Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444
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Diego de Zúñiga (Salamanca, 1536 – ca. 1598), al secolo Diego Rodríguez Arévalo, fu un teologo, filosofo e biblista agostiniano spagnolo, noto soprattutto per essere stato uno dei primi autori cattolici a sostenere pubblicamente la compatibilità dell'eliocentrismo copernicano con le Sacre Scritture.
Entrato giovanissimo nell'ordine agostiniano, studiò arti all'Università di Salamanca e teologia ad Alcalá, senza conseguire gradi accademici. Dopo aver soggiornato in diversi conventi dell'ordine, tra il 1568 e il 1572 cercò di ottenere sostegno a Roma per i propri progetti intellettuali, entrando in corrispondenza con papa Pio V e con i cardinali Guglielmo Sirleto e Alessandro Crivelli. Dal 1573 insegnò Sacra Scrittura all'Università di Osuna; negli ultimi anni visse nel convento agostiniano di Toledo.
La sua attività si inserì nel vivace, ma delicato, ambiente del biblismo spagnolo del secondo Cinquecento. Nel 1572 si presentò spontaneamente a testimoniare nel processo inquisitoriale contro Luis de León e altri biblisti agostiniani; nel 1579 fu invece incaricato dall'Inquisizione spagnola di esaminare il quinto volume della Bibbia Poliglotta di Anversa curata da Benito Arias Montano.
La sua opera più celebre, In Job Commentaria (Toledo, 1584), contiene, nel commento a Giobbe 9,6, un'esplicita apertura alla cosmologia di Niccolò Copernico. Zúñiga sosteneva che il movimento della Terra non fosse incompatibile con il testo biblico e che il sistema copernicano consentisse anzi di interpretare efficacemente quel passo. Si trattava di una posizione eccezionale nel panorama iberico dell'epoca: per quanto le teorie di Copernico fossero conosciute e utilizzate dagli astronomi spagnoli, Zúñiga fu uno dei pochissimi, e probabilmente il solo autore ispanico del Cinquecento, a difenderne pubblicamente la plausibilità fisica e la compatibilità scritturale.
La sua posizione non rimase tuttavia immutata. Nella Philosophia prima pars (1597), discutendo il problema sul terreno della filosofia naturale, giudicò impossibile il movimento terrestre sulla base della tradizione aristotelica e delle argomentazioni astronomiche allora correnti. Più che una semplice sconfessione delle precedenti affermazioni, tale mutamento riflette la tensione tra differenti criteri di interpretazione biblica e filosofico-naturale; non si può tuttavia escludere che Zúñiga intendesse anche prendere le distanze da una tesi ormai potenzialmente sospetta.
La questione acquistò particolare rilievo dopo la sua morte. Galileo Galilei richiamò Zúñiga nella Lettera a Cristina di Lorena come precedente a favore della conciliabilità tra copernicanesimo e Scrittura. Nel 1616, quando la Congregazione dell'Indice condannò la dottrina del movimento della Terra, anche gli In Job Commentaria furono proibiti donec corrigantur, finché non fosse eliminato il passo favorevole all'interpretazione copernicana. La censura romana finì così per assicurare a Zúñiga un posto significativo nella prima storia della ricezione cattolica dell'eliocentrismo.
Opere principali
- De vera religione in omnes sui temporis haereticos, Salamanca 1577.
- In Job Commentaria, Toledo 1584.
- Philosophia prima pars, Toledo 1597.
Bibliografia
- Modesto González Velasco, Fray Diego de Zúñiga (1536-ca. 1598). Biografía, escritos y bibliografía, in «La Ciudad de Dios», 212/1, 1999, pp. 5-57.
- Víctor Navarro Brotóns, The Reception of Copernicus in Sixteenth Century Spain: The Case of Diego de Zúñiga, in «Isis», 86/1, 1995, pp. 52-78.
- José Pardo-Tomás, Zúñiga, Diego de, in DSI, vol. III, pp. 1737-1738.
- Javier San José Lera, Fray Diego de Zúñiga, OSA, In Job Commentaria, 1584, in «La Ciudad de Dios», 212/1, 1999, pp. 149-182.
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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque
[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]