Zapata, Diego Mateo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Diego Mateo Zapata (Murcia, 1° ottobre 1664 – Siviglia, estate 1745) fu medico e filosofo naturale spagnolo, tra le figure più controverse del rinnovamento scientifico iberico tra Sei e Settecento. Proveniente da una famiglia di cristianos nuevos di origine portoghese, la sua vicenda intellettuale e biografica fu segnata in modo permanente dalla sorveglianza inquisitoriale, dal sospetto di cripto-giudaismo e da un conflitto costante con le istituzioni accademiche e religiose della monarchia spagnola.

Formatosi inizialmente a Valencia e poi ad Alcalá, Zapata incontrò presto gravi ostacoli nel conseguimento dei titoli accademici e delle licenze professionali, anche a causa dell’impossibilità di dimostrare la limpieza de sangre. Stabilitosi a Madrid, riuscì tuttavia a inserirsi nell’ambiente medico di corte grazie alle sue capacità e alla protezione di importanti patroni, avviando una carriera caratterizzata da forte visibilità polemica.

La sua prima fase intellettuale lo vide difensore della medicina galenica tradizionale, come nella Verdadera apología de la medicina racional (1690), dove attaccava duramente i sostenitori delle nuove teorie fisiologiche, inclusa la circolazione del sangue. Negli anni successivi, tuttavia, Zapata operò una decisa conversione teorica, divenendo uno dei principali divulgatori spagnoli della medicina moderna, aperta all’atomismo, alla chimica medica e alla filosofia meccanicistica, come testimonia la Crisis médica sobre el antimonio (1701).

Figura di primo piano della Regia Sociedad de Medicina y Otras Ciencias di Siviglia, Zapata sostenne una concezione empirica e anti-aristotelica della natura, difendendo l’abbandono delle forme sostanziali e l’adozione di spiegazioni fondate esclusivamente sui principi materiali. Questa posizione trova la sua formulazione più radicale nell’Ocaso de las formas aristotélicas, opera che ne segnò anche la definitiva rottura con l’ortodossia culturale, medica e religiosa.

La prima redazione dell'Ocaso de las formas aristotélicas era già pronta nel 1721 ma ne fu impedita la circolazione e l'opera fu pubblicata solo nel 1745, postuma. Proprio nel 1721 fu arrestato dall'Inquisizione con l’accusa di giudaizzare. Sottoposto a tortura, condannato a pene corporali, alla confisca parziale dei beni e al bando, Zapata riuscì nondimeno a rientrare precocemente nell’esercizio della professione grazie a solide protezioni aristocratiche. L’esperienza inquisitoriale, lungi dal ridurlo al silenzio, contribuì a rafforzarne l’immagine di intellettuale marginale e irregolare, sospeso tra riconoscimento sociale e repressione istituzionale.

Negli ultimi anni si dedicò soprattutto alla pratica medica e a interventi di carattere medico-teologico, come la Disertación médico-teológica (1733), in cui affrontò anche la questione, allora altamente sensibile, della legittimità morale e clinica del parto cesareo. Morì lontano dalla scena pubblica, ma la sua opera continuò a circolare ed essere discussa, non senza nuove polemiche e censure.

La fortuna postuma di Zapata è legata anche alla celebre acquaforte di Francisco de Goya, che lo raffigurò incatenato nelle carceri inquisitoriali con la didascalia «Zapata, tu gloria será eterna»: un’immagine simbolica che fissò visivamente il nesso tra sapere scientifico, dissidenza intellettuale e repressione religiosa nella Spagna moderna.

Zapata rappresenta così una figura emblematica della non-conformità religiosa, intellettuale e scientifica nella Spagna moderna: medico privo di pieno riconoscimento accademico, pensatore instabile ma intellettualmente audace, la cui traiettoria mostra come il rinnovamento del sapere potesse svilupparsi anche — e talvolta soprattutto — ai margini delle istituzioni ufficiali, sotto la costante minaccia della repressione inquisitoriale.

Bibliografia essenziale

  • José Pardo-Tomás, El médico en la palestra. Diego Mateo Zapata (1664-1745) y la ciencia moderna en España, Junta de Castilla y León, Salamanca 2004.
  • José Pardo-Tomás, Zapata, Diego Mateo, in DSI, vol. III, pp. 1714-1715.
  • Vicente Peset Llorca, El Doctor Zapata (1664-1745) y la renovación de la medicina en España. Apuntes para la historia de un movimiento cultural, in "Archivo Iberoamericano de Historia de la Medicina y Antropología Médica", 12, 1960, pp. 35-93.
  • Juan Bautista Vilar Ramírez, El Dr. Diego Mateo Zapata (1664-1745). Medicina y Judaismo en la España Moderna, in "Murgetana", 34, 1970, pp. 5-44.

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2026

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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