Legato agli ambienti eruditi europei e vicino a esponenti del giansenismo, fu un deciso avversario dei gesuiti.

Formazione e carriera diplomatica

Figlio del conte Gian Benedetto e di Virginia Sabbatelli, apparteneva a una famiglia nobile di Fossombrone. Nel 1695 fu inviato a Roma, dove studiò presso il Collegio Clementino sotto la protezione dello zio Guido Passionei, segretario della Cifra. Conseguì il dottorato in diritto civile e canonico alla Sapienza e coltivò interessi filologici, antiquari e bibliografici.

Nel 1706 si recò a Parigi, dove rimase fino al 1708 ed entrò in contatto con i benedettini della Congregazione di San Mauro presso Saint-Germain-des-Prés. Queste frequentazioni contribuirono alla formazione della sua rete di relazioni intellettuali e religiose, destinata a estendersi attraverso diversi paesi europei.

Intrapresa la carriera diplomatica, rappresentò la Santa Sede alle conferenze dell'Aia del 1709 e alle trattative di pace di Utrecht del 1713 e di Baden del 1714. Fu inoltre incaricato di seguire la conferenza di Soletta del 1716. L'8 marzo 1714 divenne referendario delle due Segnature.

Dopo un soggiorno nella casa familiare di Fossombrone, tra il 1717 e il 1720, nel novembre 1720 assunse l'incarico di prosegretario della Congregazione de Propaganda Fide, che mantenne fino al gennaio successivo. Il 16 luglio 1721 fu nominato arcivescovo titolare di Efeso e il 30 luglio nunzio apostolico in Svizzera. Il 2 ottobre 1730 fu trasferito alla nunziatura di Vienna, dove rimase fino alla promozione cardinalizia.

Cardinalato e congregazioni romane

Clemente XII lo creò cardinale il 23 giugno 1738. Il 23 luglio ricevette il titolo di San Bernardo alle Terme e prestò giuramento come segretario dei Brevi apostolici.

Il 25 luglio 1738 fu nominato membro della Congregazione dell'Indice ed entrò anche nelle Congregazioni dei Riti, de Propaganda Fide e delle Indulgenze. Il 13 febbraio 1739 fu aggregato alla Congregazione del Concilio e il 2 dicembre 1741 a quella dell'Esame dei vescovi.

Fu nominato membro della Congregazione del Sant'Uffizio il 23 settembre 1743 e prestò il relativo giuramento il 25 settembre. Tra i teologi che lo affiancarono figurano il domenicano Nicolò Pansuti, che giurò il 13 novembre 1743, e Vincenzo Dinelli, documentato in tale funzione dal 23 novembre 1758.

Il 10 luglio 1741 divenne probibliotecario della Chiesa romana; il 22 gennaio 1755 assunse la carica di bibliotecario.

Orientamenti religiosi e attività culturale

Passionei mantenne stretti rapporti con gli ambienti giansenisti e antigesuitici, inserendosi nelle discussioni religiose del Settecento attraverso la corrispondenza, le relazioni personali e l'attività nelle congregazioni romane. La sua vicinanza a tali ambienti si accompagnava a una vasta apertura verso la cultura europea, senza potersi ridurre a un'adesione uniforme alle posizioni del giansenismo.

La sua opposizione alla Compagnia di Gesù emerse soprattutto nella causa di beatificazione di Roberto Bellarmino, contro la quale espresse un voto articolato. Il testo fu pubblicato a Venezia nel 1761 e alimentò una controversia proseguita dopo la sua morte. Intervenne inoltre, insieme ad Angelo Maria Querini, per evitare una condanna particolare e solenne dell'Esprit des lois di Montesquieu, che fu comunque inserito nell'Indice nel 1752.

Membro di accademie e società erudite di Roma, Parigi e Berlino, fu uno dei maggiori collezionisti di libri del suo tempo. Le missioni diplomatiche gli consentirono di ampliare la biblioteca e di intrecciare relazioni con studiosi, bibliotecari e collezionisti. La raccolta confluì dopo la sua morte nella Biblioteca Angelica di Roma; un catalogo manoscritto è conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma, mss. 875-878.

Tra le sue opere figurano gli Acta apostolicae legationis Helveticae, pubblicati a Zugo nel 1729, e l'Orazione in morte di Eugenio Francesco principe di Savoja, stampata da Giuseppe Comino a Padova nel 1737.

Morì il 5 luglio 1761 presso l'eremo camaldolese di Frascati, dove aveva stabilito una residenza frequentata da eruditi e uomini di cultura.

Bibliografia

  • Alberto Caracciolo, Domenico Passionei tra Roma e la repubblica delle lettere, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1968.
  • Renata Carloni Valentini, Su due lettere del Fénelon a Passionei, in "Aevum", 35, 1961, pp. 455-468.
  • Pier Luigi Galletti, Memorie per servire alla storia della vita del cardinale Domenico Passionei segretario de' Brevi e bibliotecario della S. Sede apostolica, nella stamperia di Generoso Salomoni, Roma 1762.
  • Giancarlo Gori, Tracce della polemica antigesuitica di metà Settecento nella dotazione originaria della Biblioteca Passionei, in "Studia Picena", 63, 1998, pp. 209-219.
  • Stefania Nanni, Passionei, Domenico Silvio, in DBI, vol. 81, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2014.
  • Herman H. Schwedt, Jyri Hasecker, Dominik Höink, Judith Schepers, Prosopographie von Römischer Inquisition und Indexkongregation 1701-1813, 2 voll., Schöningh, Paderborn 2010, pp. 963-967.
  • Alfredo Serrai, Domenico Passionei e la sua biblioteca, Sylvestre Bonnard, Milano 2004.
  • Elio Sgreccia, Corrispondenza tra il P. Norberto Parisot e il Card. Passionei, in "Studia Picena", 37, 1969, pp. 149-181.
  • Elio Sgreccia, Corrispondenza di Domenico Passionei nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro, in "Studia Picena", 38, 1970, pp. 62-79.
  • Elio Sgreccia, Giuseppe Ceccarelli, Il Fondo «Card. Passionei» della Biblioteca civica di Fossombrone, in "Studia Picena", 40, 1973, pp. 23-54.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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